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Scenario planning: decidere quando il futuro ha più direzioni possibili

Scopriamo come si costruiscono gli scenari, in che cosa si distinguono da una previsione e quali esempi arrivano da imprese e istituzioni.

tre porte su tre scenari, simbolo dello scenario planning nella nuova copertina del magazine digitale di Bliss

Lo scenario planning, o in italiano pianificazione per scenari, è un metodo con cui un’organizzazione descrive più futuri possibili e diversi tra loro e li usa per mettere alla prova le proprie decisioni. Gli scenari sono narrazioni di futuri alternativi che aiutano a capire che cosa significherebbero per strategie, politiche e portatori di interesse. Dunque, non sono né piani, né previsioni, e nessuno di essi si realizzerà per intero, anche se parti di futuri diversi potranno verificarsi.

Il metodo si colloca a monte del piano strategico aziendale, di cui ne verifica la tenuta. Un piano scritto per un solo futuro dipende da quella sola ipotesi; una pianificazione per scenari chiede invece che cosa resterebbe valido se il contesto andasse in un’altra direzione.

Scenario planning in quattro punti chiave

Che cosa sono gli scenari, come si costruiscono, a che cosa servono

  1. 1Non sono previsioniSono storie coerenti di futuri diversi
  2. 2Partono dalle incertezzeLe più importanti e indipendenti tra loro, spesso incrociate in una matrice 2×2
  3. 3Mettono alla prova le decisioniNon servono a indovinare il futuro, ma a verificare le scelte già sul tavolo
  4. 4Finiscono con due risposteChe cosa cambiare oggi e quali segnali osservare

L’angolo Bliss: uno scenario serve se cambia una decisione

Molti esercizi di scenario producono bei racconti e nessun effetto: quattro mondi descritti con cura, una presentazione, poi si torna al piano di prima. Per questo, quando lavoriamo con le imprese, giudichiamo uno scenario da una cosa sola: se modifica una decisione che si prende oggi.

Il test: due righe per ogni scenario

  1. La decisioneLa prima scelta che prendereste in modo diverso, se quello scenario fosse il più probabile
  2. Il segnaleChe cosa vi farebbe accorgere che si sta avverando

Uno scenario senza queste due righe è un’illustrazione, non uno strumento di decisione. Più avanti vedremo come questo test si collega alla verifica delle opzioni, che il toolkit britannico chiama stress test.

Il punto di vista di Bliss Agency

Scenario planning e previsione: che differenza c’è

La previsione parte dai dati storici e proietta le tendenze in avanti, di solito variando alcune ipotesi chiave, come la crescita del prodotto interno lordo, in uno scenario alto, uno medio e uno basso. Resta però fondata su una visione fissa di come funziona il sistema, e per questo perde affidabilità sul lungo periodo. Il futures thinking parte invece dall’idea che il sistema stesso possa cambiare in modo radicale e perciò esplora una gamma più ampia di possibilità.

Questa distinzione è la ragione per cui i grandi utilizzatori del metodo insistono sul punto. Shell, che produce scenari da oltre cinquant’anni, precisa che i propri scenari non sono previsioni e non riflettono direttamente le future azioni dell’azienda: sono racconti di futuri alternativi, uno dei tanti input della strategia. Lo stesso dice l’EU Policy Lab della Commissione europea, che li descrive come storie su visioni e possibili futuri e non come previsioni.

Quando serve la pianificazione per scenari

Lo scenario planning dà il meglio quando l’incertezza è alta e le decisioni sono difficili da correggere. Per le imprese, i casi tipici sono:

  • investimenti pluriennali difficili da invertire;
  • ingresso in nuovi mercati o uscita da quelli esistenti;
  • dipendenza da una risorsa, un fornitore o una norma;
  • revisione del piano strategico dopo uno shock.

Come si costruisce uno scenario planning in cinque passi

Prendiamo in considerazione un orizzonte di almeno cinque anni, o meglio ancora da dieci a venti anni. Guardando a questo orizzonte temporale, per costruire uno scenario planning dovremo:

  1. Individuare i driver. Prima di costruire gli scenari, si raccolgono i fattori di cambiamento (economici, tecnologici, sociali, ambientali, normativi) con un’attività di osservazione dell’orizzonte, e si ordinano su una matrice importanza-incertezza. L’analisi della concorrenza è una delle fonti di driver.
  2. Scegliere gli assi di incertezza. Le incertezze critiche sono i driver importanti e molto incerti. Se ne scelgono due, indipendenti tra loro: incrociate formano una matrice con quattro quadranti. Un elemento predeterminato, cioè un driver ad alto impatto con esito certo, non è un asse ma entra in tutti gli scenari.
  3. Descrivere i quattro mondi. Per ogni quadrante si racconta com’è il futuro e come si differenzia da oggi, in lavoro, economia, politica e ambiente.
  4. Dare un nome a ogni scenario. I nomi devono essere evocativi e coerenti tra loro, senza favorire né penalizzare uno scenario.
  5. Discutere e documentare. Gli scenari si presentano, si discutono e si mettono per iscritto.

