Il patto di famiglia è il contratto con cui un imprenditore trasferisce in tutto o in parte l’azienda, o chi possiede quote di società trasferisce in tutto o in parte le partecipazioni, a uno o più discendenti (codice civile, art. 768-bis). Si fa davanti a un notaio, con la partecipazione del coniuge e di tutti coloro che sarebbero eredi legittimari, e chi riceve l’impresa liquida gli altri partecipanti, salvo rinuncia.
È lo strumento che il diritto italiano ha previsto per rendere stabile il passaggio generazionale dell’impresa: quanto ricevuto da chi partecipa non è soggetto a collazione né a riduzione (art. 768-quater). Per questo è uno dei punti di partenza di chi guida le imprese familiari e pianifica il passaggio.
Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce la consulenza di un notaio o di un avvocato: ogni patto di famiglia va costruito sul caso concreto.
Il patto di famiglia in 3 punti chiave
Riguarda l’impresa, non il patrimonio in generale
Ha per oggetto l’azienda o le partecipazioni societarie, e il beneficiario è un discendente.
Coinvolge tutti i legittimari
Il coniuge e chi sarebbe erede legittimario devono partecipare. Chi riceve l’impresa liquida gli altri con denaro o beni, salvo rinuncia.
Ha regole formali e fiscali precise
Richiede l’atto pubblico a pena di nullità e, per i benefici fiscali, impegni da rispettare per almeno cinque anni.
Patto di famiglia: cos’è e cosa dice il codice civile
Chi cerca che cos’è un patto di famiglia trova la risposta nel patto di famiglia codice civile: gli articoli da 768-bis a 768-octies, introdotti dalla legge 14 febbraio 2006, n. 55. Prima di quella legge un accordo del genere era escluso dal divieto dei patti successori (Studio Busani). Il patto di famiglia è l’eccezione che permette di organizzare la successione dell’impresa mentre l’imprenditore è in vita.
Che tipo di contratto è il patto di famiglia? È un contratto di trasferimento a titolo gratuito: l’assegnatario non paga un prezzo all’imprenditore. Il suo obbligo è un altro, la liquidazione degli altri partecipanti, che vedremo più avanti.
Gli articoli del Codice civile che regolano il patto
Definizione: trasferimento di azienda o partecipazioni a uno o più discendenti
Forma: atto pubblico, a pena di nullità
Chi partecipa, liquidazione dei legittimari, esclusione da collazione e riduzione
Impugnazione per errore, dolo o violenza entro un anno
Legittimari che non hanno partecipato: diritto alla somma più interessi legali
Scioglimento o modifica con nuovo contratto; recesso solo se previsto
Controversie e tentativo di conciliazione
Gli articoli sono stati introdotti nel Codice civile dalla legge 55 del 2006.
A cosa serve il patto di famiglia
A cosa serve il patto di famiglia lo si può capire bene guardando che cosa evita. Senza un accordo, il passaggio dell’impresa può aprirsi alla morte dell’imprenditore con eredi che chiedono la riunione dei beni, la collazione delle donazioni ricevute o la riduzione di quelle che avrebbero leso la loro quota.
Il patto di famiglia anticipa quel confronto. Fa decidere in vita chi guiderà l’impresa, mette a verbale quanto spetta agli altri familiari e, una volta eseguito, mette il trasferimento al riparo da collazione e riduzione. Le ragioni per cui lo si sceglie sono tre:
- Stabilità. Chi riceve l’azienda sa che quanto ha ricevuto non è soggetto a collazione né a riduzione.
- Equità dichiarata. Gli altri legittimari ricevono la loro quota in denaro o in beni, oppure vi rinunciano consapevolmente, davanti al notaio.
- Continuità. L’impresa passa a una persona scelta, non frammentata tra tutti gli eredi.
Chi può stipulare un patto di famiglia e chi deve partecipare
Quando ci si chiede chi deve partecipare al patto di famiglia, la regola è nell’art. 768-quater; il quale specifica che i soggetti sono tre:
- Il disponente. L’imprenditore che trasferisce l’azienda, oppure chi è titolare di quote o azioni e le trasferisce. La legge parla di discendenti: non rientrano, ad esempio, un fratello o un socio esterno.
