Il modello 231 è il modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal decreto legislativo 231/2001 (l’insieme di regole, procedure e controlli) che un’azienda adotta per prevenire i reati commessi da chi lavora per lei. Se il reato avviene comunque, un modello idoneo e davvero applicato può evitare all’ente la responsabilità amministrativa e le sanzioni che ne derivano.
Si tratta del sistema con cui un’impresa dimostra, davanti a un giudice, di aver organizzato i propri processi per impedire illeciti, e di non aver chiuso un occhio quando qualcuno ha aggirato le regole. Per un CEO o un consiglio di amministrazione significa spostare il tema dalla burocrazia alla governance: chi decide, con quali poteri, con quali controlli.
In questa guida scopriremo di cosa si tratta, senza fornire alcuna consulenza legale.
Il modello 231 in 3 punti chiave
È facoltativo, ma conviene
La legge non obbliga ad adottarlo. È però l’unico strumento che permette all’ente di essere esonerato dalla responsabilità per i reati previsti dal decreto: chi non lo ha, se un reato avviene, non ha nulla da opporre.
Deve essere idoneo e applicato
Un modello copiato o rimasto sulla carta non protegge. Servono quattro elementi, costruiti sull’azienda reale.
- Mappatura dei rischi
- Protocolli
- Organismo di Vigilanza
- Sistema disciplinare
Tocca reputazione e operatività
Le sanzioni comprendono il divieto di pubblicizzare beni o servizi e la pubblicazione della sentenza a spese dell’ente. Un procedimento diventa così un problema di reputazione.
Modello 231: cos’è e cosa prevede il decreto
Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto in Italia la responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi nel loro interesse o a loro vantaggio. Prima di allora rispondeva solo la persona fisica che commetteva il reato. Da allora può rispondere anche la società, con sanzioni proprie.
Il meccanismo è questo: se un reato previsto dal decreto viene commesso da un amministratore, da un dirigente o da un dipendente nell’interesse o a vantaggio dell’azienda, l’ente può essere chiamato a rispondere insieme alla persona. Non risponde, invece, se chi ha agito lo ha fatto nell’esclusivo interesse proprio o di terzi.
Il modello di organizzazione, gestione e controllo (spesso chiamato modello organizzativo 231, MOG o semplicemente “la 231”) è il documento con cui l’ente descrive le misure adottate per prevenire quei reati. È il cuore dell’esimente: la possibilità, prevista dal decreto, di non rispondere se si dimostra di aver fatto tutto ciò che era ragionevolmente richiesto.
Chi deve adottare il modello 231: è obbligatorio?
Il modello 231 non è obbligatorio per legge. Nessuna norma impone alle imprese di adottarlo, e il decreto non prevede sanzioni per chi non lo ha. È però una scelta che l’ente compie a proprio rischio e pericolo: senza modello, se un reato viene commesso, non ha lo strumento per escludere o ridurre la propria responsabilità.
Il decreto si applica agli enti forniti di personalità giuridica, alle società e alle associazioni anche prive di personalità giuridica. Sono esclusi lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici e gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.
A chi si applica il decreto 231
| Soggetto | Si applica? | Note |
|---|---|---|
| Società di capitali (spa, srl) | Sì | Anche le piccole e medie imprese |
| Società di persone e associazioni | Sì | Anche senza personalità giuridica |
| Fondazioni ed enti privati | Sì | Se hanno rilievo economico o organizzativo |
| Stato ed enti pubblici territoriali | No | Esclusi dall’art. 1 |
| Enti pubblici non economici | No | Esclusi dall’art. 1 |
In alcuni casi l’adozione è di fatto richiesta da regole di settore, bandi di gara o condizioni poste da banche, investitori e grandi clienti: non nasce dalla legge, ma dal mercato.
A cosa serve il modello 231: l’esimente
Il decreto distingue due situazioni, a seconda di chi commette il reato.
