Marketing Digitale

5 CEO con oltre 180 mila follower su LinkedIn: quando il capo diventa un media

Un CEO può avere più follower della pagina dell’azienda che guida: ma a chi appartiene quel pubblico? In questo articolo guardiamo cinque leader con community enormi su LinkedIn, da Stephan Winkelmann a Antonio Filosa. Vedremo inoltre perché le persone seguono un volto più volentieri di una Company Page e come evitare che la reputazione di un’azienda dipenda da una sola voce.

5 ceo più seguiti linkedin copertina magazine digitale Bliss

Non succede sempre, ma a volte un CEO può avere più follower della pagina dell’azienda che guida.
E quando questo succede, non è più soltanto una curiosità da LinkedIn, ma una vera questione di reputazione.

Oggi Stephan Winkelmann, Chairman e CEO di Lamborghini, supera i 534 mila follower. Lorenzo Simonelli, Chairman e CEO di Baker Hughes, ne ha circa 261 mila. Cristina Scocchia, CEO di Illycaffè, supera i 211 mila. Nerio Alessandri, Presidente e CEO di Technogym, sfiora i 200 mila. Antonio Filosa, CEO di Stellantis, è intorno ai 185 mila.

Sono numeri rilevati nell’ottobre del 2026, e inevitabilmente cambieranno nel tempo. Rappresentano, comunque, una fotografia di cinque leader con community particolarmente grandi: seguiti non soltanto perché amministratori delegati, ma per avere accesso a un punto di vista, a un settore, alle decisioni che stanno dietro un’azienda o, molto spesso, a una persona che riesce a raccontare quel mondo meglio di una pagina corporate.

È qui che LinkedIn sta modificando un rapporto per anni rimasto incrostato: prima l’azienda possedeva il pubblico e il CEO la rappresentava. Oggi, in alcuni casi, anche il CEO possiede un pubblico proprio.

E quel pubblico può diventare uno degli asset reputazionali più interessanti dell’organizzazione.

Cinque CEO, circa 1,4 milioni di follower

La fotografia attuale ci mostra questo:

I CEO italiani più seguiti su LinkedIn

La lunghezza della barra è proporzionale al primo in classifica.

1

Stephan Winkelmann

oltre 534 mila

Lamborghini · Chairman e CEO

2

Lorenzo Simonelli

circa 261 mila

Baker Hughes · Chairman e CEO

3

Cristina Scocchia

oltre 211 mila

illycaffè · CEO

4

Nerio Alessandri

quasi 200 mila

Technogym · Presidente e CEO

5

Antonio Filosa

circa 185 mila

Stellantis · CEO

Il primo in classifica ha più del doppio dei follower del secondo. I valori sono arrotondati e variano nel tempo.

Attenzione però a leggere questi numeri come una sciocca gara di popolarità, perché non esiste un modello unico di CEO creator.

Esiste, piuttosto, una capacità comune: trasformare il ruolo in un punto di osservazione. Scopriamo come questi profili ci riescono.

Stephan Winkelmann: il CEO diventa parte del brand

Sul profilo di Stephan Winkelmann Lamborghini è praticamente ovunque. Prodotti, eventi, innovazione, persone, design, risultati.

Eppure, Winkelmann inserisce la propria voce dentro il racconto.

È una differenza importante, perché su LinkedIn quel ruolo assume una dimensione editoriale: il leader diventa uno dei volti attraverso cui il pubblico interpreta ciò che il marchio sta facendo.

profilo linkedin di Winkelmann ceo lamborghini

In un brand costruito anche su desiderabilità, cultura e status, il CEO non deve necessariamente stare dietro il prodotto.

Può diventare parte della sua narrazione.

Ed è questa una delle ragioni per cui oltre mezzo milione di persone hanno deciso di seguirlo.

Lorenzo Simonelli: raccontare un settore complesso attraverso una persona

Con Lorenzo Simonelli cambia completamente il contesto.

Baker Hughes opera nell’energia e nella tecnologia industriale. Non proprio il settore da feed social… Eppure Simonelli ha costruito una community di oltre 260 mila follower.

profilo linkedin di simonelli ceo Baker Hughes

Il suo profilo parla di sicurezza energetica, LNG, data center, geopolitica, infrastrutture e risultati dell’azienda: competenze che diventano accessibili, attraverso il suo linguaggio, anche a un pubblico molto più ampio.

Un personal branding, dunque, che trasforma in visibilità la leggibilità: fondamentale per un business di questo tipo, così difficile da raccontare.

Cristina Scocchia: quando il pubblico segue anche il percorso

Cristina Scocchia supera oggi i 214 mila follower. È CEO di illycaffè, ma il pubblico che ha costruito non nasce soltanto da illy.

Il suo percorso passa da Procter & Gamble, L’Oréal Italia e KIKO prima di arrivare alla guida dell’azienda triestina, come ricostruisce anche il suo profilo istituzionale pubblicato da EssilorLuxottica (EssilorLuxottica).

profilo linkedin di Scocchia ceo Illy

Questo cambia il rapporto tra ruolo e audience.

Una parte delle persone segue l’azienda attraverso il CEO. Un’altra parte segue il CEO attraverso le aziende che guiderà nel tempo.

Un rapporto più forte di ogni cosa.

Nerio Alessandri: quando founder e brand crescono insieme

Il caso di Nerio Alessandri è ancora diverso. Qui separare persona e azienda sarebbe impossibile.

Alessandri ha fondato Technogym nel 1983 e ne è ancora Presidente e Amministratore Delegato, ma nel tempo ha però costruito qualcosa che supera il racconto del singolo prodotto.