- L’assegnatario o gli assegnatari. Uno o più discendenti, anche non figli, come i nipoti.
- Il coniuge e tutti i legittimari. Devono partecipare il coniuge e tutte le persone che sarebbero legittimari se la successione si aprisse in quel momento. Sono i legittimari: i familiari a cui la legge riserva una quota dell’eredità.
Sul patto di famiglia tra fratelli conviene precisare: non si stipula “tra fratelli”, perché il disponente è il genitore. I fratelli dell’assegnatario partecipano come legittimari e ricevono la liquidazione della loro quota, oppure vi rinunciano.
L’oggetto è l’azienda o le partecipazioni societarie. Un patto di famiglia con immobili è possibile solo se l’immobile fa parte dell’azienda: una casa o un terreno detenuti a titolo personale, fuori da un’attività d’impresa, non rientrano nella definizione dell’art. 768-bis e vanno regolati con altri strumenti.
Come funziona il patto di famiglia, passo per passo
La stipula di un patto di famiglia segue un percorso in sei passi.
- Scegliere l’assegnatario. È la parte più umana e spesso la più lunga: serve un successore disponibile e preparato, tema che si lega alla succession planning. Se il figlio previsto non vuole il ruolo, il problema cambia natura: ne parla la guida su cosa fare quando tuo figlio non vuole ereditare la tua azienda.
- Valutare l’azienda. Il valore su cui si calcolano le quote dei legittimari si determina con una perizia, di solito allegata all’atto.
- Individuare i legittimari e le loro quote. Con il notaio si verifica chi deve partecipare, tenendo conto anche di chi potrebbe sopravvenire.
- Definire la liquidazione. In denaro, in beni o con rinuncia, totale o parziale, degli altri partecipanti.
- Stipulare l’atto pubblico. Il notaio redige l’atto, che è nullo senza questa forma (art. 768-ter).
- Rispettare gli adempimenti fiscali. Per l’esenzione dall’imposta di donazione serve una dichiarazione di impegno e il rispetto delle condizioni per almeno cinque anni.
Liquidazione dei legittimari: chi paga e quanto
È il cuore economico dell’operazione. Secondo l’art. 768-quater, chi riceve l’azienda o le partecipazioni deve liquidare gli altri partecipanti pagando una somma corrispondente al valore delle quote di legittima, salvo che questi vi rinuncino in tutto o in parte. Le parti possono anche stabilire che la liquidazione avvenga in tutto o in parte in natura. In alternativa, lo stesso imprenditore può assegnare agli altri partecipanti altri beni, che si imputano alle loro quote di legittima al valore fissato nel contratto.
La liquidazione ha anche un aspetto fiscale da conoscere. Con la risoluzione n. 12/E del 14 febbraio 2025 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che alle attribuzioni compensative a favore dei legittimari non assegnatari si applicano aliquota e franchigia in base al rapporto di parentela tra l’imprenditore e ciascun legittimario, e non tra assegnatario e legittimario. L’esenzione dell’art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 346/1990 riguarda solo il trasferimento al discendente (Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 12/E del 2025).
Resta il caso di chi non ha partecipato. Il coniuge o un legittimario che non ha preso parte al patto, tipicamente chi è sopravvenuto dopo la firma perché chi esisteva doveva partecipare, può chiedere ai beneficiari, all’apertura della successione, il pagamento della somma prevista dall’art. 768-quater, aumentata degli interessi legali (art. 768-sexies). Per questo il notaio verifica con attenzione chi deve essere presente alla firma.
Patto di famiglia, donazione e testamento: le differenze
La differenza tra patto di famiglia e donazione di azienda è tra le domande più cercate rispetto a questo tema. La sua risposta va cercata in ciò che succede ai diritti degli altri eredi.
