


Business – Il dilemma dell’innovatore
Clayton M. Christensen · FrancoAngeli Se le aziende falliscono, la colpa raramente è del fatto che hanno smesso di ascoltare e seguire il mercato. Molto più spesso, anzi, è il contrario. Continuano a servire i clienti migliori, investono nei prodotti più redditizi e destinano le risorse alle opportunità sostenute dai dati. Clayton Christensen parte da questo paradosso. Le pratiche che hanno costruito il successo di un’impresa possono diventare il motivo per cui la stessa impresa riconosce troppo tardi il cambiamento. Le innovazioni dirompenti compaiono inizialmente come alternative meno performanti, rivolte a mercati piccoli e poco remunerativi. Agli occhi di un’organizzazione affermata sembrano investimenti trascurabili. Nel tempo, però, migliorano, conquistano nuovi clienti e ridefiniscono il mercato. Quando diventano abbastanza grandi da meritare l’attenzione dei leader, lo spazio per reagire si è già ristretto. Attraverso l’analisi di aziende e settori differenti, Christensen mostra quanto sia difficile investire in qualcosa che il presente ancora sconsiglia. La nuova edizione italiana, pubblicata da FrancoAngeli, contiene anche una prefazione di Marc Benioff, CEO e cofondatore di Salesforce.Lo consigliamo perché: spiega come un’azienda possa prendere decisioni corrette una dopo l’altra e arrivare comunque alla scelta sbagliata. Per chi guida un’impresa, è uno dei paradossi più importanti da conoscere. Must-have assoluto per questo settembre.
Psicologia – Rumore
Daniel Kahneman, Olivier Sibony e Cass R. Sunstein · UTET Due professionisti ricevono le stesse informazioni e arrivano a conclusioni diverse. La stessa persona, chiamata a valutare lo stesso caso in due momenti differenti, può cambiare giudizio senza che siano cambiati i fatti. Per Kahneman, Sibony e Sustein, questa variabilità prende il nome di rumore. I tre ricercatori analizzano in questo saggio il fenomeno nelle diagnosi mediche, nelle sentenze, nelle selezioni del personale, nelle previsioni e nelle decisioni aziendali. Il rumore attraversa tutti i contesti in cui qualcuno deve formulare un giudizio, anche quando l’esperienza e la competenza dovrebbero garantire uniformità. Per un board, tutto questo è centrale. I fatti, di per sé, non esistono. Una decisione importante può dipendere dall’ordine con cui vengono presentate le informazioni, dall’autorevolezza percepita di chi interviene per primo o dal momento in cui avviene la discussione. L’esperienza aiuta, e allo stesso tempo può rendere più difficile accorgersi della propria incoerenza. Il libro propone una disciplina del giudizio fatta di criteri definiti in anticipo, valutazioni indipendenti e processi capaci di impedire alla prima opinione espressa di orientare tutte le altre. È lo stesso principio che rende utile un’Executive Advisory: portare al tavolo una prospettiva indipendente prima che il consenso renda invisibili le alternative.Lo consigliamo perché: una decisione può essere ragionevole e produrre comunque risultati differenti ogni volta che viene affidata a persone diverse. Rumore mostra quanto costa questa variabilità e come iniziare a ridurla. Tanto in noi, quanto in relazione agli altri.
Narrativa – La panne
Friedrich Dürrenmatt · Adelphi Alfredo Traps è un rappresentante di commercio. Quando la sua automobile si guasta, trova ospitalità nella villa di un anziano giudice in pensione. La serata sembra promettere una buona cena, vini importanti e qualche ora di conversazione. Il padrone di casa e i suoi amici hanno però un passatempo particolare. Ricostruiscono celebri processi assumendo, di volta in volta, il ruolo del giudice, del pubblico ministero, dell’avvocato e del boia. Manca soltanto un imputato. Traps accetta di partecipare. Dopotutto, è convinto di avere la coscienza pulita. Nel corso della cena, il gioco comincia a cambiare forma. Gli episodi della sua carriera vengono ricostruiti, collegati e interpretati. Avanzamenti, ambizioni e coincidenze compongono progressivamente un’accusa che Traps aveva sempre evitato di formulare contro sé stesso. In appena 87 pagine, Dürrenmatt trasforma una panne automobilistica in un processo alla responsabilità individuale. Il punto più inquietante del racconto riguarda la distanza tra ciò che è consentito e ciò di cui siamo responsabili. Traps ha sempre valutato la propria condotta attraverso le regole del mondo in cui vive. Quella cena gli impone un criterio diverso: osservare ciò che le sue scelte hanno prodotto, sì, ma negli altri.Lo consigliamo perché: chi occupa una posizione di responsabilità viene giudicato anche per le conseguenze che ha preferito ignorare. Dürrenmatt lo racconta in meno di cento pagine: per una lettura rapida ma intensa, è l’ideale.
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