Ottobre è il mese in cui, per qualche oscura e irrazionale ragione, scegliamo tutti di avere paura.
Guardiamo film di paura. Ci lasciamo incuriosire da storie di fantasmi. Alla fine del mese celebriamo persino Halloween, una festa costruita attorno a mostri e creature che, per tutto il resto dell’anno, cerchiamo in ogni modo di evitare.
Eppure la paura che viviamo ogni giorno non appartiene solo all’orrore.
Ha a che fare con le nostre azioni in azienda, quando scegliamo di tacere invece di contraddire il nostro superiore. Ha a che fare con le decisioni che prendiamo – o che, meglio: dovremmo prendere, anche se non ci riusciamo. E ha anche poi a che fare con la nostra fantasia: la stessa che per secoli gli scrittori hanno plasmato, cercando di dare forma a ciò che non si può spiegare.
Se il mese scorso avevamo ragionato su innovazione, giudizio e responsabilità (ecco i libri consigliati da Bliss a settembre, se li avete persi), questo mese partiamo da un’emozione molto più elementare.
Tre libri, tre paure differenti.
Una che dovremmo eliminare. Una che dovremmo imparare a comprendere. E una che, almeno per qualche pagina, vale la pena lasciare entrare.



Business – Organizzazioni senza paura
Amy C. Edmondson · FrancoAngeli
Una persona si accorge che qualcosa non funziona. Potrebbe dirlo, ma non lo fa.
Un’altra ha commesso un errore e decide di nasconderlo.
L’ultima avrebbe un’idea: una buona idea, persino, ma durante la riunione preferisce rimanere in silenzio.
Il problema, per Amy C. Edmondson, comincia qui.
Organizzazioni senza paura affronta il tema della sicurezza psicologica. Vale a dire la possibilità, per chi lavora all’interno di un’organizzazione, di fare domande, esprimere dubbi, ammettere errori e proporre idee senza temere di essere umiliato o penalizzato.
Edmondson studia questo fenomeno da oltre vent’anni, cercando di dimostrare perché la paura, all’interno di un gruppo, non produce maggiore disciplina. Bensì meno informazioni.
Il collaboratore che non vuole sembrare incompetente non chiede aiuto. Chi teme una reazione negativa nasconde l’errore. Il risultato è un’organizzazione apparentemente ordinata, nella quale però le informazioni più importanti rischiano di non raggiungere mai chi deve decidere.
Ed è proprio qui che il libro diventa particolarmente interessante per chi guida un’impresa.
Creare sicurezza psicologica significa costruire un ambiente nel quale sia possibile discutere apertamente di ciò che non funziona prima che diventi troppo costoso correggerlo.
Perché un’azienda in cui nessuno contraddice il vertice può sembrare molto efficiente.
Almeno fino al momento in cui si scopre che tutti avevano visto arrivare il problema.
Lo consigliamo perché: molte aziende cercano persone capaci di assumersi responsabilità, ma dimenticano che per farlo serve anche la libertà di dire qualcosa di scomodo. Un libro utile soprattutto a chi guida altre persone e vuole capire quante informazioni può perdere un’organizzazione quando dentro una stanza entra la paura.
Psicologia – La paura
Maria Rita Ciceri · il Mulino
Prima ancora di diventare un problema, la paura è stata una soluzione.
Quando vivevamo in natura, ci ha fatto scappare. Sopravvivere. Ha aumentato l’attenzione davanti a un possibile pericolo e preparato il nostro corpo a reagire molto prima che avessimo il tempo di ragionare su cosa fare.
Nel suo saggio La paura, Maria Rita Ciceri parte proprio dalla funzione di questa emozione per ricostruirne i diversi livelli: ciò che succede nel cervello, ciò che accade nel corpo e il modo in cui valutiamo una minaccia.
Ovviamente, non esiste una sola paura.
C’è il timore. L’inquietudine. Il terrore. Il panico. L’orrore. Esperienze che utilizziamo spesso come sinonimi, ma che corrispondono a intensità e meccanismi differenti.
Per tutte queste ragioni, avere paura significa guardare il mondo attraverso una lente diversa. Cambia ciò che notiamo. Cambia il peso che attribuiamo ai rischi. E infine, se affrontato con consapevolezza, cambia ciò che consideriamo possibile.