Reato commesso da un soggetto apicale (amministratore, dirigente, chi gestisce e controlla l’ente). L’ente non risponde se prova che:
- l’organo dirigente ha adottato e attuato in modo efficace, prima del fatto, un modello idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
- ha affidato a un organismo con autonomi poteri di iniziativa e controllo il compito di vigilare sul funzionamento del modello e di aggiornarlo;
- chi ha commesso il reato ha eluso fraudolentemente il modello;
- non c’è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo.
In questo caso è l’ente a dover dimostrare queste condizioni: l’onere della prova è a suo carico.
Reato commesso da un sottoposto (un dipendente o un collaboratore). L’ente risponde se il reato è stato reso possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. Questa inosservanza è esclusa se, prima del reato, l’ente aveva adottato e attuato in modo efficace un modello idoneo. Qui la prova della carenza organizzativa spetta all’accusa.
Reati presupposto: quando scatta la 231
L’ente risponde solo per i reati elencati nel decreto, detti reati presupposto. L’elenco è nato ristretto e si è allargato nel tempo. Le principali famiglie sono queste (l’elenco è in evoluzione: va verificato sul testo vigente).
Le principali famiglie di reati presupposto
| Famiglia di reati | Esempi | Articolo |
|---|---|---|
| Rapporti con la pubblica amministrazione | Corruzione, truffa ai danni dello Stato | 24 e 25 |
| Reati informatici e trattamento illecito di dati | Accesso abusivo a sistemi informatici | 24-bis |
| Reati societari | False comunicazioni sociali | 25-ter |
| Salute e sicurezza sul lavoro | Omicidio e lesioni colpose per violazione delle norme antinfortunistiche | 25-septies |
| Riciclaggio e autoriciclaggio | Ricettazione, riciclaggio, reimpiego | 25-octies |
| Reati ambientali | Inquinamento, gestione illecita di rifiuti | 25-undecies |
| Reati tributari | Dichiarazioni fraudolente, emissione di fatture false | 25-quinquiesdecies |
Altre famiglie riguardano terrorismo, delitti contro la personalità individuale, abusi di mercato, diritto d’autore, impiego irregolare di lavoratori stranieri e contrabbando. L’elenco è in evoluzione e va verificato sul testo vigente: per questo il modello non è uguale per tutte le imprese.
Sanzioni 231: cosa rischia l’azienda
Le sanzioni previste dal decreto sono quattro: la sanzione pecuniaria, le sanzioni interdittive, la confisca e la pubblicazione della sentenza.
Le quattro sanzioni previste dal decreto
Pecuniaria
Calcolata per quote, da 100 a 1.000, ciascuna di valore compreso tra 258 e 1.549 euro.
NotaSi applica sempre; può essere ridotta in casi particolari
Interdittiva
Interdizione dall’attività, sospensione o revoca di licenze, divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, esclusione da agevolazioni e finanziamenti, divieto di pubblicizzare beni o servizi.
NotaSolo per i reati per cui è prevista e in presenza di determinate condizioni; durata da 3 mesi a 2 anni, salvo regole più severe per alcuni reati
Confisca
Del prezzo o del profitto del reato.
NotaAnche per equivalente
Pubblicazione della sentenza
Su uno o più giornali, a spese dell’ente.
NotaEffetto diretto sulla reputazione
L’adozione di un modello idoneo, anche dopo il fatto ma prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, può ridurre la sanzione pecuniaria e, insieme alle altre condizioni previste, evitare quelle interdittive.
Le sanzioni interdittive scattano quando l’ente ha tratto un profitto rilevante dal reato e questo è stato commesso da apicali o reso possibile da gravi carenze organizzative, oppure in caso di reiterazione. Non si applicano se, prima del processo, l’ente ha risarcito il danno, eliminato le carenze organizzative con un modello idoneo e messo a disposizione il profitto per la confisca.