Patto di famiglia, donazione e testamento a confronto
| Patto di famiglia | Donazione di azienda | Testamento | |
|---|---|---|---|
| Quando produce effetto | In vita, con il trasferimento | In vita, con il trasferimento | Alla morte |
| Altri legittimari | Partecipano e vengono liquidati oppure rinunciano | Non partecipano necessariamente | Non partecipano |
| Collazione e riduzione | Escluse per quanto ricevuto con il patto | Si applicano le regole ordinarie | Si applicano le regole ordinarie |
| Modifica | Solo con nuovo contratto tra gli stessi soggetti, o per recesso se previsto | Secondo le regole della donazione | Revocabile dal testatore |
La differenza decisiva sta nella terza riga: solo il patto mette al riparo quanto ricevuto da collazione e riduzione, ed è il motivo per cui si sceglie nonostante richieda il consenso di tutti.
Tra patto di famiglia e testamento la differenza è soprattutto nella certezza: il testamento può essere revocato in qualsiasi momento e la sua efficacia arriva alla morte, il patto vincola le parti da subito e può essere sciolto solo nei modi previsti dall’art. 768-septies.
Quanto costa un patto di famiglia?
Il patto di famiglia non ha un costo standard. Dipende infatti dal valore dell’azienda, dal numero dei partecipanti e dalla complessità dell’operazione. Le voci da considerare sono quattro:
- Notaio. L’atto pubblico è obbligatorio e comporta l’onorario notarile e le spese dell’atto.
- Perizia. Serve a fissare il valore dell’azienda o delle partecipazioni.
- Imposte. I trasferimenti a discendenti di aziende, rami d’azienda, quote e azioni possono essere esenti da imposta di donazione, ma solo se si rispettano le condizioni previste.
- Liquidazione dei legittimari. È di norma la voce più pesante e va finanziata: in denaro, in beni o con rinuncia.
Le condizioni dell’esenzione sono precise (Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 12/E del 2025). Per chi riceve un’azienda, l’attività d’impresa deve proseguire per almeno cinque anni. Per le società di capitali di cui all’art. 73, comma 1, lett. a), del TUIR, il controllo va mantenuto per almeno cinque anni. Per le altre quote si deve mantenere la titolarità per lo stesso periodo. Il beneficiario deve rendere la dichiarazione di impegno. Se le condizioni non vengono rispettate si perde l’esenzione e si pagano l’imposta ordinaria, la sanzione e gli interessi.
Vantaggi e svantaggi del patto di famiglia
I vantaggi del patto di famiglia e i suoi limiti vanno letti insieme.
Vantaggi e svantaggi del patto di famiglia
Vantaggi
- Il trasferimento è stabile: quanto ricevuto non è soggetto a collazione né a riduzione
- Il successore è scelto in vita, con tempi e modi decisi dall’imprenditore
- La liquidazione degli altri familiari è definita e documentata
- Possibile esenzione dall’imposta di donazione
- Riduce le occasioni di conflitto alla morte dell’imprenditore
Svantaggi
- Servono il consenso e la presenza di tutti i legittimari
- L’assegnatario deve trovare la liquidità per liquidare gli altri partecipanti
- Il vincolo è difficile da modificare: serve un nuovo contratto o il recesso previsto
- L’esenzione si perde se non si rispettano gli impegni per cinque anni
- Chi sopravvive può chiedere la propria somma più interessi, secondo l’articolo 768-sexies
Impugnazione e scioglimento del patto di famiglia
Come può essere impugnato il patto di famiglia: l’art. 768-quinquies prevede che si possa impugnare per gli stessi vizi di ogni contratto, cioè errore, violenza e dolo, e che l’azione si prescriva in un anno, un termine più breve dei cinque anni dell’annullamento ordinario.
Lo scioglimento del patto di famiglia segue l’art. 768-septies. Le stesse persone che l’hanno firmato possono scioglierlo o modificarlo con un nuovo contratto, che deve avere le stesse caratteristiche e gli stessi presupposti. Il recesso è ammesso solo se il patto lo prevede espressamente, con una dichiarazione agli altri contraenti certificata da un notaio.
