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Il SUV ha vinto. Quando abbiamo deciso che tutte le auto dovevano assomigliargli?

In Italia quasi due auto nuove su tre hanno ormai una carrozzeria SUV. In Europa la quota continua a crescere, anche nell’elettrico. La vittoria di un formato racconta come cambiano i desideri, i portafogli di prodotto e il lavoro che resta ai brand quando la forma dominante diventa comune a tutti.

Ad agosto 2026, circa 64 auto nuove su 100 immatricolate in Italia appartenevano a una categoria SUV. I B-SUV da soli valevano il 27,9% del mercato, i C-SUV il 24,1%. Le berline di segmento D erano allo 0,5%; le station wagon al 2,3%. Sono numeri che cambiano la percezione della strada prima ancora di cambiare le statistiche.

Il dato italiano appartiene a una trasformazione più ampia che abbiamo già raccontato osservando il settore automotive nel 2026. Nei cinque maggiori mercati europei, JATO misura una crescita della quota dei SUV dal 39,51% del 2020 al 58,25% del 2025. Nel 2010, secondo i dati europei raccolti dall’ICCT, circa un’auto nuova su dieci era un SUV; nel 2023 la quota era arrivata al 48%.

In quindici anni il SUV è passato dall’essere una tipologia di automobile a diventare quasi la forma dell’automobile. La trasformazione è avvenuta da un modello all’altro, finché city car, familiari, elettriche e sportive hanno cominciato a condividere proporzioni sempre più vicine.

La domanda interessante riguarda il modo in cui una preferenza è riuscita a riscrivere l’offerta di un’intera industria e cosa accade ai brand quando milioni di persone imparano a desiderare più o meno la stessa sagoma.

Range Rover Classic del 1970, esempio delle origini funzionali e fuoristradistiche del SUV.
Il Range Rover del 1970 appartiene alla fase in cui il SUV conservava ancora una forte identità funzionale: altezza da terra, capacità off-road e proporzioni nate per affrontare contesti molto diversi dalla sola mobilità urbana.

Prima il SUV serviva per andare da qualche parte

Il nome conserva la propria origine: Sport Utility Vehicle. Altezza da terra, spazio, capacità di affrontare condizioni che una berlina gestisce con minore facilità. Una parte enorme dei SUV europei vive però soprattutto tra città, tangenziali, parcheggi e autostrade.

Il successo contemporaneo dipende da ciò che il formato promette nella vita quotidiana. Posizione di guida rialzata, comfort, accessibilità, spazio, percezione di sicurezza e status hanno allargato il pubblico ben oltre l’uso per cui la categoria era nata.

Il fuoristrada ha conquistato la città e, nel processo, ha perso molti dei tratti che lo rendevano un oggetto specialistico. È diventato un linguaggio di prodotto capace di attraversare quasi ogni fascia di prezzo.

Il SUV ha conquistato anche le utilitarie

Quando diciamo SUV, l’immaginazione corre facilmente a Range Rover, BMW X5 o Mercedes GLE. La crescita europea ha però un altro motore decisivo: i crossover compatti.

Nel 2023, secondo l’European Vehicle Market Statistics dell’ICCT, i crossover subcompact rappresentavano il 31,7% delle registrazioni SUV europee. Modelli come Renault Captur, Jeep Avenger, Toyota Yaris Cross o Peugeot 2008 assorbono molte esigenze che un tempo venivano soddisfatte da utilitarie e compatte, aggiungendo qualche centimetro di altezza e un immaginario differente.

La categoria si è così allargata fino a rendere meno evidente il confine. I codici del SUV sono entrati dentro automobili normali, rendendo familiare quella postura a un pubblico sempre più ampio senza richiedere dimensioni estreme.

Toyota Yaris Cross, esempio di crossover compatto che ha portato i codici SUV nel segmento delle utilitarie.
La Toyota Yaris Cross mostra come i codici del SUV siano entrati nei segmenti tradizionalmente occupati dalle compatte: posizione rialzata, proporzioni robuste e praticità urbana dentro dimensioni molto più contenute.

