Editoriali

Il caffè della mattina

Lo stato di salute di un'azienda si vede da come prende il caffè la mattina: da chi parla, da dove lo beve e da che cosa succede alla macchinetta. In questo articolo raccontiamo perché il caffè è uno sfogo e come funziona da noi

scena di camera caffè, copertina a tema rituale del caffè la mattina del magazine digitale di Bliss

Lo stato di salute di un’azienda si vede anche e soprattutto da come prende il caffè la mattina.

Intendo quindi da chi parla, da chi viene ascoltato, da quello che succede quando le persone si ritrovano per qualche minuto nello stesso spazio. E anche poi da dove, e da come, quel caffè viene preso.

Se guidi un’azienda, prova a passare una mattina vicino alla macchinetta senza dire niente. Imparerai più che in una riunione di direzione.

Ecco cosa noterai. In quasi tutti gli uffici il caffè è uno stacco. Ci si alza, si raggiunge la macchinetta e si prende fiato. Camera Café negli anni 2000 ci ha costruito una serie intera, e a guardarla fa ancora ridere perché è riconoscibile, vicina. La macchina è il luogo in cui le decisioni poco chiare diventano lamentele, e un problema con un collega si trasforma in una confidenza con un altro.

Ogni azienda ha una conversazione ufficiale e una laterale, e la seconda di solito comincia accanto al caffè.

La cura dal malessere

Se il caffè è il luogo dei lamenti e delle confidenze, un motivo c’è.

In molte aziende, i lavori sono frustranti, le azioni si ripetono identiche per ore e il dialogo con gli altri è scarso (o del tutto assente). La macchinetta diventa allora una valvola di sfogo: è lì che si dice quello che altrove non trova posto. È lì che si canalizza la frustrazione del traffico e del sonno che si prova.

Impedirlo non è possibile. E diciamocelo, sarebbe anche controproducente, perché (come ci insegna Stephen King nel libro Shining) una valvola chiusa non fa scomparire la pressione. Semplicemente, la sposta altrove.

Lo sfogo è solo un sintomo. A monte c’è sempre una malattia più seria: una frustrazione endemica. Chi guida un’azienda è lì che dovrebbe intervenire.

Del caffè non conta solo il gusto

E poi, diciamolo: un caffè buono è molto apprezzato, ma conta anche la stanza in cui lo si beve.

Una sala allestita con cura, con una macchina che funziona e un posto comodo dove fermarsi, fa sentire chi ci lavora una persona di valore. Una sala trascurata dice il contrario, e lo ripete ogni mattina senza bisogno di una parola. I veri benefit sono questi. Quelli sottili, che si vivono ogni giorno e che un elenco scritto su un contratto non sostituisce.

Spendere qualche soldo in più per averli potrà sembrare un dettaglio. Ma Dio è nei dettagli, e spendere in queste cose significa spendere per la cultura aziendale.

a monte c’è la frustrazione: è lì che bisogna intervenire, sul lavoro che la produce.

Il caffè della mattina da Bliss

Da noi il caffè della mattina non lo chiamiamo pausa. Perché dovrebbe? Noi non abbiamo bisogno di staccare. È lavoro che si fa in piedi, con la tazzina in mano. Si sbustano carte, si parla, si fa il quadro della situazione: che cosa è arrivato, a che punto siamo, dove serve una mano. Chi ha un lavoro tra le mani lo mostra, anche se non è finito. Chi ha un dubbio lo dice quando è ancora piccolo. Se si vuole parlare di film, lo si fa. Si è liberi.

Un meccanismo collaudato, che da noi funziona semplicemente perché sappiamo che per lavorare insieme dobbiamo sapere che cosa stanno cercando di ottenere gli altri e dove si stanno incagliando. Solo quando lo sai puoi intervenire. E solo quando il caffè non è una fuga, si può fare tutto questo di fronte a un caffè, senza fretta.

Cosa guasta un buon caffè

È qui che entra in gioco chi guida, ed è qui che per molti il rito si rovina.

Quando un capo prende il caffè con i propri dipendenti, rischia di occupare tutto lo spazio: parlare per primo, parlare più a lungo, rispondere prima che la domanda sia finita. Basta questo perché il caffè diventi un’altra riunione in cui gli altri annuiscono, e da cui tutti fuggono.

Il modo in cui ascolti una proposta decide se ne arriverà un’altra. La reazione a un dubbio decide quanto presto verrà fuori il prossimo. E l’attenzione che dai al lavoro di una persona dice a tutti quanta ne merita quel lavoro.

Per me fare cultura è questo: sapere che il mio modo di stare in azienda lo imparano gli altri, che poi lo ripetono con chi arriva dopo.

Per questo il caffè, qui a Bliss, lo beviamo così. Senza un metodo né un nome. Eppure, così facendo, prima di cominciare la giornata ognuno di noi ha già messo sul tavolo un pezzo del proprio lavoro e ha visto un pezzo di quello degli altri.

Domani mattina, alla tua macchinetta, conta chi parla e chi no. Poi chiediti chi ha insegnato a ciascuno a comportarsi così.

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