I tempi dell’Italia immobile durante i giorni caldi di Ferragosto sono ormai passati.
Quelli delle strade deserte, dei lidi pieni e delle notti in spiaggia sono ormai ricordi.
Il sondaggio EMG citato da Euronews rivela che meno del 40% degli italiani partirà ad agosto.
La stagionalità del turismo italiano si sta distribuendo. Una tendenza che va avanti ormai da anni e che fa sorgere domande scomode che è necessario porsi.
Perché la stagione si distribuisce
12,3 milioni di italiani hanno viaggiato a giugno e luglio. Altri 8,2 milioni lo faranno a settembre. Ferragosto rimane il picco: la settimana attorno al 15 agosto vale 17,4 milioni di turisti e una spesa superiore ai 9 miliardi di euro. Ma è un picco che si sta stringendo.
Tutto questo, per tre motivi.
Il primo è il caldo. Ormai, con il mondo che si fa sempre più bollente, le destinazioni mediterranee di luglio e agosto sono diventate meno ospitali. Giugno e settembre offrono le stesse destinazioni, con temperature più gestibili. E questa è una cosa che, più si andrà, più sarà importante riconoscere.
Il secondo è il prezzo. I picchi di agosto nei costi di volo, strutture e servizi tengono ormai lontani sempre più turisti. Chi può permettersi flessibilità lavorativa, opta per altre date.
Il terzo è la disponibilità di offerta. Dieci anni fa molte destinazioni minori e strutture di qualità non erano accessibili fuori dai mesi di punta. Oggi la copertura è più ampia. L’allungamento della stagione è anche il risultato dell’investimento che alcune destinazioni hanno fatto per essere disponibili tutto l’anno.
Destagionalizzare è il nuovo vantaggio
A causa di questi tre fattori strutturali, destinati a farsi sempre più evidenti, per aziende legate all’estate e brand turistici si fa sempre più importante operare una destagionalizzazione, non solo per catturare i flussi di giugno e settembre, ma per costruirsi un vero e proprio vantaggio su una tendenza che non farà che aumentare.
Una destinazione che funziona nove mesi all’anno invece di tre ha una struttura economica più solida: può mantenere personale specializzato invece di assumere stagionali, può investire in qualità invece di massimizzare il volume in una finestra stretta, può costruire una reputazione su esperienze ripetibili invece di fare affidamento sulla ressa estiva. Le regioni che registrano le crescite più alte, Calabria +10,54%, Umbria +9,70%, non sono le destinazioni di massa di agosto: sono le destinazioni che attraggono tutto l’anno.
Il turismo stagionale costruito su agosto sta venendo meno. Tra pochi giorni l’Italia dovrebbe fermarsi, tecnicamente: è molto probabile, però, che non lo farà.
Per chi lavora soprattutto questo mese, qualcosa deve cambiare: se non nell’immediato, almeno nella prospettiva del consolidamento di questo trend.
Chi non ha ancora iniziato ha già molto da recuperare. Le vacanze degli italiani sono sempre meno legate a Ferragosto, e sempre più sparse tutto l’anno.
Nuove Connessioni (FAQ)
Una piccola struttura ricettiva può davvero destagionalizzarsi, o è un obiettivo solo per le grandi destinazioni?
La destagionalizzazione è accessibile anche per le piccole strutture, ma richiede una scelta di posizionamento precisa. Non si tratta di tenere aperto a novembre con qualche sconto: si tratta di capire quale tipo di visitatore ha senso cercare fuori dalla stagione principale e costruire un’offerta specifica per quel visitatore. Un agriturismo che punta sul turismo enogastronomico autunnale, una struttura di montagna che sviluppa l’offerta per i cammini primaverili, un borgo che si specializza nel turismo delle radici a primavera: sono tutte scelte di posizionamento che hanno un mercato reale. Il problema non è la domanda: è costruire l’offerta giusta per intercettarla.
Come si costruisce una strategia di destagionalizzazione turistica?
La destagionalizzazione parte dall’individuazione di pubblici, occasioni di viaggio ed esperienze capaci di generare domanda fuori dai mesi tradizionalmente più affollati. Tenere aperta una struttura più a lungo o applicare sconti nei periodi meno richiesti non basta: occorre dare alla destinazione una ragione precisa per essere scelta anche in primavera, autunno o inverno.
Bliss può lavorare sul posizionamento della destinazione, sull’analisi dei flussi e sulla costruzione di un’offerta coerente con le risorse del territorio. La strategia può comprendere nuovi prodotti turistici, identità e narrazione, calendario editoriale, campagne rivolte a segmenti specifici e coordinamento tra strutture, istituzioni e operatori locali. L’obiettivo è distribuire la domanda nel tempo senza rendere l’esperienza generica o dipendente soltanto dal prezzo.
I costi di mantenimento di una struttura aperta tutto l’anno non rendono il modello antieconomico per molte realtà?
Dipende dal modello di costo. Una struttura che rimane completamente operativa tutto l’anno ha costi fissi alti. Una struttura che adatta il livello di servizio alla stagione, riducendo le camere disponibili e lo staff fuori dal picco, può mantenere i costi variabili in linea con i ricavi. La destagionalizzazione non significa necessariamente apertura a pieno regime tutto l’anno: significa costruire più finestre di domanda invece di concentrarle tutte in agosto. Anche distribuire tre mesi di alta stagione su sei mesi invece che su due rappresenta un miglioramento strutturale rilevante
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