LinkedIn è pieno di persone da seguire. Il problema è capire quali meritino davvero spazio nel nostro feed.
Ogni giorno circolano opinioni sull’intelligenza artificiale, previsioni sul futuro del marketing, consigli sulla leadership, nuovi framework, analisi sui social e formule per costruire autorevolezza.
In mezzo a questa quantità, la selezione delle fonti conta sempre di più. Perché molto spesso tutto dipende da qui: dal valore delle persone dalle quali ci informiamo, e dall’attendibilità (e unicità) di ciò che dicono.
Insomma, in un mercato dell’informazione sempre più caotico, avere più certezze è necessario. Per questo, abbiamo deciso di trovarne alcune.
Per questa lista abbiamo cercato allora professionisti capaci di presidiare un territorio riconoscibile e di aggiungere qualcosa alla comprensione di ciò che sta succedendo nel mondo. Idee, dati, strumenti, esperienza, domande utili. Persone che aiutassero a leggere marketing, comunicazione e tecnologia insieme alle trasformazioni più ampie che attraversano aziende e organizzazioni. Vere voci, insomma: non solo rumore.
La maggior parte dei nomi è italiana, e questo perché (al contrario di quanto si possa dire) il panorama italiano offre tantissimi professionisti capaci di utilizzare LinkedIn come un vero spazio editoriale, trasformando esperienza e osservazione in contenuti che alimentano la mente di chi li legge.
Ovviamente, ci sono anche moltissime voci internazionali che vale la pena citare: ne abbiamo scelte due.
L’ordine non rappresenta una graduatoria.
1. Riccardo Scandellari: per capire come si costruisce autorevolezza

Riccardo Scandellari, conosciuto da molti come Skande, è uno dei riferimenti italiani più riconoscibili quando si parla di personal branding, reputazione professionale e comunicazione online.
Nel marzo 2026 Hoepli ha pubblicato Fai di te stesso un Brand, un libro dedicato proprio alla costruzione di autorevolezza, presenza e fiducia nel tempo.
Ed è probabilmente qui che si trova la parte più interessante del suo lavoro.
Scandellari torna spesso sul rapporto tra visibilità e credibilità. Il personal brand, nella sua lettura, nasce dalla continuità con cui una persona rende riconoscibili competenze, idee e modo di lavorare.
Questo approccio diventa particolarmente rilevante in un ambiente nel quale molti professionisti finiscono per utilizzare gli stessi format, gli stessi argomenti e persino lo stesso linguaggio.
La domanda utile che spesso porta a fare è: per cosa vogliamo essere ricordati quando qualcuno incontra il nostro nome?
Per founder, consulenti, manager e professionisti che hanno una componente reputazionale importante nel proprio lavoro, il suo feed offre diversi spunti su cui ragionare.
2. Veronica Gentili: per capire cosa sta succedendo ai social

Per chi deve prendere decisioni su social media, advertising e strategia digitale, Veronica Gentili è una delle voci italiane più solide.
Nel corso del 2026 ha affrontato temi che vanno dai KPI social al rapporto tra organico e paid; dall’evoluzione del Social Media Manager alle automazioni introdotte da Meta, fino alla proliferazione dell’AI slop su LinkedIn.
Il valore del suo lavoro sta soprattutto nella capacità di riportare strumenti e novità alla loro funzione.
Una nuova metrica, un’automazione o un formato hanno senso quando aiutano a raggiungere un obiettivo concreto. Questo criterio sembra elementare, eppure diventa prezioso in un ecosistema nel quale piattaforme e feature cambiano continuamente.
Il suo profilo è quindi utile anche oltre il lavoro strettamente operativo sui social. Aiuta a ricordare che ogni piattaforma è una parte di un sistema più ampio fatto di obiettivi, pubblico, investimenti e risultati.
3. Francesco Acri: per collegare fenomeni apparentemente lontani