Capire la paura significa capire perché esiste, quando ci protegge e quando invece comincia a governare il comportamento al posto nostro.
Solo così possiamo smetterne di essere succubi, e usarla a nostro vantaggio.
Lo consigliamo perché: è breve, accessibile e permette di osservare un’emozione che tutti conosciamo senza ridurla a una semplice debolezza da superare. Prima di imparare a controllare la paura, può essere utile capire perché il nostro cervello abbia deciso di conservarla per così tanto tempo.
Narrativa – Il grande dio Pan e altri racconti
Arthur Machen · Feltrinelli (o anche l’Ippocampo, per una splendida edizione illustrata)
Un medico sostiene di aver scoperto un modo per permettere all’essere umano di vedere il mondo così com’è realmente.
Parafraseando Schopenhauer, sollevare il velo di Maya per vedere al di là di ciò che percepiamo.
Il problema è solo dimostrarlo. Per riuscirci, allora, sottopone una giovane donna a un esperimento allo scopo di aprire il suo occhio interiore. Ci riesce. L’esperimento, è un successo. Per pochi istanti, Mary vede qualcosa che nessun essere umano dovrebbe vedere.
Ma tutto ciò avrà conseguenze.
Nel lontano 1890 Arthur Machen costruisce una storia fatta di testimonianze, coincidenze, suicidi, incontri e documenti incompleti, che rendono l’angosciato lettore (sul serio: il libro è inquietante) spettatore indiretto, e inquieto, dell’orrore.
Per questo Il grande dio Pan conserva ancora oggi gran parte della sua forza: perché Machen non prova a mostrarci il mostro, ma ci lascia intuire che esista.
E così, l’orrore nasce dalla realtà stessa, così stretta a tutti noi. Una paura diversa da quella costruita attraverso inseguimenti, sangue o apparizioni improvvise. Arriva lentamente. Si accumula. Lascia continuamente qualcosa fuori campo. Non se ne va mai.
La nuova edizione Feltrinelli del 2026 raccoglie Il grande dio Pan insieme ad altri racconti di Machen e arriva in libreria alla vigilia di ottobre. Una coincidenza difficile da ignorare per la nostra terza scelta del mese.
E forse è anche il modo migliore per chiudere questo percorso.
Dopo un libro che prova a togliere la paura dalle organizzazioni e uno che prova a spiegarla, ne serviva almeno uno disposto a fare esattamente il contrario: restituircela.
Lo consigliamo perché: l’horror migliore raramente ha bisogno di mostrare tutto. Machen costruisce la paura lasciando aperta una possibilità molto più inquietante: che il problema non sia ciò che vediamo, ma ciò che normalmente non siamo in grado di vedere. Ad ottobre, difficile chiedere di meglio.
Domande frequenti
Quali libri leggere a ottobre 2026?
Per ottobre abbiamo scelto tre libri legati dal tema della paura. Organizzazioni senza paura di Amy C. Edmondson affronta la sicurezza psicologica sul lavoro; La paura di Maria Rita Ciceri spiega origine, manifestazioni e funzioni di questa emozione; Il grande dio Pan e altri racconti di Arthur Machen porta invece il tema nella narrativa horror.
Che cos’è la sicurezza psicologica sul lavoro?
La sicurezza psicologica descrive un contesto nel quale le persone possono esprimere dubbi, segnalare errori, formulare domande o proporre idee senza temere conseguenze personali o umiliazioni. Non coincide con l’assenza di responsabilità. Al contrario, permette a problemi e informazioni rilevanti di emergere prima che sia troppo tardi per intervenire.
Perché leggere Il grande dio Pan ad Halloween?
Perché Arthur Machen costruisce un horror fondato soprattutto sull’attesa, sull’invisibile e sui limiti della percezione. Il grande dio Pan non dipende da una sequenza continua di eventi spaventosi, ma dalla possibilità che dietro la realtà conosciuta esista qualcosa che l’essere umano non dovrebbe vedere. La nuova edizione Feltrinelli del 2026, pubblicata a fine settembre, lo rende inoltre una lettura particolarmente adatta al mese di ottobre.

