La FIFA vuole cedere una quota del Mondiale a investitori privati.
Il 28 luglio scorso, infatti, è stata annunciata la creazione del FIFA Forward Enterprise (FFE): una società separata che raccoglierà e gestirà i diritti commerciali del Mondiale e delle principali competizioni internazionali, inclusa la Coppa del Mondo per Club. Valutazione iniziale: 20 miliardi di dollari. Piano: vendere fino al 20% a investitori privati di minoranza, raccogliendo circa 4,2 miliardi. L’operazione è assistita da JPMorgan.
Tra i potenziali investitori compare anche Thrive Eternal, veicolo finanziario riconducibile a Joshua Kushner: fratello di Jared Kushner, sposato con Ivanka Trump. E non è un caso allora se (secondo il Times di Londra) la FIFA ha consultato proprio l’amministrazione Trump, durante la preparazione del piano.
Una notizia che ha sconvolto l’opinione pubblica e che ha spaccato il mondo del pallone. L’UEFA, infatti, ha risposto con una presa di posizione. E da tutto questo emerge un problema che riguarda qualsiasi istituzione pubblica di rilievo: a chi appartiene ciò che nessuno ha costruito da solo?

FIFA vs UEFA
La FIFA vuole cedere una quota del Mondiale a investitori privati.
Il 28 luglio scorso, infatti, è stata annunciata la creazione del FIFA Forward Enterprise (FFE): una società separata che raccoglierà e gestirà i diritti commerciali del Mondiale e delle principali competizioni internazionali, inclusa la Coppa del Mondo per Club. Valutazione iniziale: 20 miliardi di dollari. Piano: vendere fino al 20% a investitori privati di minoranza, raccogliendo circa 4,2 miliardi. L’operazione è assistita da JPMorgan.
Tra i potenziali investitori compare anche Thrive Eternal, veicolo finanziario riconducibile a Joshua Kushner: fratello di Jared Kushner, sposato con Ivanka Trump. E non è un caso allora se (secondo il Times di Londra) la FIFA ha consultato proprio l’amministrazione Trump, durante la preparazione del piano.
Una notizia che ha sconvolto l’opinione pubblica e che ha spaccato il mondo del pallone. L’UEFA, infatti, ha risposto con una presa di posizione. E da tutto questo emerge soprattutto un problema di governance, che riguarda qualsiasi istituzione di rilievo: a chi appartiene ciò che nessuno ha costruito da solo?
Il contesto politico che rende tutto più complesso
La relazione tra Infantino e Trump non inizia con questo annuncio. A dicembre 2025 la FIFA ha assegnato a Trump un ‘FIFA Peace Prize’, riconoscimento senza precedenti nella storia della federazione. La FIFA ha preso in affitto spazi all’interno della Trump Tower a New York come sede operativa per il Mondiale 2026.
Il piano FFE, letto in questo contesto, assume i confini di un asse politico-commerciale. E se il calcio si dovesse trasformare in una holding commerciale con azionisti privati motivati da rendimento, le conseguenze su come le decisioni verranno prese nel mondo del pallone (e su chi dovrà risponderne) cambieranno radicalmente.

Cosa dice questo caso sulla governance delle istituzioni globali
La FIFA non è l’unica istituzione globale che governa un bene collettivo mentre subisce pressioni per privatizzarne i ricavi. È solo quella che in questo momento rende il meccanismo più visibile.
Quando un’istituzione smette di rispondere ai propri mandanti e comincia a rispondere a investitori privati, la sua capacità di proteggere l’interesse collettivo si erode. Magari non per malafede, ma è fisiologico che accada. Si tratta di un effetto strutturale. Gli investitori privati ottimizzano per il rendimento. Le istituzioni pubbliche dovrebbero ottimizzare per la missione. Le due logiche possono coesistere per un periodo, ma tendono a divergere nel tempo.
