Si parla sempre del Made in Italy: e a ragione. Le produzioni italiane d’eccellenza, esportate nel mondo, contribuiscono per circa un terzo del Prodotto Interno Lordo nazionale. Il 32,2%, per essere precisi.
Nel solo 2025 l’Italia ha esportato beni per 643,2 miliardi di euro: il 3,3% in più rispetto al 2024. Di questa quota, la Germania è il paese che ha comprato di più, da noi: assorbendo l’11,2%. Seguono gli Stati Uniti con il 10,8%, e la Francia con il 10,1%.
Questi sono i tre mercati che comprano di più dall’Italia in termini di valore. Ma dietro di loro, la graduatoria sta cambiando in fretta. Segno di un mondo in evoluzione, che sta vedendo alterarsi le dinamiche di potere. Ed occhio, perché per chi guida un’azienda affacciata al mercato internazionale, sapere di più su questa composizione conta più della semplice crescita del totale. Il Made in Italy, d’altronde, viene acquistato attraverso linguaggi di valore differenti: heritage, stile e desiderabilità in alcuni settori; competenza tecnica, affidabilità produttiva, certificazioni e know-how in altri.
Scopriamo allora insieme come si compone questa nuova classifica, quanto è cambiata negli anni, e come evolveranno nei prossimi anni le scelte di brand positioning legate al Made in Italy: e cioè, quale dovranno rendere riconoscibli i brand, a quale buyer e con quali prove. Un marchio può essere molto italiano e risultare comunque poco rilevante nel Paese in cui sta cercando di crescere.
Come è cresciuto l’export italiano
Esportazioni di beni in miliardi di euro correnti
In sei anni il valore è cresciuto di circa un terzo, ma la crescita non è stata continua: al crollo del 2020 è seguito un salto di oltre duecento miliardi in due anni, poi tre anni di consolidamento fra i 620 e i 630 miliardi, e infine il record del 2025.
Il dato 2024 è ricavato dal valore 2025 e dall’incremento di 20,4 miliardi indicato da ICE. Valori correnti, non corretti per l’inflazione: parte della crescita 2021-2022 riflette l’aumento dei prezzi, non dei volumi.
Fonti: ISTAT e ICE.
Chi compra di più, e chi sta accelerando
La Germania resta il primo mercato di sbocco dell’export italiano. Gli Stati Uniti, come dicevamo, sono secondi e nel 2025 hanno aumentato gli acquisti dall’Italia del 7,2%, nonostante il nuovo contesto tariffario. La Francia completa il podio e mantiene una quota superiore al 10%.
Nel primo semestre 2026 il quadro resta positivo: le esportazioni italiane sono cresciute del 4,5%, raggiungendo 337,2 miliardi di euro. Tra i mercati seguiti dal Piano d’azione per l’export, la Cina è cresciuta del 19% e l’India del 4,2%; gli Stati Uniti sono rimasti in territorio positivo con un +2%.
Il Piano d’azione del MAECI amplia ulteriormente la mappa dei mercati ad alto potenziale: Turchia, Cina, Emirati Arabi Uniti, Messico, Arabia Saudita, Brasile, India, Paesi ASEAN come Thailandia, Vietnam e Indonesia, oltre ad alcuni mercati africani, balcanici e latinoamericani. Il criterio sembra essere diventato, quindi, la diversificazione. Rispetto al passato, l’Italia ha aumentato sempre di più il proprio ventaglio di partner strategici, forse per ridurre la dipendenza dalle singole entità nazionali.
Aprile 2026 ha dimostrato la bontà di questa strategia: l’export italiano è cresciuto dell’8,8% su base annua, con un +12% verso i mercati extra-UE e un +5,9% verso quelli UE. ISTAT segnala nello stesso mese forti aumenti verso la Svizzera, la Cina e gli Stati Uniti.
Chiaramente, il dato di un mese non potrà dirci se la strategia abbia effettivamente avuto successo, ma potrà aiutarci a capire dove si sta formando nuova domanda.
Chi compra di più il Made in Italy
Quota sulle esportazioni italiane di beni, 2025 (totale 643,2 miliardi di euro)
Chi sta crescendo di più
I tre mercati principali valgono insieme circa un terzo del totale. Il primo compratore è anche quello che cresce meno: la Germania aggiunge il 2,3%, gli Stati Uniti il 7,2% nonostante i dazi, la Svizzera il 16,3%.
Fonti: ISTAT e ICE, dati 2025.
Chi compra di più il Made in Italy, che prima non lo comprava?
Guardare soltanto ai primi posti della classifica rischia però di nascondere il cambiamento più interessante di tutti: ovvero la composizione di chi, fino a pochi anni fa, non era nemmeno in lista. Ma che oggi sta scalando posizioni in fretta.
