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Editoriali

La minestra riscaldata. Perché la Nazionale italiana di calcio continua a sprofondare

Tre Mondiali consecutivi mancati, sei cambi in panchina in dieci anni e un nuovo corso durato appena sedici giorni. Il ritorno di Roberto Mancini racconta un problema che va oltre il commissario tecnico: l’Italia continua a cambiare gli interpreti senza riuscire a costruire un sistema.

Il 28 luglio 2026, sedici giorni dopo aver nominato Paolo Maldini direttore tecnico e Leonardo advisor, la FIGC ha annunciato le loro dimissioni e la nomina di Roberto Mancini come commissario tecnico e Claudio Ranieri come direttore tecnico.

Il perché è noto: Maldini e Leonardo scelgono Pirlo come CT. Malagò veta Pirlo per i legami con Fonbet (una società di scommesse russa). Maldini e Leonardo si dimettono. Malagò richiama Mancini.

Sì, Roberto Mancini. Il ct che non ha portato l’Italia al Mondiale 2022 torna adesso con il compito di portarci al Mondiale 2030.

Insomma, l’ennesima minestra riscaldata.

L’incarico dei nuovi manager della Nazionale è durato due settimane. Non esattamente un segnale di continuità…

Il caso Pirlo, spiegato

Che Pirlo fosse la prima scelta o meno (voci su Guardiola circolavano da un po’), il risultato non cambia. Mentre nazioni come Spagna, Francia e Marocco cementificano il proprio status grazie a un percorso decennale, capace di sfornare talenti e garantire alti posizionamenti a ogni torneo, l’Italia litiga su chi debba essere il proprio CT, permettendosi di tenere dirigenti per appena  sedici giorni.

Il problema dichiarato era Fonbet: una piattaforma di scommesse russa con cui Pirlo aveva un rapporto commerciale. Se sia la verità o un semplice pretesto (d’altronde, l’esperienza di Pirlo non è così esemplare), non lo scopriremo mai. Una cosa però è certa: è stata “una brutta figura” (come dichiarato dal ministro Abodi). Malagò ha risposto affermando: “Dipende da chi l’ha fatta”.

Nel frattempo la Germania firma Klopp e la Francia Zidane.

Cambiano gli interpreti, il risultato non cambia

Negli ultimi dieci anni, la Nazionale italiana ha avuto Conte, Ventura, Mancini, Spalletti, Gattuso e ora di nuovo Mancini. Ha vinto un Europeo e ha mancato tre Mondiali consecutivi. Quello del 2022 in Qatar è stato lo shock più grande: eliminata dalla Macedonia del Nord in un playoff che nessuno avrebbe immaginato di perdere. Quello del 2026 è quasi non ha fatto storia.

Ogni volta che arriva una crisi, la risposta è la stessa: si cambia il tecnico. Si cerca la figura nuova. Si annuncia il nuovo corso. Si organizza la conferenza stampa. E si ricomincia daccapo quando le cose non vanno. Cambiano gli interpreti (di facciata), ma il risultato non cambia. La speranza era che Malagò portasse nuova linfa, ma chiaramente non sembra essere il caso…

A proposito di conferenze stampa, quella di presentazione di Mancini e Ranieri è stata organizzata ieri, 29 luglio. Le televisioni non potranno portare le proprie telecamere in sala: le immagini sono state prodotte e distribuite direttamente dalla FIGC, e vendute (al prezzo di 500€) ai canali interessati.

Una federazione che non porta la squadra al Mondiale, e che organizza la presentazione del nuovo CT in modo che sia lei a controllare le immagini, dice molto sulla direzione in cui si sta guardando.

Fotografia della tanto contestata conferenza stampa di presentazione del 29 luglio.

La Nazionale italiana è un brand irrilevante

Il problema principale della Nazionale italiana, però, non è il commissario tecnico. Probabilmente non è nemmeno la sua dirigenza, ma il fatto che ormai abbia smesso di essere qualcosa di interessante da guardare.

Sinner è numero uno al mondo. Ha vinto Slam e, quando gioca, l’Italia si ferma. La Nazionale di pallavolo, maschile e femminile, raccoglie medaglie a non finire. Il basket, la scherma, il nuoto: in tutti questi sport l’Italia ha atleti di livello mondiale che costruiscono risultati che, rispetto a dieci o venti anni fa, sentiamo ormai più nostri.

La verità è che ci stiamo disaffezionando dalla Nazionale di calcio. Un problema di posizionamento bello e buono: ciò che per decenni occupava quasi automaticamente uno spazio privilegiato nell’immaginario sportivo italiano oggi compete con alternative capaci di generare attenzione, riconoscibilità e appartenenza. Il nostro favore si è spostato su questi altri sport e sull’intrattenimento che portano. Non solo una questione di risultati, ma di passione, coinvolgimento, orgoglio.