L’elettrico ha ereditato la stessa forma

La transizione elettrica ha ampliato i margini per ridisegnare il veicolo grazie a motori più compatti e architetture diverse. Una parte rilevante dell’offerta ha comunque mantenuto proporzioni familiari al pubblico.

Nel 2025 circa metà dei modelli elettrici disponibili nel mondo era SUV, secondo il Global EV Outlook 2026 dell’International Energy Agency. Allargando il perimetro a tutti i veicoli di grandi dimensioni, la quota arrivava quasi al 70% dell’offerta, rispetto a circa il 55% nel 2020.

La forma SUV si presta anche al packaging delle batterie e incontra un desiderio già consolidato. La nuova tecnologia entra così in una silhouette che il mercato conosce, riducendo parte della distanza percettiva tra il futuro della motorizzazione e il presente dell’acquisto.

È una dinamica tipica delle trasformazioni industriali: una tecnologia può cambiare molto più velocemente del gusto. L’elettrico ha modificato ciò che fa muovere l’auto; il cliente continua spesso a riconoscere come desiderabile una forma già appresa.

Quando una moda diventa strategia di portafoglio

Se il cliente premia con continuità un tipo di prodotto, un costruttore aumenta l’offerta. Quando la stessa decisione viene presa da quasi tutti i costruttori, la riduzione del rischio commerciale del singolo lancio produce un rischio diverso: la somiglianza.

SUV piccolo, medio, grande, coupé, premium, elettrico, sportivo. Più il formato diventa dominante, più la carrozzeria perde capacità di distinguere il marchio. Il lavoro identitario migra verso proporzioni, frontale, firma luminosa, interni, software, performance, servizio, nome e heritage.

È un problema di Brand Governance: quando il mercato impone alcuni codici comuni, il brand deve sapere quali elementi proteggere perché il prodotto continui a sembrare suo. Un SUV Porsche deve restare immediatamente Porsche. Una Ferrari che entra in questo territorio affronta la stessa tensione in forma ancora più evidente, come mostra anche il percorso di trasformazione che abbiamo analizzato parlando di Ferrari Luce.

Quando il formato vince, l’identità deve lavorare di più. Il vantaggio competitivo si sposta dalla categoria alla capacità di occupare quella categoria con codici proprietari.

Porsche Cayenne Coupé Electric con linea del tetto ispirata alla 911, esempio di identità di marca applicata al formato SUV.
La Cayenne Coupé Electric conserva nel formato SUV alcuni codici immediatamente riconducibili a Porsche, a partire dalla linea del tetto ispirata alla 911: quando la categoria diventa comune, l’identità deve lavorare dentro la forma.

C’è un prezzo fisico per essere diventati più grandi

Il successo del SUV porta con sé più massa e più spazio occupato. L’IEA stima che un SUV medio possa pesare 200-300 kg in più rispetto a un’auto media convenzionale e occupare quasi 0,3 metri quadrati di superficie aggiuntiva. Nei modelli con motore termico la maggiore massa si accompagna anche a consumi ed emissioni mediamente superiori.

La tensione è particolarmente visibile nelle città europee. L’industria deve ridurre emissioni e consumi mentre una parte crescente della domanda privilegia veicoli più alti e pesanti. L’elettrificazione riduce il problema delle emissioni allo scarico. Peso, occupazione dello spazio, consumo di materiali e dimensioni restano elementi del progetto.

Il successo stesso del SUV potrebbe quindi generare le pressioni che ne modificheranno la prossima forma: regolazione urbana, efficienza, costo delle batterie, aerodinamica e necessità di contenere il peso spingono già i progettisti a cercare compromessi nuovi.

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Cosa abbiamo perso mentre vinceva?

La monovolume è quasi scomparsa. Station wagon e berline resistono in fasce specifiche, spesso premium, ma hanno smesso di definire il paesaggio automobilistico come accadeva in passato. In cambio abbiamo ottenuto accessibilità, versatilità e una forma che molti clienti trovano rassicurante.

