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Economia e Finanza

SpaceX dopo l’IPO: da 225 a 142 dollari. Cosa è successo davvero

Tre mesi fa avevamo messo in dubbio le previsioni su SpaceX. Oggi il titolo vale il 37% meno del picco. Avevamo ragione? La risposta è più interessante di un sì.

Il 9 giugno, tre giorni prima della quotazione, avevamo scritto una cosa semplice: quando chi produce una previsione guadagna se quella previsione si avvera, prima dei numeri bisogna guardare gli incentivi.

Avevamo evitato di prevedere il crollo di SpaceX. Avevamo preferito fare una domanda. Perché quasi tutte le istituzioni che descrivevano l’IPO come un’occasione irripetibile erano anche coinvolte nei fondi, nel collocamento o nelle commissioni generate da quell’operazione?

Poi SpaceX è andata in borsa.

Il titolo è stato collocato a 135 dollari, ha aperto a 150 e ha chiuso il primo giorno a 160,95. Quattro giorni dopo ha raggiunto 225,64 dollari. Il 3 agosto è sceso fino a 104,83. Alla chiusura del 1° settembre valeva 142,23 dollari: poco più del prezzo di offerta e quasi il 37% sotto il massimo.

In meno di tre mesi, il mercato ha attribuito a SpaceX quasi un trilione di dollari in più e poi glielo ha tolto.

Sarebbe facile chiamarlo fallimento. Sarebbe anche sbagliato. I numeri raccontano una storia più interessante: il mercato ha prima comprato SpaceX come una promessa unica, poi ha iniziato a valutare separatamente le aziende che contiene.

140,71USD ↓ 12,58% −20,24 ultimi 6 mesi

Chiuso: 2 set, 18:42 GMT−4 · After hours 140,36 −0,35 (0,25%)

Andamento del titolo negli ultimi sei mesi Il prezzo parte da circa 161 dollari, tocca un massimo di 202 a fine giugno, scende fino a un minimo di circa 107 a inizio agosto e risale fino a 140,71 dollari il 2 settembre. 100 120 140 160 180 200 24 giu 7 lug 17 lug 29 lug 10 ago 20 ago 1 set
Apertura142,68
Capitalizz.1,91 Bln
Dividendo
Massimo143,10
Rapp. P/E
Div. trim.
Minimo138,17
Max 52 sett.225,64
Min 52 sett.104,83

Andamento ridisegnato a partire dal grafico originale: la curva riproduce la forma, non le quotazioni giornaliere esatte.

SpaceX è tre aziende dentro lo stesso titolo

Il primo bilancio trimestrale dopo la quotazione ha reso visibile la struttura che la narrativa dell’IPO teneva insieme con una sola parola.

SpaceX oggi comprende un’attività di connettività satellitare che genera cassa, un’infrastruttura spaziale che richiede investimenti continui e un segmento di intelligenza artificiale capace di crescere a velocità straordinaria mentre assorbe capitale con la stessa velocità.

Nel secondo trimestre del 2026 i ricavi complessivi hanno raggiunto 7,814 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. La perdita netta si è ridotta a 541 milioni. A prima vista sono risultati migliori delle attese. Il problema arriva quando si apre il cofano.

Il segmento Connectivity, costruito attorno a Starlink, ha generato 4,291 miliardi di dollari di ricavi trimestrali e 1,656 miliardi di utile operativo. Starlink ha raggiunto 12 milioni di linee attive, il doppio rispetto a giugno 2025. È la parte più leggibile del gruppo: abbonamenti ricorrenti, domanda reale, margini già visibili.

C’è però un numero meno fotogenico. Il ricavo medio mensile per abbonato è sceso da 85 a 66 dollari. La crescita internazionale allarga la base, mentre i piani più economici abbassano la monetizzazione media. Starlink cresce molto, dunque. Ogni nuovo cliente, però, vale mediamente meno del precedente.

Questo non distrugge il modello. Spiega perché dodici milioni di abbonati e una rete dominante possano sostenere SpaceX senza riuscire, da soli, a giustificare una capitalizzazione vicina a 1,9 trilioni di dollari.