Il caso più evidente è sicuramente quello degli Emirati Arabi Uniti. Nel 2024 l’export italiano verso il Paese ha raggiunto 7,9 miliardi di euro: in crescita del 19,4% in un solo anno. Nel 2025, poi, questa crescita è proseguita con un ulteriore +19,7%. Una doppia accelerazione che va ben oltre il lusso e la moda, espandendosi a macchinari, arredamento, alimentare, tecnologie e altri comparti del Made in Italy.
Ancora più netto è il percorso dell’Arabia Saudita. Le esportazioni italiane sono passate da circa 4,1 miliardi di euro nel 2022 a 4,9 miliardi nel 2023 e 6,2 miliardi nel 2024. In due anni, quindi, il valore è cresciuto di oltre il 50%. La trasformazione economica legata a Vision 2030 sta creando domanda in settori nei quali l’Italia possiede competenze particolarmente spendibili: macchinari, infrastrutture, farmaceutica, moda, arredo ed energie rinnovabili.
Poi c’è l’India, forse il mercato da osservare con maggiore attenzione nel medio periodo. Le esportazioni italiane hanno superato i 5,7 miliardi di euro nel 2025, circa il 30% in più rispetto al 2019. Nello stesso anno sono cresciute del 9,4% e nel primo semestre del 2026 hanno aggiunto un ulteriore 4,2%. Una popolazione enorme, una classe media in espansione e una base industriale sempre più sofisticata stanno aumentando il numero di potenziali buyer per beni di consumo e soluzioni B2B italiane. Qualcosa da non sottovalutare.
Insomma, mercati dai voluti ancora lontani rispetto ai grandi partner occidentali. Il futuro però (soprattutto se si tiene conto anche della Cina) sembra essere sempre più orientale per il Bel Paese. E per un’azienda che pianifica la propria espansione internazionale, capire chi sta iniziando a comprare conta quasi quanto sapere chi compra già di più.
Chi ha iniziato a comprare
Esportazioni italiane di beni, miliardi di euro. Scala identica nei tre riquadri
Emirati Arabi Uniti
+19,4% nel 2024, +19,7% nel 2025
Macchinari, arredamento, alimentare e tecnologie. Due anni consecutivi di crescita vicina al 20%.
Arabia Saudita
oltre +50% in due anni
Domanda creata da Vision 2030: infrastrutture, macchinari, farmaceutica, moda, arredo, rinnovabili.
India
+9,4% nel 2025, +4,2% nel primo semestre 2026
Il mercato più lento dei tre, ma con la traiettoria più lunga: popolazione, classe media in espansione, base industriale in crescita.
I tre mercati insieme valgono circa 21 miliardi di euro: meno di un terzo del solo mercato tedesco. È il motivo per cui non compaiono nelle classifiche e, allo stesso tempo, il motivo per cui contano: la posizione si costruisce prima che il mercato diventi grande.
Gli asterischi indicano valori ricostruiti a partire dalle variazioni percentuali dichiarate, non rilevazioni dirette.
Il Made in Italy viene comprato per ragioni diverse
Una borsa, una macchina utensile, un farmaco e un formaggio possono condividere la stessa origine geografica e arrivare sul mercato con promesse completamente diverse. In un caso prevalgono estetica, storia, riconoscibilità e status. In un altro entrano in primo piano prestazioni, processo, precisione, certificazioni e capacità di integrazione.
Per molte imprese industriali questo rende centrale anche il marketing B2B: il buyer internazionale vuole capire applicazioni, compatibilità, rischio, tempi, assistenza e ritorno economico. La provenienza italiana può rafforzare la fiducia quando viene accompagnata da prove abbastanza specifiche da sostenere la decisione.
La farmaceutica ne è un esempio. La crescita del 28,5% registrata nel 2025 deriva da dinamiche industriali, commerciali e internazionali più ampie e si sviluppa in un settore dove regolazione, investimenti, qualità e competenze specialistiche alzano le barriere. Questo rende il valore più difficile da imitare attraverso la sola superficie del brand.
Lo stesso principio riguarda brevetti, know-how e tecnologie proprietarie. Quando la differenza competitiva vive dentro una soluzione tecnica, una strategia su brevetti e proprietà intellettuale può trasformare quella competenza in un asset più difendibile sui mercati internazionali.
Italian sounding: quando la reputazione dell’Italia viene comprata da altri
Nel 2026 una ricerca commissionata da Made in Italy Community a TP Infinity ha coinvolto 1.000 consumatori italiani e 800 consumatori esteri. Nel campione internazionale, il 45% ha dichiarato di aver acquistato almeno una volta un prodotto falsamente italiano e il 28% di averlo preferito all’originale (Made in Italy Day 2026).