La perdita più interessante riguarda forse la varietà formale. Per decenni la sagoma permetteva di intuire subito la funzione: familiare, sportiva, utilitaria, berlina, monovolume, fuoristrada. Oggi molte risposte iniziano con lo stesso vocabolario visivo: tetto più alto, ruote grandi, passaruota evidenti, postura che suggerisce una disponibilità all’avventura anche quando l’uso reale resta urbano.

È il modo in cui un gusto diventa paesaggio. A forza di vincere, la forma dominante smette di essere percepita come scelta e comincia a sembrare semplicemente naturale.

Il SUV ha vinto. Adesso viene la parte difficile

Per i costruttori la categoria ha prodotto volumi e margini. Per i brand, la fase successiva richiede più precisione: ciò che distingue quando è raro diventa un requisito di ingresso quando viene adottato da tutti.

Il prossimo vantaggio potrebbe nascere dalla capacità di uscire dalla somiglianza restando dentro un mercato che continua a premiare altezza, comfort e versatilità. Potrebbero tornare proporzioni che avevamo archiviato, potrebbero nascere nuovi ibridi di carrozzeria, oppure i costruttori potrebbero spostare ancora di più la differenziazione verso software, esperienza, servizio e firma visiva.

Intanto il SUV è davanti a noi al semaforo, dietro nello specchietto e parcheggiato su entrambi i lati della strada. La sua vittoria più completa consiste forse proprio in questo: è diventato così comune da essere quasi invisibile.

Domande frequenti

Quanto pesano oggi i SUV sul mercato italiano?

Ad agosto 2026, sommando le quote dei SUV dei segmenti A, B, C, D e alto di gamma indicate da UNRAE, si arriva al 64% delle nuove immatricolazioni italiane. B-SUV e C-SUV rappresentano da soli il 52% del mercato.

Perché i SUV sono diventati così popolari?

Posizione di guida rialzata, comfort, accessibilità, spazio, percezione di sicurezza, status e ampiezza dell’offerta hanno sostenuto la crescita. I crossover compatti hanno inoltre portato i codici SUV nei segmenti tradizionalmente occupati da utilitarie e hatchback.

Anche le auto elettriche stanno diventando soprattutto SUV?

L’offerta elettrica è fortemente orientata verso le dimensioni maggiori. Nel 2025 circa metà dei modelli elettrici disponibili globalmente era SUV; considerando tutti i veicoli di grandi dimensioni, la quota arrivava quasi al 70% secondo l’IEA.

Il SUV consuma sempre più di una berlina?

Il confronto dipende da motore, peso, aerodinamica e dimensioni dei modelli specifici. In media, però, maggiore massa e superficie frontale richiedono più energia. L’IEA rileva per i SUV termici consumi ed emissioni superiori rispetto alle auto medie convenzionali.

Perché il successo dei SUV è anche un tema di Brand Governance per Bliss?

Quando molti prodotti condividono la stessa architettura, la riconoscibilità dipende maggiormente dai codici che il brand decide di proteggere: proporzioni, frontale, interni, linguaggio, esperienza, software e servizio. La Brand Governance serve a definire questi elementi e a mantenerli coerenti mentre gamme e mercati cambiano.

Fonti e riferimenti
  1. International Energy Agency, Carbon emissions fell across all sectors in 2020 except for one - SUVs
  2. ICCT, European Vehicle Market Statistics 2024/25
  3. JATO Dynamics, Automotive Signals Investors Should Watch in 2026 - Signal 01: The SUV Effect
  4. Bliss, Ferrari Luce e il paradosso del brand che si trasforma
  5. International Energy Agency, Global EV Outlook 2026 - Trends in electric cars
  6. UNRAE, Mercato autovetture: agosto ancora in crescita (+3,2%) ma la frenata prosegue
  7. Bliss, Settore Automotive 2026: i segnali che stanno cambiando il mercato
  8. Bliss, Brand Management e Brand Governance: differenze
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