Brand Advisory

Fabregas e i report pre partita: a lezione di advisory calcistico dall’allenatore del Como

Prima di ogni partita, l'allenatore del Como consegna alla proprietà un testo che dice che cosa succederà in campo e come leggerlo. Una lezione di Advisory: ecco perché dare le prove prima, e non le spiegazioni dopo, cambia il modo in cui si decide.

Cesk Fabregas prende appunti, nella nuova copertina del magazine digitale di Bliss

Ogni club ha un presidente che guarda la partita dalla tribuna e, dopo il fischio finale, si forma una sua opinione. Quell’opinione può essere più o meno competente (e questo è assolutamente legittimo). E così, la sera, si discute dell’attaccante che non segna, del centrocampista che ha sbagliato, di una sostituzione mal riuscita. Giudizi dati a posteriori, come quelli che amiamo (da bravi tifosi del pallone) dare, senza appoggiarci su alcun criterio. 

In fondo, conta solo il risultato. Giusto? 

Non per tutti. Al Como si sta provando infatti a fare il contrario. A raccontarlo è il neo-presidente, Mirwan Suwarso, nel podcast Biz of Sports, in un passaggio rilanciato a metà settembre da diverse testate: a quanto pare, ventiquattro ore prima di ogni partita Cesc Fabregas presenta alla proprietà il suo game plan. Un testo scritto, che racconta cosa l’allenatore si aspetta che accada. 

Una lezione di governo di manuale.

Che cosa c’è nel testo di Fabregas

Secondo quanto riportato (TuttoMercatoWeb), il piano è pensato per entrare nel merito del gioco e fornisce alla presidenza chiavi di lettura oggettive, scientifiche e misurabili, legate al lavoro svolto in settimana in preparazione della gara. Le strutture di costruzione dal basso, gli spazi, gli xG attesi. Tutto spiegando ruoli e compiti pre-gara. Suwarso fa l’esempio dell’attaccante: un attaccante che non segna, a un occhio esterno, potrebbe sembrare un fallimento, ma magari il suo compito, in certe partite, può essere attirare l’attenzione dei difensori e creare spazi fungendo da esca (YSscores). Il game plan fornito da Fabregas serve a mostrare ai piani alti cosa guardare, mentre si guarda la partita. 

Il punto è tutto qui. Guardare la partita con un testo simile in mano non significa più commentare l’uomo (l’attaccante non sta segnando), ma leggere il disegno: sapere che cosa doveva succedere, e vedere se sta succedendo. 

Dopo il fischio finale arriva un secondo documento. Fabregas prepara un report che mette la partita reale accanto alle previsioni iniziali. Il criterio, dice Suwarso, è la qualità del gioco, non il risultato. Il suo esempio è un numero: contro un blocco basso, il club si aspetta un xG (expected goals, la qualità delle occasioni create) tra 0,8 e 0,9. Se arrivasse a 1,3, anche uno 0-0 lo soddisferebbe, perché si è fatto meglio di quanto previsto. E la somma di tanti miglioramenti crea, nel tempo, l’eccellenza. 

In campo il Como lo sta dimostrando.

Lo svantaggio di mettere la previsione per iscritto

Una previsione scritta prima ha una proprietà scomoda: può essere sbagliata. Per questo quasi nessuno la fa. Chi parla solo dopo ha sempre ragione, perché così facendo la spiegazione si adatta al risultato. Chi scrive prima si espone, e accetta di essere misurato.

Una paura che accomuna tanto il mondo del pallone, quanto quello della consulenza. 

Che cosa ci vede un advisor

Fornire metri di misura chiari, e guidare le evidenze, è però una scelta di governo in cui anche noi crediamo. 

Quando le evidenze arrivano prima dell’intervento, il ruolo di un brand advisor smette di essere quello di un commentatore e inizia a essere quello di far crescere. Perché l’unica, vera crescita è quella basata sulle prove concrete.

È la stessa logica del nostro Bliss Empirical Framework (BEF), che fissa gli obiettivi e le soglie di risultato prima di cominciare ogni lavoro, basando la lettura sui dati messi sin dal principio in mano al cliente. 

Il game plan di Fabregas non serve all’allenatore ma a chi deve decidere. Dà alla proprietà il vocabolario per giudicare senza invadere. Allo stesso modo, con i BEF il consiglio di amministrazione che ha le soglie davanti sa che cosa chiedere e, soprattutto, che cosa non chiedere.

Quando 0-0 è un buon risultato

Torniamo all’xG di 1,3 in uno 0-0. Per chi guarda solo il tabellino è un pareggio senza gol. Per chi ha letto il piano è una partita giocata meglio del previsto e finita male per caso. Il club ha scelto di valutare il processo, perché sul processo si può lavorare e sul caso no.

Succede lo stesso in azienda, e quasi nessuno lo ammette. Un trimestre storto non dice che la strategia del brand sia sbagliata, così come un trimestre brillante non dice che sia giusta. Se non si è deciso prima quale numero avrebbe cambiato idea a chi decide, il numero che arriva dopo verrà interpretato come conviene. Capita ai migliori, ed è per questo che servono le soglie scritte.

Il calcio, in questo, ha un vantaggio che le imprese non hanno: gioca ogni settimana, e ogni settimana può verificare. Una strategia di governance del brand si misura su cicli più lunghi, e proprio per questo ha più bisogno di regole fissate in anticipo, perché la memoria è corta e la tentazione di riscrivere il passato è forte.

Se vuoi sapere che cosa succederà in una partita, chiedilo a chi l’ha scritto sul foglio il giorno prima. Se vuoi sapere se una decisione era buona, scegli come misurarla prima di prenderla.

Fonti e riferimenti
  1. TuttoMercatoWeb (Andrea Piras), Suwarso sul futuro di Fabregas: «Gli ho già chiesto di pensare a chi potrebbe sostituirlo» (25 settembre 2026)
  2. YSscores, Como president reveals secret about Fabregas: «we know why the striker isn't scoring» (15 settembre 2026)
  3. Fussball's Newsletter, The plan is a prediction (25 agosto 2026)
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