La mancanza di trasparenza è quindi il rischio centrale. Se nessuno sa con certezza chi guadagnerà, quanto e a quali condizioni, non c’è più controllo su quello che prima era l’asset più prezioso.
Il Mondiale non appartiene a Infantino, così come una città non appartiene al suo sindaco. La governance di un bene collettivo è un mandato temporaneo, non una proprietà. Chi dimentica questa distinzione produce le condizioni per un conflitto di interessi che le istituzioni democratiche faticheranno a correggere.
Nel calcio, adesso, è un tutti contro tutti. Come si risolverà questo scontro è tutta una questione di governance.
Domande frequenti
Che differenza fa che gli investitori siano di minoranza e non abbiano diritto di voto?
Una quota di minoranza senza diritto di voto elimina il controllo formale, ma non elimina l’influenza. Investitori con interessi economici rilevanti in un’organizzazione sviluppano relazioni, aspettative e pressioni informali che, nel tempo, possono orientarne le decisioni. Il problema non è soltanto ciò che prevede lo statuto della FFE. Chi investe quattro miliardi in una struttura si aspetta un ritorno, e quel ritorno dipende anche da decisioni che la FIFA continua formalmente a controllare. Una corretta Brand Governance costruisce un sistema serio che non si limita a definire ruoli e diritti di voto: rende visibili le dipendenze, presidia le influenze esterne e stabilisce limiti capaci di proteggere l’autonomia decisionale dell’organizzazione.
Il legame tra Kushner e Trump è abbastanza diretto da configurare un conflitto di interessi?
Joshua Kushner non è il cognato diretto di Trump: è il fratello di Jared Kushner, genero del presidente americano. Il legame familiare è quindi indiretto, ma reale. Il punto più significativo, però, non riguarda il singolo investitore. Riguarda l’insieme delle relazioni tra la FIFA e l’amministrazione Trump, documentate nel tempo attraverso il Peace Prize, l’affitto della Trump Tower, la consultazione sulla FFE e l’organizzazione del Mondiale 2026 sul suolo americano. Singolarmente, ciascuno di questi elementi può essere spiegato. Considerati insieme, costruiscono un sistema di prossimità politica ed economica che richiederebbe maggiore trasparenza e presìdi più solidi contro i conflitti di interesse, anche soltanto percepiti.
L’UEFA ha gli strumenti per bloccare il piano?
L’UEFA non può bloccare unilateralmente una decisione della FIFA. Può però mobilitare le proprie 55 federazioni affiliate affinché votino contro il piano nel congresso chiamato ad approvarlo. Può inoltre esercitare pressione politica attraverso i governi europei, costruire alleanze con altre confederazioni e minacciare una riduzione della cooperazione con la FIFA sulle competizioni internazionali. La dichiarazione di questi giorni sembra quindi il primo passo di una campagna coordinata, più che un comunicato isolato. Il confronto finale avverrà nel voto delle 211 federazioni nazionali: sarà quella la sede in cui si misurerà la reale capacità dell’UEFA di costruire una maggioranza contraria.
Fonti e riferimenti
- FIFA, FIFA intends to expand football development funding to over USD 10 billion subject to approval by FIFA Member Associations
- FIFA, FIFA President tells Member Associations new subsidiary would be ‘golden opportunity’ to increase football development
- FIFA, Clarifications on FIFA Forward Enterprise (FFE) proposal
- FIFA, Statement attributable to the FIFA President
- UEFA, UEFA statement on The Times article
- UEFA, Statement on behalf of UEFA and its 55 national associations
- Reuters, FIFA plans to sell stakes in $20 billion subsidiary to run World Cup, angering UEFA
- Reuters, FIFA says review of shelved investment plan to be presented to Council
- FIFA, President Donald J. Trump awarded “FIFA Peace Prize – Football Unites the World”
- FIFA, FIFA Club World Cup Trophy presented at iconic Trump Tower