Per un’azienda con un marchio da difendere, le conseguenze pesano più del conto economico. Il divieto di pubblicizzare beni o servizi e la pubblicazione della sentenza trasformano un procedimento giudiziario in un problema di reputazione. Ed è per questo che il tema interessa anche chi si occupa di brand governance.
Cosa contiene un modello organizzativo 231
Il decreto indica i contenuti minimi: il modello deve individuare le attività in cui possono essere commessi reati, prevedere protocolli per la formazione e l’attuazione delle decisioni, definire le modalità di gestione delle risorse finanziarie, prevedere obblighi di informazione verso l’organismo di vigilanza e un sistema disciplinare. Nella prassi si traduce in una struttura a più parti.
Parte generale
Descrive l’azienda, il suo assetto di governo, il quadro normativo, la metodologia usata per la mappatura dei rischi, la composizione e i poteri dell’Organismo di Vigilanza, la formazione e la diffusione del modello.
Parte speciale
Contiene, per ciascuna famiglia di reati rilevante, le attività sensibili e i protocolli di controllo: regole su deleghe, firme, autorizzazioni, tracciabilità, segregazione dei compiti. Qui si decide se il modello è un documento vivo o un testo teorico.
Codice etico
Esprime i valori e le regole di condotta che l’azienda pretende da dipendenti, collaboratori e fornitori. È collegato al modello ma non si identifica con esso: il codice etico dice come ci si comporta, il modello organizza i controlli che lo rendono vero. Quando i principi dichiarati e i comportamenti reali divergono, il codice perde credibilità, ed è un tema vicino all’internal branding e alla coerenza tra ciò che l’azienda dice di essere e ciò che le persone vivono.
Sistema disciplinare
Stabilisce le sanzioni per chi viola il modello, a tutti i livelli. Senza un sistema disciplinare effettivo, i protocolli restano raccomandazioni.
Segnalazioni e whistleblowing
Il modello deve prevedere canali interni per le segnalazioni, la tutela di chi segnala e il divieto di ritorsioni. La disciplina è stata rafforzata dalla normativa sul whistleblowing (D.Lgs. 24/2023): va verificato il testo vigente.
L’Organismo di Vigilanza
L’Organismo di Vigilanza, o OdV, è l’organo con autonomi poteri di iniziativa e controllo che vigila sul funzionamento e sull’osservanza del modello e ne cura l’aggiornamento. È uno degli elementi su cui si gioca l’esimente.
Per funzionare deve avere autonomia e indipendenza rispetto al management, professionalità adeguata e continuità d’azione. Può essere composto da una persona o da più persone, interne o esterne all’azienda. Nelle piccole imprese i suoi compiti possono essere svolti direttamente dall’organo dirigente, e la legge consente anche di affidare le funzioni di OdV al collegio sindacale.
Il suo lavoro si vede nelle verifiche periodiche, nei flussi informativi che riceve, nelle segnalazioni che gestisce e nelle relazioni che invia all’organo amministrativo.
Come si costruisce un modello 231
Un modello efficace si costruisce sull’azienda reale. Le fasi principali sono queste.
Come si costruisce un modello 231
Mappatura dei rischi
Si individuano processi e attività in cui, per settore e organizzazione, potrebbero verificarsi i reati presupposto.
Gap analysis
Si verifica che cosa esiste già — procedure, deleghe, poteri di firma, controlli — e che cosa manca.
Definizione dei protocolli
Per ogni attività a rischio si stabiliscono regole, autorizzazioni e tracciabilità.
Redazione del modello
Parte generale, parte speciale, codice etico, sistema disciplinare.
Nomina dell’Organismo di Vigilanza
Con il suo regolamento e i flussi informativi.
Formazione e comunicazione
Il modello vive se le persone lo conoscono: serve formazione differenziata per ruoli.
Verifica e aggiornamento
Si rivede quando cambiano la legge, l’organizzazione o l’attività.