È un dato di survey, e quindi va preso con le pinze. Resta comunque un segnale interessante: l’immaginario italiano è abbastanza forte da essere imitato e, in alcuni casi, abbastanza generico da permettere al falso di appropriarsi di una parte del valore percepito.
Qui la brand awareness è soltanto il primo livello. Essere riconosciuti serve; il passaggio successivo consiste nel rendere riconoscibile anche la differenza tra l’originale e ciò che ne utilizza i codici. Provenienza, tracciabilità, processo, distribuzione, servizio e caratteristiche verificabili possono rendere quella differenza più leggibile.
Il mercato giusto dipende dal tipo di vantaggio
La crescita internazionale diventa più ordinata quando l’azienda separa tre domande. Dove esiste domanda sufficiente? Dove il proprio vantaggio è comprensibile? Dove l’impresa possiede distribuzione, capacità operativa e risorse per difenderlo nel tempo?
Per rispondere serve osservare anche i concorrenti. Prezzi, partnership, assunzioni, distributori, nuovi stabilimenti e mosse di portafoglio mostrano spesso prima dei dati annuali dove un mercato sta diventando più attraente. È il terreno della Competitive Intelligence, utile soprattutto quando l’espansione richiede investimenti difficili da invertire.
Il Made in Italy continua a essere un vantaggio potenziale. Il suo valore cambia però da categoria a categoria e da mercato a mercato. Un buyer tedesco di macchinari, un consumatore americano di moda e un partner farmaceutico asiatico attribuiscono alla stessa origine significati diversi.
La domanda per il vertice è quindi questa: quale parte dell’Italia sta comprando il mercato che vogliamo conquistare, e abbiamo costruito il brand per renderla evidente?
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Domande frequenti
Quali sono i principali mercati del Made in Italy?
Nel 2025 i primi mercati di destinazione dell’export italiano sono stati Germania, Stati Uniti e Francia, con quote rispettivamente dell’11,2%, 10,8% e 10,1%. La graduatoria per valore va distinta dai mercati a maggiore crescita prospettica o recente, che possono essere molto più piccoli in termini assoluti.
Quali mercati stanno crescendo di più nel 2026?
Nel primo semestre 2026 l’export italiano è cresciuto del 4,5%. Tra i mercati seguiti dal Piano d’azione per l’export, la Cina ha registrato +19% e l’India +4,2%. Il Piano include inoltre ASEAN, Medio Oriente, America Latina e altri mercati extra-UE ad alto potenziale.
Che cosa significa Italian sounding?
Indica prodotti, nomi, immagini o confezioni che richiamano l’Italia senza avere necessariamente origine italiana. Il fenomeno sfrutta la reputazione associata al Made in Italy e può rendere più difficile per i brand originali far percepire la propria specificità.
Quali settori italiani hanno trainato l’export nel 2025?
La farmaceutica è cresciuta del 28,5% ed è stata il contributore principale alla crescita dell’export. Sono cresciuti anche metalli e prodotti in metallo e agroalimentare, mentre la meccanica ha mantenuto un peso molto rilevante in valore assoluto.
Come può Bliss aiutare un brand Made in Italy a crescere sui mercati internazionali?
Bliss può lavorare sulla diagnosi del mercato, sul posizionamento, sulla Competitive Intelligence e sulla Brand Governance prima dell’esecuzione. Il punto è chiarire quale valore deve diventare riconoscibile nel Paese target, come differenziarlo dai competitor e quali criteri devono restare coerenti quando cambiano canali, partner e mercati.
Fonti e riferimenti
- ISTAT-ICE, Annuario statistico 2026: Commercio estero e attività internazionali delle imprese
- ICE Agenzia, Export dicembre 2025: il Made in Italy cresce del 3,3% e raggiunge 643 miliardi
- ISTAT, Commercio con l’estero e prezzi all’import - Aprile 2026
- Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Dati export primo semestre 2026 confermano validità del Piano per l’export
- Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Piano d’Azione per l’Export
- Made in Italy Community e TP Infinity, Made in Italy: l’86% degli italiani compra prodotti nazionali, ma all’estero un consumatore su due cade nell’Italian sounding
- Bliss, Brand positioning: come costruirlo, misurarlo e mantenerlo nel tempo
- Bliss, Brand Awareness: cos’è e come si misura
- Bliss, Come brevettare un’idea o un’invenzione nel 2026: la guida definitiva
- Bliss, Agenzia Marketing B2B
- Bliss, Competitive Intelligence: cos’è e come analizzare davvero i competitor
- Bliss, Case Study