Cosa il patto di famiglia non risolve: l’angolo della governance
Il patto regola la proprietà e il rapporto tra gli eredi. Non decide come si governa l’impresa il giorno dopo la firma. Come ricorda la guida al passaggio generazionale, la parte più difficile spesso non è giuridica o fiscale: riguarda identità, ruoli e fiducia.
Dove finisce il contratto e dove comincia la governance
| Il patto di famiglia risolve | Resta da governare |
|---|---|
| Chi riceve l’azienda o le quote | Chi decide cosa, e dove finisce il ruolo del fondatore |
| Quanto spetta agli altri legittimari | Il rapporto tra famiglia, proprietà e gestione, tema della family governance |
| La stabilità del trasferimento | La dipendenza dalla figura del fondatore, che la de-founder-izzazione del brand affronta sul piano dell’identità |
| La forma e gli impegni fiscali | Come si comunica il passaggio a clienti, dipendenti e mercato, che richiede un piano in fasi come descrive la guida su come comunicare il passaggio generazionale |
Il patto di famiglia decide la proprietà. Non decide chi comanda, come si comunica il cambio e che cosa resta del brand quando il fondatore esce di scena: quella è un’altra categoria di lavoro, e va affrontata prima dell’atto, non dopo.
Tre domande utili da porsi prima di andare dal notaio: il successore ha le competenze e l’autorevolezza per guidare l’impresa? I familiari esclusi dalla gestione hanno un ruolo, o un canale per essere informati? Esiste un luogo in cui famiglia, proprietà e management si confrontano senza che le decisioni aziendali diventino decisioni di famiglia?
Esempio e schema di un patto di famiglia
Un esempio di scuola, senza valori di legge o di mercato: un imprenditore con un’azienda manifatturiera, il coniuge e tre figli, di cui uno lavora in azienda. Il disponente trasferisce l’azienda al figlio che la guida, l’assegnatario. Il coniuge e gli altri due figli partecipano all’atto e ricevono denaro o altri beni pari alla loro quota di legittima, oppure rinunciano in tutto o in parte. L’azienda è valutata da un perito, il notaio redige l’atto pubblico e l’assegnatario si impegna a proseguire l’attività per almeno cinque anni.
Lo schema di patto di famiglia che il notaio costruisce contiene di solito questi elementi:
- Parti: disponente, assegnatario o assegnatari, coniuge e legittimari.
- Oggetto: l’azienda o le partecipazioni, descritte con precisione.
- Valore: il valore attribuito, con riferimento alla perizia.
- Liquidazione: importi, modalità e tempi di pagamento, beni assegnati agli altri partecipanti, rinunce.
- Imputazione: come quanto ricevuto si imputa alla quota di legittima.
- Impegni fiscali: la dichiarazione di impegno e la durata dei vincoli.
- Recesso e scioglimento: se il patto prevede il recesso e con quali modalità.
Non è un fac simile da compilare: lo schema serve a prepararsi al confronto con il notaio, che adatta ogni clausola alla famiglia e all’impresa.
Richiedi un confronto
Il patto trasferisce la proprietà. L’impresa va tutelata anche dopo
Un passaggio generazionale ben costruito non si esaurisce nell’atto pubblico: accanto al contratto servono ruoli definiti, un’identità di marca che regga quando il fondatore esce di scena e un piano per comunicare il cambio a clienti, dipendenti e mercato. È la parte che decide se l’impresa arriva intera alla generazione successiva, e la affrontiamo insieme a chi segue gli aspetti legali e fiscali.
Domande frequenti
Cosa consiste il patto di famiglia?
È un contratto con cui un imprenditore trasferisce l’azienda, o il titolare di quote trasferisce le partecipazioni, a uno o più discendenti, con la partecipazione del coniuge e dei legittimari. Chi riceve l’impresa liquida gli altri partecipanti, che possono anche rinunciare alla liquidazione.
Quanto costa fare un patto di famiglia?