Dagli scenari alle decisioni: stress test, segnali e revisione

Il punto di arrivo non è il racconto, ma la verifica delle scelte. Il Futures Toolkit descrive per questo il policy stress-testing, chiamato anche wind-tunnelling: ogni gruppo prende uno scenario e valuta ciascuna opzione come robusta, ridondante o da modificare, senza alterare la logica dello scenario. I risultati si raccolgono in una tabella con le opzioni in colonna e gli scenari in riga. L’esempio seguente è inventato, per mostrare la logica.

Le opzioni messe alla prova nei quattro scenari
OpzioneScenario 1Scenario 2Scenario 3Scenario 4
Aprire un secondo stabilimento Robusta Da modificare Da modificare Ridondante
Diversificare i fornitori Robusta Robusta Robusta Robusta
Rinviare l’assunzione di personale Ridondante Robusta Robusta Robusta

Un’opzione robusta in tutti gli scenari si può decidere subito. Le altre vanno riviste, oppure tenute in attesa di un segnale.

Le opzioni robuste in tutti gli scenari sono candidate naturali a entrare nel piano; quelle che funzionano in uno solo sono scommesse, e vanno trattate come tali. Per gestire il tempo, il toolkit suggerisce anche di definire come monitorare i progressi e in quali punti rivedere l’esercizio. I segnali deboli, definiti nel glossario come indizi precoci di cambiamento raccolti con l’osservazione dell’orizzonte, servono proprio a riconoscere quale scenario si sta avvicinando. È un ponte verso la revisione continua dei piani e verso la strategy execution, che affrontiamo in un approfondimento dedicato.

Errori comuni nello scenario planning

Gli errori più frequenti discendono dalle regole che le fonti stesse ricordano.

  • Trattare uno scenario come una previsione e assegnargli una probabilità da “caso base”. Il toolkit precisa che nessuno scenario si realizzerà per intero.
  • Scegliere assi di incertezza che dipendono l’uno dall’altro, perché i quadranti smettono di essere davvero diversi.
  • Dare nomi che premiano o penalizzano uno scenario, e così orientano la discussione prima ancora che cominci.
  • Fermarsi alla descrizione e non fare lo stress test delle opzioni.

Domande frequenti

Che cos’è lo scenario planning?

È un metodo che descrive più futuri alternativi e li usa per mettere alla prova le decisioni di un’organizzazione. Gli scenari sono narrazioni coerenti, non previsioni né piani: servono a capire che cosa cambierebbe per strategie e stakeholder in contesti diversi e a riconoscere in anticipo i segnali di cambiamento.

A cosa servono gli scenari?

Servono a esplorare come il contesto potrebbe evolvere, a capire come si comporterebbero gli attori coinvolti, a provare decisioni e compromessi futuri e a individuare opportunità e minacce. Il loro scopo è migliorare le scelte di oggi, non indovinare quale futuro si realizzerà.

Che differenza c’è tra scenario planning e previsione?

La previsione proietta le tendenze storiche variando alcune ipotesi, di solito in uno scenario alto, medio e basso, e resta legata a una visione fissa del sistema. Lo scenario planning ammette che il sistema stesso cambi e confronta futuri qualitativamente diversi. Per questo regge meglio sul lungo periodo.

Quanti scenari bisogna costruire?

Nel metodo descritto dal toolkit britannico sono quattro, ottenuti incrociando due assi di incertezza in una matrice 2x2. Esistono approcci alternativi, tra cui quelli morfologici. L’importante è che gli scenari siano diversi tra loro e abbiano nomi che non ne favoriscano uno.

Che orizzonte temporale si usa?

Il toolkit britannico, pensato per le politiche pubbliche, indica un orizzonte di almeno cinque anni e più spesso di dieci-venti. Un’impresa può accorciarlo in base al ritmo del proprio settore, ma l’orizzonte deve essere abbastanza lungo da lasciare che il contesto cambi in modo significativo.

Che cos’è il risk-based scenario planning?

Non è un termine definito da una norma o da uno standard che abbiamo trovato. In pratica indica l’analisi di scenario applicata ai rischi, come fa il Financial Stability Institute per i rischi finanziari del clima: si definiscono gli scenari, si valutano gli impatti e si comunicano i risultati.

Che cos’è lo stress test di una strategia?

È la verifica di ogni opzione strategica rispetto a ciascuno scenario, detta anche wind-tunnelling. Per ogni coppia opzione-scenario si valuta se l’opzione è robusta, ridondante o da modificare. Le opzioni che reggono in più scenari sono le più sicure da inserire nel piano.

Lo scenario planning sostituisce il piano strategico?

No. Il piano strategico indica obiettivi e azioni; lo scenario planning verifica se quegli obiettivi e quelle azioni reggono in contesti diversi. I due strumenti sono complementari: gli scenari informano il piano e ne indicano i punti di revisione, il piano trasforma le scelte in impegni.

Fonti e riferimenti
  1. GO-Science, Governo del Regno Unito, “The Futures Toolkit” (seconda edizione, 2024)
  2. EU Policy Lab, Joint Research Centre, Commissione europea, “How do we build scenarios in a foresight exercise?” (2 luglio 2019)
  3. Shell, “Shell Scenarios”
  4. Shell, “The Shell Scenarios team: Modelling the energy transition”, Shell TechXplorer Digest (2024)
  5. Bank for International Settlements, Financial Stability Institute, “Climate risks: scenario analysis - Executive Summary” (31 maggio 2023)
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