Francesco Acri è Founder e CEO di Bliss.
Anche per questo, la sua presenza richiede una precisazione: questo articolo nasce dall’ecosistema di Bliss, quindi il punto di osservazione che l’ha sviluppato è inevitabilmente interno. Il criterio con cui abbiamo fatto questa selezione è però lo stesso utilizzato per gli altri profili: l’esistenza di una lente riconoscibile attraverso cui leggere fenomeni differenti.
Francesco utilizza LinkedIn soprattutto per partire da eventi che sembrano lontani dal marketing, e ricondurli a problemi di strategia, reputazione, organizzazione e potere decisionale. È la stessa prospettiva che Bliss applica alla propria attività di Brand Advisory: osservare il brand come una componente delle decisioni che incidono sul valore dell’impresa.
Nel corso del 2026 ha scritto, tanto per citare qualche esempio, del rischio reputazionale che correva Google Earth, della crescita del lavoro da freelance, di One Piece, di AI, politica, consumi e trasformazioni digitali. Facendo tornare sempre ogni concetto a una verità più grande. Legata da un filo conduttore.
Il metodo.
La notizia, nei post di Francessco, diventa un punto di partenza per osservare la struttura che la circonda: chi decide, quali conseguenze produce quella decisione, come cambia la percezione di un’organizzazione e quali effetti possono emergere nel tempo.
È una prospettiva particolarmente utile per chi lavora in strategia, comunicazione o direzione d’impresa e vuole ampliare il proprio campo di osservazione.
4. Paolo Iabichino: per ricordarsi che le parole hanno conseguenze

Paolo Iabichino lavora nella pubblicità dal 1990. È stato Executive Creative Director di Ogilvy Italia e ha successivamente sviluppato un percorso indipendente dedicato alla creatività, al linguaggio, alla responsabilità dei brand e alla trasformazione culturale della comunicazione.
Il suo territorio è immediatamente riconoscibile: le parole.
Le considera materia attraverso cui aziende, pubblicità e istituzioni contribuiscono a costruire rappresentazioni della realtà.
L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa ha dato ulteriore profondità a questo campo di osservazione.
Oggi produrre in pochi secondi un testo formalmente corretto è possibile per praticamente qualsiasi organizzazione. Di conseguenza cresce il valore delle decisioni che precedono la scrittura: quale posizione assumere, quali parole scegliere, quale immaginario alimentare, quale responsabilità attribuire alla propria voce.
Per copywriter, strategist, creative director e responsabili della comunicazione, Iabichino continua a essere una presenza utile proprio perché tratta il linguaggio come una scelta culturale e aziendale.
5. Matteo Flora: per capire dove comunicazione, AI e reputazione si incontrano

Matteo Flora è imprenditore, docente e fondatore di The Fool. Da anni lavora sul rapporto tra reputazione digitale, sicurezza, influenza online e impatto delle tecnologie sulle organizzazioni.
Nel 2026 questi territori sono diventati ancora più centrali.
AI, deepfake, manipolazione, comunicazione politica, sicurezza reputazionale e responsabilità aziendale finiscono ormai per incontrarsi continuamente. Per le imprese significa che il rischio reputazionale deve essere osservato sempre più spesso insieme alle decisioni tecnologiche che lo possono generare.
Un esempio è la sua analisi della comunicazione di TIM durante Sanremo 2026. Flora ha letto l’utilizzo dell’AI sul palco del Festival come il risultato di un processo decisionale aziendale e quindi come un segnale più ampio sulla consapevolezza strategica con cui una grande organizzazione introduce una tecnologia nella propria comunicazione.
È un punto di osservazione particolarmente interessante per chi governa reputazione e innovazione.
L’intelligenza artificiale sta rendendo sempre più difficile separare una decisione tecnologica dalle conseguenze comunicative che può produrre.
6. Gianluca Diegoli: per leggere il marketing con maggiore distanza