La redazione spetta in genere a un team di legali, consulenti organizzativi e funzioni interne. La decisione di adottare il modello spetta all’organo dirigente.
Chi lo redige? In genere un team in cui entrano legali, consulenti organizzativi e funzioni interne (amministrazione, risorse umane, qualità, sicurezza), con l’approvazione dell’organo amministrativo. La decisione di adottarlo spetta all’organo dirigente.
Modello 231: fac simile ed esempio
Chi cerca un fac simile del modello 231 trova decine di documenti scaricabili. Possono servire a capire come è fatto, ma non bastano: un modello è idoneo solo se riflette processi, rischi e persone dell’azienda che lo adotta. Un fac simile copiato, senza mappatura, è proprio il tipo di documento che un giudice giudica inefficace.
Un indice tipo, utile per orientarsi, è questo.
Un indice tipo, per orientarsi
Le sezioni che compongono un modello nella prassi più diffusa.
Parte generale
Governance, metodologia, Organismo di Vigilanza, formazione, aggiornamento
Parte speciale
Attività sensibili e protocolli per famiglia di reati
Codice etico
Principi e regole di condotta
Sistema disciplinare
Violazioni e sanzioni
Regolamento dell’OdV
Poteri, composizione, flussi
Allegati
Mappa dei rischi, procedure, organigramma, deleghe
Esempio di mappatura dei rischi per una PMI manifatturiera
Esempio di mappatura per una PMI manifatturiera
| Processo | Reato rilevante | Controllo tipico |
|---|---|---|
| Rapporti con enti pubblici e ispezioni | Corruzione | Due persone presenti, verbale, divieto di regali oltre soglia |
| Acquisti e fornitori | Riciclaggio, reati tributari | Albo fornitori, verifica dei dati, tracciabilità dei pagamenti |
| Amministrazione e bilancio | Reati societari e tributari | Segregazione dei compiti, controllo di secondo livello |
| Produzione e stabilimento | Sicurezza sul lavoro, reati ambientali | Procedure di sicurezza, gestione rifiuti, audit |
| Sistemi informativi | Reati informatici | Gestione accessi, log, formazione |
Come si aggiorna il modello 231
Un modello non è mai concluso. L’aggiornamento è un compito dell’organo dirigente, con il contributo dell’OdV, e si impone in alcuni casi tipici: l’introduzione di nuovi reati presupposto, una riorganizzazione, l’ingresso in un nuovo mercato o attività, il verificarsi di violazioni, i risultati degli audit. In pratica si fa una verifica programmata e, ogni volta che cambia la legge o l’azienda, una revisione mirata.
I modelli fermi a pochi anni fa, che non tengono conto delle modifiche del decreto né dei cambiamenti aziendali, sono tra i più esposti.
Quanto costa fare un modello 231
Non esiste un prezzo unico. Il costo dipende da dimensione, settore, complessità organizzativa e numero di reati rilevanti da presidiare. Pesano soprattutto la mappatura dei rischi, la redazione dei protocolli, la nomina dell’OdV e la formazione. A questi si aggiungono i costi ricorrenti: aggiornamento, attività dell’OdV, audit. Diffida di chi propone un modello a un prezzo molto basso senza analizzare l’azienda: potrebbe essere un documento standard.
Modello 231 e governance aziendale
Per un’azienda il modello 231 è un tassello della governance aziendale: descrive chi decide, con quali poteri e con quali controlli. Funziona quando si appoggia su un’organizzazione leggibile. Una struttura organizzativa chiara, con deleghe e poteri di firma coerenti, rende il modello più semplice da scrivere e più credibile in giudizio.
Lo stesso vale per i ruoli. Il decreto chiede di definire le modalità con cui si prendono e si attuano le decisioni: per ogni attività sensibile bisogna sapere chi esegue, chi approva e chi viene consultato, ed è il ragionamento della matrice RACI (link da attivare alla pubblicazione). A sua volta la job description definisce poteri e responsabilità dei singoli ruoli, e senza queste informazioni i protocolli restano astratti.
