Siamo tutti spacciati.
E a pensarlo non sono solo io, ma più di un ragazzo su due.
Nel 2021 un gruppo di ricercatori ha chiesto a diecimila giovani tra i 16 e i 25 anni, in dieci Paesi, che cosa pensassero del domani. Il 56% ha risposto che l’umanità è condannata. Tre su quattro hanno detto che il futuro fa paura (The Lancet Planetary Health, 2021).
Da quella convinzione sono nati, negli ultimi anni, due modi diversi di vivere: due prospettive davvero agli antipodi. Da una parte, chi smette di costruire, perché costruire su un terreno che frana è tempo perso. Dall’altra, chi costruisce senza fermarsi mai, perché l’unica salvezza possibile è accumulare abbastanza da potersene andare.
Li riconosciamo tutti. Parlano lingue diverse, vestono in modo diverso, votano in modo diverso. Guardano il mondo dalla stessa finestra, quella che dà su un domani senza orizzonti.
Sono i giovani senza futuro, e chi il futuro ha deciso di comprarselo.
Entrambi spacciati.
Doom spending
Smette di costruire
Se il futuro non arriverà, risparmiare per il futuro è la sola spesa davvero inutile. Il concerto, il viaggio prenotato all’ultimo, la cena che costa quanto una rata.
Lo pratica il 35% della Generazione Z e il 43% dei millennial (Intuit Credit Karma, 2023)
FIRE — Financial Independence, Retire Early
Costruisce senza fermarsi
Se il mondo sta andando a pezzi, l’unica protezione è il denaro. Accumulare in fretta, tagliare il superfluo, uscire dal sistema a quarant’anni.
Ai piani più alti prende la forma dei rifugi privati, delle isole acquistate, dei terreni lontani da tutto (The Conversation, 2024)
Nel futuro credono allo stesso modo, cioè pochissimo. Sono due risposte alla stessa paura, ed entrambe sono una fuga.
Chi ha smesso di aspettare il domani
Analizziamo entrambi questi profili.
Il primo lo conosci. Ha trent’anni o poco meno, un contratto che scade, un affitto che si mangia metà dello stipendio. Ha fatto i conti e il risultato è sempre lo stesso. La casa resta un’ipotesi, la pensione… una leggenda! I figli sono dunque una responsabilità troppo grande per un mondo che, a sentire i telegiornali, brucia. Perché mettere al mondo qualcuno per soffrire?
E allora questo primo profilo vive adesso. Il concerto, il viaggio prenotato all’ultimo, la cena che costa quanto una rata. Negli Stati Uniti gli hanno dato un nome: doom spending, e cioè colui che spende per consolarsi della fine del mondo. Lo pratica il 35% della Generazione Z e il 43% dei millennial, secondo le ultime rilevazioni (Intuit Credit Karma, 2023).
Dietro questa scelta apparentemente irrazionale c’è in realtà una logica. Se il futuro non arriverà, risparmiare per il futuro è la sola spesa davvero inutile. Ma il futuro, puntuale, arriverà lo stesso. Con le sue bollette, i suoi quarant’anni, le sue domande.
Deloitte ci dice che nel 2025 il 48% dei giovani della Generazione Z ha dichiarato di non sentirsi finanziariamente sicuro, contro il 30% di appena un anno prima. E solo il 6% indica nella carriera ai vertici il proprio obiettivo principale (Deloitte, Gen Z and Millennial Survey 2025). Insomma, chi smette di credere nel traguardo smette di correre.
Chi corre per potersi isolare
Il secondo profilo lo conosci altrettanto bene.
Forse, potresti addirittura vederlo nello specchio…
Lavora quattordici ore al giorno, risponde alle mail alle due di notte, considera le ferie una debolezza da concedersi a obiettivo raggiunto. Nel futuro crede quanto il primo, cioè pochissimo. Ha soltanto trovato un’altra risposta alla stessa paura.
Se il mondo sta andando a pezzi, l’unica protezione è il denaro. Abbastanza denaro da comprarsi un muro.
Anche questa strategia ha un nome: FIRE, Financial Independence Retire Early. Accumulare in fretta, tagliare il superfluo, uscire dal sistema a quarant’anni. Ai piani più alti la stessa logica prende la forma dei rifugi privati, delle isole acquistate, dei terreni lontani da tutto (The Conversation, 2024).
È una fuga più lenta e più costosa. Resta però sempre una fuga.
Il workaholic è convinto di costruire. Ogni ora in più finisce nelle pareti di un rifugio, e i rifugi hanno una caratteristica che nessuno mette nella brochure. Ci si finisce soli.
C’è un’ironia amara in tutto questo. Per decenni abbiamo raccontato il successo come la libertà di scegliere. Oggi, per molti, coincide con la libertà di non dipendere più da nessuno. Da nessun collega, da nessuna comunità, da nessun domani condiviso.
Da nessun amico.
56%
dei giovani tra i 16 e i 25 anni ritiene che l’umanità sia condannata. Tre su quattro dicono che il futuro fa paura.
The Lancet Planetary Health, 2021 — 10.000 intervistati in dieci Paesi
35% · 43%
Generazione Z e millennial che praticano il doom spending: spendere per consolarsi della fine del mondo.
Intuit Credit Karma, 2023
48%
della Generazione Z non si sente finanziariamente sicuro, contro il 30% di un anno prima. Solo il 6% indica nella carriera ai vertici il proprio obiettivo.