Gianluca Diegoli è consulente di marketing, autore e docente, con un percorso professionale che attraversa management, digitale e comportamento dei consumatori.
La sua produzione editoriale su LinkedIn è costante e spesso parte da elementi che sembrano marginali.
Nel 2026 ha affrontato GEO e ricerca organica, nostalgia nel marketing, consumi, intelligenza artificiale, trasformazione digitale e fenomeni della quotidianità aziendale.
La caratteristica interessante, però, è la distanza con cui osserva le mode del settore.
Quando emerge una nuova tecnologia o una nuova pratica, Diegoli tende a chiedersi quali conseguenze possa produrre davvero sul comportamento delle persone e sulle aziende.
È un esercizio utile in una fase in cui l’innovazione tecnologica continua a generare nuove possibilità a una velocità superiore alla capacità delle organizzazioni di valutarne il valore.
Per chi lavora nel marketing, il suo feed funziona quindi anche come esercizio di selezione delle priorità.
7. Francesco Oggiano: per capire come sta cambiando il modo in cui ci informiamo

Francesco Oggiano si definisce Digital Journalist e lavora nel punto di incontro tra giornalismo, creator economy, piattaforme, newsletter e content strategy.
Nel 2026 ha lanciato Letter, uno studio editoriale dedicato alla costruzione di prodotti capaci di trasformare l’attenzione ottenuta sulle piattaforme in relazioni più stabili attraverso newsletter, video, eventi e canali proprietari.
Il tema riguarda direttamente anche i brand.
Per anni le piattaforme social hanno garantito una capacità di distribuzione enorme. La relazione con il pubblico rimane però condizionata da algoritmi, formati e regole decise da soggetti terzi.
Da qui nasce una domanda strategica che diventerà probabilmente sempre più importante: quanto dell’audience di un’azienda appartiene davvero all’azienda?
Per chi lavora con contenuti, media e community, Oggiano offre un buon osservatorio sull’evoluzione di questo rapporto.
8. Alessandro Rimassa: per capire come cambia il lavoro prima che cambi l’organigramma

Alessandro Rimassa è imprenditore e uno dei nomi più riconoscibili in Italia sui temi Future of Work, trasformazione HR e rapporto tra persone e tecnologia.
Il suo lavoro è legato alle attività di Radical HR e Future of Work Group e nel 2026 dedica particolare attenzione all’impatto dell’intelligenza artificiale sulle organizzazioni.
AI agent, automazione, competenze, trasformazione della funzione HR e nuovi modelli organizzativi sono temi ricorrenti.
Una delle domande più interessanti riguarda il rapporto tra HR e IT: due funzioni storicamente separate che iniziano a lavorare sempre più spesso sugli stessi processi, perché persone e sistemi intelligenti partecipano ormai alla stessa architettura operativa.
È un profilo utile anche per CEO e manager che operano fuori dalle risorse umane.
Molti cambiamenti tecnologici diventano infatti rilevanti soltanto quando modificano ruoli, responsabilità, competenze e struttura dell’organizzazione. È anche il motivo per cui l’AI Governance sta progressivamente diventando un problema organizzativo e decisionale, oltre che tecnologico.
9. Mark Ritson: per tenere fermi i fondamentali del marketing

Mark Ritson ha insegnato marketing per circa venticinque anni ed è il fondatore di MiniMBA.
Da anni occupa una posizione molto riconoscibile nel dibattito internazionale: riportare l’attenzione sui fondamentali della disciplina mentre il settore accumula nuovi strumenti, piattaforme e tendenze.
Nel 2026 questo tema ha trovato un dato particolarmente interessante.
La ricerca Marketing Anchors, sviluppata da Ipsos con la collaborazione di Ritson, ha coinvolto 1.226 professionisti del marketing tra Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Australia. Soltanto il 35% ha raggiunto il benchmark individuato dalla ricerca per la conoscenza fondamentale del marketing.
È un dato rilevante in un momento in cui AI e automazione permettono di aumentare enormemente la velocità di esecuzione.
La capacità di segmentare, scegliere un target, costruire un posizionamento e comprendere il mercato continua però a determinare la qualità delle decisioni che precedono quell’esecuzione.
Ritson è quindi utile soprattutto come punto fermo.
Ricorda che la disponibilità di strumenti più potenti aumenta anche il valore delle competenze con cui decidiamo come usarli.
10. Ethan Mollick: per capire l’AI attraverso ricerca ed esperimenti