Wellness, longevità, salute, territorio, sport e qualità della vita diventano un territorio narrativo dentro cui Technogym trova naturalmente spazio.

profilo linkedin di Alessandri ceo technogym

È uno degli elementi più interessanti del personal branding di un founder. Il brand personale può crescere insieme a quello corporate fino a diventare difficile capire dove finisca uno e inizi l’altro.

Quando funziona, l’azienda guadagna una voce. Quando dipende troppo da quella voce, nasce anche un rischio.

Antonio Filosa: la strategia passa dal profilo personale

Antonio Filosa è diventato CEO di Stellantis nel 2025 e oggi ha circa 185 mila follower.

Il suo feed è interessante perché permette di osservare quasi in tempo reale come un amministratore delegato utilizzi LinkedIn durante una fase di trasformazione aziendale. Nuovi prodotti. Stabilimenti. Risultati. Strategia. Persone. Mercati diversi.

profilo linkedin di Filosa ceo Stellantis

In diversi post recenti Filosa ha utilizzato direttamente il proprio profilo per raccontare il piano FaSTLAne 2030 e le priorità operative del gruppo.

Il CEO, quindi, non compare soltanto quando c’è un’intervista sul giornale o una trimestrale: comunica direttamente.

Per l’azienda questo significa avere un canale in più, con un volto.

Perché seguiamo una persona più facilmente di una Company Page?

È naturale che gli utenti preferiscano seguire una persona piuttosto che una pagina aziendale.

Una Company Page parla a nome di un’organizzazione. Una persona può invece dire: “io penso”.

Questa differenza diventa ancora più importante nel B2B, dove il coinvolgimento passa spesso dalle persone prima che dai marchi: una cosa che vediamo anche nell’engagement su LinkedIn nel B2B.

Lo conferma la ricerca LinkedIn ed Edelman sulla thought leadership B2B, condotta su quasi 2.000 professionisti: il 67% dei decision-maker preferisce contenuti che riportino il punto di vista di un autore identificabile, invece di quello di un brand senza volto (LinkedIn, Edelman).

Ecco perché il CEO può diventare così efficace. Ha nome, storia e responsabilità.
È umano.

Mezzo milione di follower appartiene a Lamborghini o a Winkelmann?

È la domanda a cui una strategia di executive branding dovrebbe pensare prima di festeggiare il numero.

Una pagina aziendale appartiene all’azienda. Un profilo personale appartiene alla persona.

Quando un CEO costruisce una community enorme, una parte del capitale reputazionale dell’organizzazione viene quindi ospitata su un asset che l’organizzazione non possiede. Finché interessi e ruoli coincidono, può essere un vantaggio enorme. Ma un CEO può cambiare azienda: e naturalmente può avere posizioni personali che non coincidono perfettamente con quelle dell’organizzazione.

Il punto non è evitare che i leader costruiscano il proprio pubblico, ma evitare che l’intera capacità dell’azienda di essere ascoltata dipenda da una singola persona.

Il CEO non dovrebbe sostituire il brand

Qui torniamo alla differenza tra profilo personale e pagina aziendale.

Nell’articolo su come creare una pagina LinkedIn aziendale abbiamo visto perché una Company Page deve riuscire a costruire una propria identità, un proprio territorio e una ragione per essere seguita.

L’executive branding dovrebbe rafforzare quella presenza, e il CEO può rendere umano il messaggio.

La Company Page conserva identità, patrimonio editoriale e relazione con il pubblico anche quando il management cambia.

Le due cose funzionano meglio insieme, non separate.

Forse il nuovo asset del CEO è la distribuzione

Quello che accomuna Winkelmann, Simonelli, Scocchia, Alessandri e Filosa è avere costruito distribuzione personale.

Quando vogliono raccontare una decisione, una nuova strategia o una visione del settore, non devono aspettare che qualcuno decida di intervistarli: hanno i loro follower, pronti ad ascoltarli.

Nel mercato del 2026, saper prendere decisioni non basta più. Oggi serve saperle anche spiegare: tanto al consiglio d’amministrazione, quanto al pubblico. Ecco perché alla reputazione dell’azienda si aggiunge quella delle persone che la guidano.

E il bacino d’utenza che le segue: un asset che deve camminare tanto al passo della persona, quanto a quello delle realtà che hanno costruito.

Domande frequenti

Chi sono alcuni dei CEO più seguiti su LinkedIn?

Tra i profili analizzati al 16 settembre 2026, Stephan Winkelmann supera 534 mila follower, Lorenzo Simonelli circa 261 mila, Cristina Scocchia 211 mila, Nerio Alessandri circa 200 mila e Antonio Filosa circa 185 mila. I numeri sono rilevati dai rispettivi profili pubblici LinkedIn e possono cambiare nel tempo.

Perché il personal branding di un CEO può essere utile all’azienda?

Una presenza personale forte può rendere più accessibili strategia, competenze e punto di vista dell’organizzazione. La ricerca LinkedIn ed Edelman mostra inoltre che i decision-maker B2B preferiscono contenuti firmati da una persona identificabile rispetto a quelli di un brand senza volto.

È meglio investire sul profilo del CEO o sulla pagina aziendale?

Le due presenze svolgono funzioni diverse. Il profilo del CEO può aggiungere voce, interpretazione e relazione personale; la pagina aziendale garantisce continuità e costruisce un patrimonio di comunicazione che rimane all’organizzazione anche quando cambiano le persone.

Fonti e riferimenti
  1. EssilorLuxottica, Consiglio di amministrazione: Cristina Scocchia
  2. Technogym, Board of Directors
  3. Edelman e LinkedIn, B2B Thought Leadership Impact Report 2025
  4. LinkedIn Business, Thought leadership
BLISS®© 2026. ALL RIGHTS RESERVED
Scritto il