Deloitte, Gen Z and Millennial Survey 2025
369.944
bambini nati in Italia nel 2024, il numero più basso di sempre, con 1,18 figli per donna.
Istat, 2025
−6,3%
il calo delle nascite nei primi sette mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Istat, 2025
13% · 10%
i lavoratori che si sentono coinvolti in quello che fanno, in Europa e in Italia.
Gallup, State of the Global Workplace 2025
Il conto lo paga chi resta
Queste due figure non vivono su pianeti separati. Spesso lavorano nella stessa azienda, a volte nella stessa stanza. E insieme stanno cambiando tre cose che riguardano tutti.
La prima è la società. Nel 2024 in Italia sono nati 369.944 bambini, il numero più basso di sempre, con 1,18 figli per donna. Nei primi sette mesi del 2025 le nascite sono calate di un altro 6,3% (Istat, 2025). Oltre un terzo dei giovani intervistati da The Lancet ha detto di esitare all’idea di avere figli. Le ragioni della denatalità sono molte, economiche prima ancora che culturali. Ma una società che smette di fare figli ha già dato una risposta alla domanda sul futuro.
La seconda è il lavoro. In Europa solo il 13% dei lavoratori si sente coinvolto in quello che fa. In Italia la quota scende al 10% (Gallup, State of the Global Workplace 2025). Da una parte c’è chi lavora il minimo perché tanto non serve, dall’altra chi si consuma perché il lavoro è l’unica via d’uscita. In mezzo si svuota lo spazio in cui le imprese crescono davvero, quello dei progetti lunghi, della formazione, della fiducia reciproca.
La terza sono i consumi. Chi vive alla giornata compra esperienze, gratificazioni immediate, piccoli lussi che si esauriscono in una sera. Chi accumula compra protezione. Entrambi comprano sempre meno ciò che dura. Per un brand è il segnale più serio di tutti. La fedeltà, la reputazione, il valore costruito negli anni presuppongono un cliente che creda negli anni.
E se un futuro ci fosse?
Chi fa il mio mestiere impara presto che le profezie tendono ad avverarsi quando abbastanza persone ci credono. Un mercato crolla perché tutti vendono. Un quartiere si spegne perché tutti partono.
Vale però anche al contrario.
Ogni azienda che assume un apprendista, ogni coppia che decide di avere un figlio, ogni impresa che investe su un progetto a dieci anni scommette su un domani. E, scommettendo, contribuisce a costruirlo.
Le imprese lo sanno meglio di chiunque. Un marchio che attraversa mezzo secolo nasce da qualcuno che, cinquant’anni prima, ha deciso di lavorare per un tempo che non avrebbe visto.
Io non so se il futuro sarà migliore del presente. So però che sarà fatto delle decisioni prese oggi da chi ha ancora voglia di prenderle.
Il ragazzo che vive alla giornata e il manager che si prepara il rifugio hanno in comune una cosa sola. Hanno smesso di sentirsi responsabili di quello che verrà dopo di loro. Ed è lì che dovremmo tornare. Al peso delle scelte che durano più di noi.
E se un futuro ci fosse?
Allora la domanda cambierebbe tono, e diventerebbe molto più scomoda. Che mondo lasceremo ai nostri figli, se nel frattempo avremo passato il tempo a spendere o a scappare?
Continua il confronto
Le decisioni che durano più di chi le prende
Gli editoriali di Bliss partono spesso da questo punto: come si costruisce qualcosa che abbia senso oltre il trimestre in corso. Arrivano per email, senza cadenza fissa e senza newsletter promozionali.
Domande frequenti
Che cos'è il doom spending?
È l'abitudine di spendere per compensare l'ansia legata al futuro, economica, climatica o politica. Il termine si è diffuso negli Stati Uniti dopo un sondaggio di Intuit Credit Karma del 2023, secondo cui riguarda il 27% degli adulti americani, con percentuali più alte tra millennial e Generazione Z. Di solito prende la forma di acquisti piccoli e frequenti, esperienze e gratificazioni immediate.
Che cos'è il movimento FIRE?
FIRE sta per Financial Independence Retire Early. Propone di risparmiare e investire una quota molto alta del reddito per raggiungere l'indipendenza economica e lasciare il lavoro molto prima dell'età pensionabile. È nato negli Stati Uniti e oggi ha una comunità attiva anche in Italia.
Perché la sfiducia nel futuro riguarda anche le imprese?
Cambia il modo in cui le persone lavorano e comprano. Lavoratori poco coinvolti investono meno nei progetti di lungo periodo, e consumatori orientati all'istante premiano meno la fedeltà e il valore costruito nel tempo. Per un brand significa costruire reputazione e continuità in un contesto che dà loro sempre meno peso.
In Italia la natalità è davvero ai minimi storici?
Sì. Secondo l'Istat nel 2024 sono nati 369.944 bambini, il valore più basso mai registrato, e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,18. I dati provvisori dei primi sette mesi del 2025 indicano un ulteriore calo del 6,3%.
Fonti e riferimenti
- Hickman C. et al., Climate anxiety in children and young people and their beliefs about government responses to climate change. A global survey, The Lancet Planetary Health, 2021
- Intuit Credit Karma, Forget doom scrolling, Americans now doom spend to cope with stress, 2023
- Deloitte, 2025 Gen Z and Millennial Survey
- The Conversation, Billionaires are building bunkers and buying islands, 2024
- Istat, Natalità e fecondità della popolazione residente. Anno 2024
- Gallup, State of the Global Workplace 2025