Non esiste una cifra fissa: dipende dal valore dell’azienda e dalla complessità. Le voci sono notaio, perizia, eventuali imposte e la liquidazione dei legittimari, che di solito è la più rilevante. L’esenzione dall’imposta di donazione richiede condizioni da rispettare per cinque anni.
Qual è la differenza tra un patto di famiglia e una donazione di azienda?
Nel patto di famiglia partecipano anche il coniuge e i legittimari, che vengono liquidati o rinunciano, e quanto ricevuto non è soggetto a collazione né a riduzione. Nella donazione di azienda queste tutele non si applicano e restano valide le regole ordinarie sulla successione.
Quali sono i vantaggi di un patto di famiglia?
Rende stabile il trasferimento dell’impresa, permette di scegliere il successore in vita, definisce la liquidazione degli altri familiari e, a certe condizioni, può beneficiare dell’esenzione dall’imposta di donazione. Richiede però il consenso dei legittimari, la liquidità per liquidarli e il rispetto degli impegni fiscali.
A cosa serve il patto di famiglia?
Serve a trasferire in vita l’azienda o le partecipazioni a un discendente, regolando in anticipo i diritti degli altri legittimari e riducendo la probabilità di contestazioni alla morte dell’imprenditore.
A quale categoria di imprenditori si applica il patto di famiglia?
L’art. 768-bis parla di imprenditore e di titolare di partecipazioni societarie che trasferiscono a discendenti. Dimensione e settore non sono indicati dalla norma. Se l’attività è a metà tra impresa e gestione patrimoniale, conviene verificare con un notaio che l’oggetto rientri nella definizione di legge.
Chi deve partecipare al patto di famiglia?
Oltre al disponente e all’assegnatario devono partecipare il coniuge e tutte le persone che sarebbero legittimari se la successione si aprisse al momento della firma (art. 768-quater).
Chi è tenuto a compensare gli altri partecipanti?
Di regola l’assegnatario, che liquida gli altri con una somma pari alle loro quote di legittima, in denaro o in natura, salvo rinuncia. L’imprenditore può anche assegnare agli altri partecipanti beni propri, che si imputano alle loro quote.
Come può essere impugnato il patto di famiglia?
Per errore, violenza o dolo, con azione da proporre entro un anno (art. 768-quinquies). Un legittimario che non ha partecipato può inoltre chiedere ai beneficiari, all’apertura della successione, la somma dovuta più interessi legali (art. 768-sexies).
Che differenza c’è tra testamento e patto di famiglia?
Il testamento ha effetto alla morte, è revocabile e le quote riservate agli eredi possono essere rivendicate secondo le regole ordinarie. Il patto di famiglia produce effetto subito, richiede il consenso dei legittimari e si può modificare solo con le procedure dell’art. 768-septies.
Come si stipula un patto di famiglia?
Con atto pubblico davanti a un notaio, a pena di nullità (art. 768-ter). Prima si sceglie l’assegnatario, si valuta l’azienda, si individuano i legittimari e si decide la liquidazione. Poi si firma l’atto e si presenta la dichiarazione fiscale per l’esenzione.
Il patto di famiglia vale anche per gli immobili?
Solo se l’immobile fa parte dell’azienda. L’art. 768-bis riguarda aziende e partecipazioni societarie: un immobile detenuto a titolo personale, fuori dall’attività d’impresa, non rientra.
Fonti e riferimenti
- Codice civile, libro secondo, titolo IV, capo V-bis, artt. 768-bis e ss. (testo e note riprodotti da Brocardi.it), art. 768-bis
- Codice civile, art. 768-ter, “Forma”
- Codice civile, art. 768-quater, “Partecipazione”
- Codice civile, art. 768-quinquies, “Vizi del consenso”
- Codice civile, art. 768-sexies, “Rapporti con i terzi”
- Codice civile, art. 768-septies, “Scioglimento”
- Codice civile, art. 768-octies, “Controversie”
- Studio Busani, Il patto di famiglia