Volano più razzi di quanti ne paghino i clienti

Il segmento spaziale ha registrato 962 milioni di dollari di ricavi e una perdita operativa di 542 milioni nel trimestre. SpaceX ha completato 37 lanci Falcon, ma soltanto 10 trasportavano principalmente il carico di un cliente. Gli altri 27 servivano soprattutto il sistema interno. Anche l’unico lancio di Starship del periodo è stato classificato come interno.

È una distinzione importante. Il numero di lanci misura la capacità industriale. I lanci pagati da clienti esterni misurano il mercato. SpaceX può battere record operativi e contemporaneamente spendere più di quanto incassa dal trasporto spaziale, perché gran parte di quella capacità viene usata per costruire le altre attività del gruppo.

Starship rimane l’elemento capace di cambiare ogni previsione. Finché la frequenza commerciale non diventa ripetibile, però, quella capacità appartiene ancora al futuro. E il futuro, in borsa, ha sempre un prezzo presente.

xAI ha trasformato la promessa in Capex

La parte che ha cambiato davvero il profilo finanziario di SpaceX è xAI, acquisita a febbraio. Nel secondo trimestre il segmento AI ha prodotto 2,561 miliardi di ricavi, più del triplo rispetto all’anno precedente, e una perdita operativa di 1,257 miliardi. La crescita esiste. Il suo costo è ancora più grande.

Su 18,369 miliardi di Capex complessivi nel trimestre, 15,828 sono stati assorbiti dall’AI. Un anno prima l’intero gruppo ne aveva spesi 2,825. In dodici mesi la spesa trimestrale in capitale si è moltiplicata di oltre sei volte.

Questo è il numero che ha spaventato il mercato dopo i conti. I data center, le GPU, l’energia e l’infrastruttura per il calcolo richiedono denaro oggi per generare ricavi che dovranno dimostrare di durare domani. I contratti annunciati possono riempire la capacità nel breve periodo. La domanda aperta riguarda i margini, la continuità e il tempo necessario a recuperare l’investimento.

Avevamo già paragonato l’AI alle ferrovie americane dell’Ottocento: una tecnologia può trasformare il mondo e distruggere capitale lungo il percorso. SpaceX concentra questa contraddizione nello stesso bilancio. Starlink finanzia il presente. Starship costruisce la scala. xAI consuma il capitale necessario a raggiungere una promessa ancora più grande.

Anche la borsa ha una gravità

La discesa da 225 a 142 dollari non si spiega soltanto con il conto economico. Nei primi giorni circolava una porzione limitata delle azioni. La scarsità, unita all’enorme attenzione sull’IPO, ha spinto il prezzo molto più velocemente di quanto potessero cambiare i fondamentali.

Ad agosto sono scaduti i primi vincoli che impedivano agli investitori iniziali di vendere. Oltre 900 milioni di azioni sono diventate negoziabili il 6 agosto, più di quelle collocate nell’IPO. Altre tranche sono seguite. La loro idoneità alla vendita non equivale a una vendita. Il prezzo ha comunque iniziato a confrontarsi con un’offerta più ampia e con azionisti entrati anni prima a valutazioni molto più basse.

Per questo 142 dollari non rappresentano un verdetto definitivo sul valore di SpaceX. Sono il punto provvisorio in cui si incontrano una società con risultati reali, aspettative gigantesche, nuovi dati pubblici e una quantità crescente di azioni disponibili.

Il barbiere ha soltanto cambiato camice

Qui torniamo alla tesi del primo articolo.

Le banche coinvolte nell’IPO hanno incassato circa mezzo miliardo di dollari in commissioni. Poco dopo, molte delle stesse istituzioni hanno pubblicato giudizi ottimisti e obiettivi di prezzo compresi tra 200 e 800 dollari. Citi ha indicato 200 dollari nel breve periodo e una traiettoria capace di superare 900 nel suo scenario più favorevole.

Può succedere. SpaceX possiede asset che nessun’altra azienda controlla nella stessa combinazione. Eppure, un intervallo che parte da scenari ribassisti sotto i 100 dollari e arriva a casi ottimistici sopra i 900 assomiglia poco a una valutazione. Assomiglia a una dichiarazione di quanto ancora non sappiamo.