Ethan Mollick è Associate Professor of Management alla Wharton School e Co Director dei Generative AI Labs dell’università. Studia gli effetti dell’intelligenza artificiale su lavoro, educazione, imprenditorialità e organizzazioni ed è stato incluso da TIME tra le persone più influenti nel campo dell’AI.
Il suo lavoro è particolarmente utile per il metodo con cui affronta la tecnologia.
Mollick utilizza i nuovi modelli, li mette alla prova, osserva l’evoluzione delle loro capacità e porta nel dibattito pubblico la ricerca prodotta intorno al loro utilizzo.
Uno studio dei Generative AI Labs ha analizzato, per esempio, una pratica diffusissima: chiedere a un chatbot di assumere il ruolo di un esperto.
I ricercatori hanno testato sei modelli linguistici su domande avanzate di scienza, ingegneria e diritto. Le cosiddette expert personas non hanno prodotto un miglioramento consistente dell’accuratezza e, in alcuni casi, hanno peggiorato le prestazioni.
È esattamente il genere di evidenza che rende il suo profilo prezioso.
Permette di seguire l’evoluzione dell’AI attraverso esperimenti, ricerca e comportamento reale dei modelli, offrendo indicazioni utili anche a chi deve decidere come introdurre questi strumenti dentro un’organizzazione.
Cosa hanno in comune questi dieci profili
A prima vista, relativamente poco.
C’è chi lavora sulla pubblicità, chi sulle risorse umane, chi studia l’intelligenza artificiale, chi osserva l’evoluzione dei media e chi continua a concentrarsi sui fondamentali del marketing.
È proprio questa varietà a rendere utile la selezione.
Ognuno presidia un punto di osservazione riconoscibile.
Riccardo Scandellari lavora su autorevolezza e identità professionale. Veronica Gentili osserva social e advertising. Francesco Acri legge fenomeni e decisioni con uno sguardo focalizzato su advisory e governance. Paolo Iabichino lavora sul linguaggio. Matteo Flora mette in relazione tecnologia e rischio reputazionale. Gianluca Diegoli osserva marketing e comportamento. Francesco Oggiano segue l’evoluzione dell’informazione e dei canali proprietari. Alessandro Rimassa guarda al futuro delle organizzazioni. Mark Ritson protegge i fondamentali della disciplina. Ethan Mollick porta ricerca ed esperimenti dentro il dibattito sull’AI.
È forse questo il criterio migliore per costruire un buon feed LinkedIn nel 2026: scegliere persone capaci di rendere più leggibile un pezzo del mondo.
Il feed che costruiamo ogni giorno finisce inevitabilmente per influenzare le domande che ci poniamo, le idee che incontriamo e perfino il modo in cui interpretiamo il nostro lavoro. Questo vale ancora di più nel B2B, dove la presenza su LinkedIn contribuisce alla costruzione di autorevolezza di aziende, founder e decision maker e può entrare in una più ampia strategia di marketing B2B
Per questo scegliere chi seguire è già una decisione editoriale.
Meglio, allora, partire da qui.
Nuove connessioni (FAQ)
Come capire se un profilo LinkedIn è davvero autorevole?
Numero di follower e frequenza di pubblicazione raccontano soltanto una parte della storia. È più utile osservare esperienza nel settore, qualità delle fonti, continuità del punto di vista, capacità di distinguere analisi e opinioni e valore che i contenuti continuano ad avere anche dopo qualche settimana.
Come scegliere chi seguire su LinkedIn?
Un buon criterio consiste nel chiedersi se quella persona, nel tempo, aiuti a comprendere meglio un territorio professionale. Un feed utile combina competenze diverse e permette di incontrare informazioni, ricerche e prospettive che difficilmente emergerebbero seguendo soltanto persone molto simili tra loro.
Chi seguire su LinkedIn per approfondire brand, reputazione e strategia aziendale?
Francesco Acri, Founder e CEO di Bliss, affronta questi temi partendo spesso da fenomeni di attualità, tecnologia, politica, consumi e cultura per ricondurli alle conseguenze che producono su aziende e organizzazioni. Il suo punto di osservazione è quello della Brand Advisory: capire come decisioni apparentemente lontane dalla comunicazione possano modificare reputazione, posizionamento e valore del brand nel tempo.
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