C’è infine una dimensione di reputazione. Il modello è infatti la prova che l’azienda si è organizzata per comportarsi bene. In un momento in cui clienti, banche e investitori guardano sempre di più alla solidità dei sistemi di controllo, un modello vivo è un asset da preservare.
Brand e Corporate Governance
Un modello regge solo se l’organizzazione sotto è leggibile
Il decreto chiede di definire come si prendono e si attuano le decisioni: per ogni attività sensibile, chi esegue, chi approva, chi viene consultato. Se deleghe, poteri di firma e responsabilità non sono chiari, nessun documento può compensarli. È su questo che lavoriamo: rendere la struttura decisionale esplicita, difendibile e coerente con ciò che l’azienda dichiara di essere.
Domande frequenti
Che cos’è il modello 231?
È il modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal D.Lgs. 231/2001: l’insieme di regole, procedure e controlli con cui un ente cerca di prevenire i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio.
Cosa prevede il decreto legislativo 231/2001?
Prevede la responsabilità amministrativa degli enti per alcuni reati commessi da apicali e sottoposti, le sanzioni applicabili e la possibilità di essere esonerati adottando e attuando un modello idoneo.
Il modello 231 è obbligatorio?
No, la legge non lo impone. È però l’unico strumento che permette di escludere o ridurre la responsabilità dell’ente, e in alcuni casi è richiesto da bandi, settori o clienti.
Chi deve adottare il modello 231?
Può adottarlo ogni ente rientrante nel decreto: società di capitali e di persone, associazioni, fondazioni. Sono esclusi lo Stato e gli enti pubblici non economici o territoriali.
Chi redige il modello 231?
Lo redige un team di professionisti, in genere legali e consulenti organizzativi, insieme alle funzioni interne. A decidere l’adozione è l’organo dirigente.
Che cosa contiene un modello 231?
Parte generale, parte speciale con i protocolli, codice etico, sistema disciplinare, regolamento dell’OdV e allegati. Deve individuare le attività a rischio e prevedere flussi informativi verso l’OdV.
A cosa serve il modello 231?
A prevenire i reati presupposto e a permettere all’ente di dimostrare, se un reato avviene, di aver fatto quanto richiesto, ottenendo l’esonero o una riduzione delle sanzioni.
Cos’è l’Organismo di Vigilanza?
È l’organo autonomo che vigila sul funzionamento e sull’osservanza del modello e ne cura l’aggiornamento.
Quali sono le sanzioni previste dalla 231?
Sanzione pecuniaria, sanzioni interdittive, confisca e pubblicazione della sentenza.
Quando si applicano le sanzioni interdittive?
Solo per i reati per cui sono previste e quando l’ente ha tratto un profitto rilevante in presenza di reato di apicali o gravi carenze organizzative, oppure in caso di reiterazione.
Come si aggiorna il modello 231?
Con verifiche periodiche e revisioni mirate quando cambiano la legge, i reati presupposto, l’organizzazione o l’attività, con il contributo dell’OdV.
Quanto costa fare un modello 231?
Dipende da dimensione, settore, complessità e numero di reati da presidiare. Non c’è un prezzo standard e conviene diffidare delle soluzioni a costo molto basso senza analisi.
Che differenza c’è tra modello 231 e codice etico?
Il codice etico dichiara i valori e le regole di condotta. Il modello 231 organizza controlli, procedure e responsabilità per far rispettare quelle regole e prevenire i reati.
Il modello 231 vale per le piccole imprese?
Sì, il decreto non fa distinzioni di dimensione. Per le imprese più piccole il modello è più semplice e, in alcuni casi, l’organo dirigente può svolgere direttamente le funzioni dell’OdV.