Il barbiere, nel frattempo, non è sparito. Ha soltanto cambiato camice: dal prospetto di collocamento è passato ai report degli analisti. E la dipendenza strutturale da un fondatore resta dentro ogni previsione. Musk conserva il controllo del voto, decide l’allocazione del capitale tra tre attività diversissime e continua a essere, nello stesso momento, il principale moltiplicatore della fiducia e il suo rischio più concentrato.

Cosa resta della prima analisi

A giugno il nostro punto riguardava il consenso. Oggi i dati consentono di aggiungere qualcosa.

SpaceX ha un business straordinario e profittevole basato sulla connettività, costruito attorno a Starlink. Ha un’infrastruttura spaziale senza equivalenti, ancora costosa da trasformare in ricavi esterni. Ha infine un’attività AI che cresce velocemente e brucia quantità di capitale difficili da immaginare perfino per una delle società più ambiziose del mondo.

Tutte e tre le cose possono essere vere. Può essere vera anche una quarta: il prezzo pagato per possederle può incorporare molti anni di esecuzione perfetta prima che quell’esecuzione avvenga.

Il titolo potrà tornare a 200 dollari, arrivare a 300 o avvicinarsi ai 900 indicati dagli scenari più ottimisti. Potrà anche scendere di nuovo sotto il prezzo dell’IPO. Indovinare il prossimo numero interessa meno di capire quali ipotesi servono per raggiungerlo, chi le ha scritte e chi incassa quando tu decidi di crederci.

I capelli ricrescono.
Il capitale, molte volte, no.



N.B.
 Il seguente articolo ha scopo puramente informativo. Le informazioni qui contenute non costituiscono in alcun modo un consiglio finanziario. Prima di investire, ti invitiamo a fare le tue ricerche personali (DYOR) o a consultare un consulente finanziario certificato.

Domande frequenti

Il calo da 225 a 142 dollari significa che l’IPO di SpaceX è fallita?

No. Il titolo resta sopra i 135 dollari del collocamento e la società ha raccolto circa 85,7 miliardi dopo l’esercizio completo dell’opzione degli underwriter. Il picco a 225,64 dollari rifletteva una fase di domanda eccezionale e di azioni disponibili limitate. Il calo successivo misura la distanza tra quella prima euforia e il prezzo che il mercato assegna oggi ai risultati, alla spesa futura e al rischio di esecuzione.

Starlink potrebbe valere da sola l’attuale capitalizzazione di SpaceX?

I risultati mostrano che il segmento Connectivity costruito attorno a Starlink è l’attività più solida del gruppo: 4,291 miliardi di ricavi e 1,656 miliardi di utile operativo nel secondo trimestre. Una capitalizzazione vicina a 1,9 trilioni richiede però di attribuire un valore enorme anche a Starship, all’AI, ai contratti governativi e alla capacità futura di integrare le tre attività. Il mercato paga il business esistente e, soprattutto, le opzioni che SpaceX potrebbe riuscire ad aprire.

L’acquisizione di xAI è stata un errore?

È troppo presto per dirlo. Nel trimestre l’AI ha più che triplicato i ricavi, ma ha assorbito 15,828 miliardi di Capex e prodotto una perdita operativa di 1,257 miliardi. Il giudizio dipenderà dalla qualità dei ricavi, dai margini e dal tempo necessario a rendere produttiva quella capacità. Per ora xAI aumenta contemporaneamente il potenziale e il rischio finanziario di SpaceX.

Fonti e riferimenti
  1. SpaceX Investor Relations, chiusura dell’IPO
  2. SpaceX, Form 10-Q per il trimestre chiuso al 30 giugno 2026
  3. Nasdaq, debutto in borsa di SpaceX
  4. Yahoo Finance, storico delle quotazioni SPCX
  5. MarketWatch, target degli analisti e commissioni dell’IPO
  6. Reuters, struttura dell’IPO e controllo del voto
  7. TipRanks, scenari di valutazione Citi
  8. MoneyWeek, risultati trimestrali e scadenze dei lockup
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Aggiornato il 4 Settembre 2026

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