Una vittoria di qualche tipo ai prossimi Europei potrebbe riaccendere l’interesse. Ma un brand che ha bisogno di un risultato per giustificare la propria esistenza non è un vero brand: è un prodotto in attesa di una promozione.

Negli ultimi diciotto anni la Spagna ha vinto due Coppe del Mondo e tre Campionati Europei, con interpreti sempre diversi che applicano da anni, però, lo stesso principio. Utopia, nel nostro paese.

Il problema non sono i giocatori, né il ct

Il calcio italiano ha un problema di sistema che nessun commissario tecnico può risolvere da solo. I settori giovanili producono meno talenti di quanti ne producono Francia, Inghilterra, Spagna, Germania e Portogallo. I club investono in calciatori stranieri perché conviene. La filiera che dovrebbe trasformare i ragazzi in giocatori di Serie A e poi in nazionali funziona peggio di come dovrebbe.

Questo non è un problema che si risolve scegliendo Pirlo invece di Mancini, o Mancini invece di Conte (che poi siano sempre gli stessi anche i CT, la dice lunga…). È un problema strutturale che richiede decisioni che nessuno vuole prendere perché i risultati arrivano dopo anni e i mandati durano meno. Una strategia di lungo periodo infatti funziona esattamente al contrario: definisce prima una direzione e permette agli interpreti di cambiare senza costringere il sistema a ripartire ogni volta.

La FIGC continua a cambiare chi guida la squadra senza cambiare il sistema che la produce. È prima di tutto un problema di governance: senza criteri e continuità, ogni cambio di leadership costringe l’organizzazione a ripartire. È la definizione perfetta di fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. La minestra riscaldata, per quanto competente chi la scalda, rimarrà sempre una minestra riscaldata.

Facciamocene una ragione.

Domande frequenti

La Nazionale può tornare competitiva senza riformare i settori giovanili?

No, e lo dimostrano le nazioni che la surclassano. Francia, Inghilterra e Spagna non dominano i tornei grazie ai commissari tecnici: li dominano perché producono talento in modo sistematico. Clairefontaine, il St. George's Park, La Masia sono investimenti decennali in un processo. L'Italia ha smesso di fare quel tipo di investimento quando i club hanno trovato più conveniente comprare calciatori già formati altrove. Il CT può valorizzare quello che c'è. Non può creare quello che manca.

Mancini è davvero la scelta sbagliata, o il problema è il sistema che lo circonda?

Mancini è un buon allenatore. Il problema non è lui. È che il ritorno di chi aveva già fallito nell'obiettivo per cui viene richiamato (portare l'Italia al Mondiale) comunica che la FIGC non ha un progetto. I progetti si costruiscono con continuità e con un sistema che li supporta. Le emergenze si gestiscono con nomi rassicuranti. Mancini è un nome rassicurante in un sistema che non ha cambiato nulla di strutturale.

Il confronto con il tennis e la pallavolo è giusto, o sono sport troppo diversi per fare paragoni?

Il confronto non riguarda le regole del gioco ma l'attenzione del pubblico italiano, che è una risorsa finita. Sinner, la Nazionale di pallavolo femminile, Antonelli: questi nomi occupano oggi uno spazio emotivo che vent'anni fa apparteneva quasi interamente al calcio. Il motivo non è solo che vincono: è che vincono in modo riconoscibile, con atleti che conosciamo per nome, che rappresentano qualcosa di preciso. La Nazionale di calcio ha perso quella funzione. Finché non la recupera, i risultati sportivi saranno condizione necessaria ma non sufficiente.

Fonti e riferimenti
  1. FIGC, Paolo Maldini direttore tecnico della FIGC, Leonardo sarà advisor
  2. FIGC, L’annuncio di Malagò: Roberto Mancini Ct della Nazionale, Claudio Ranieri nuovo direttore tecnico FIGC
  3. Reuters, Maldini, Leonardo resign from Italy federation after Pirlo coaching plan collapses
  4. Sky Sport, Pirlo non sarà ct dell'Italia, Maldini e Leonardo potrebbero dimettersi
  5. ANSA, La verità di Malagò: “Mancini si è già scusato, su Pirlo io non sapevo”
  6. ANSA, Figc: polemica sulle immagini tv a pagamento, Malagò: “Se errore rimedieremo”
  7. FIFA, Bosnia, Czechia, Sweden and Türkiye qualify as Italy miss out
  8. DFB, Jürgen Klopp als Bundestrainer vorgestellt
  9. FIFA, Zidane appointed France coach
  10. Reuters, New coach Mancini wants to make Italy great again
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