Ogni anno, Ocean Tomo pubblica l’Intangible Asset Market Value Study, la misurazione più citata al mondo sulla composizione del valore delle grandi aziende quotate.
Il dato di apertura dello studio 2025, che copre mezzo secolo di dati sul mercato americano, descrive una trasformazione che ha pochi precedenti nella storia economica moderna.
Nel 1975, gli asset tangibili (e perciò immobili, impianti, macchinari, magazzini) rappresentavano l’83% del valore di mercato delle aziende dell’indice S&P 500.
I cosiddetti asset intangibili si fermavano appena al 17%.
Alla fine del 2025, però, quella proporzione si è rovesciata: oggi gli asset intangibili rappresentano il 92% della capitalizzazione di mercato. Quelli tangibili sono scesi all’8%.
L’inversione economica più radicale dell’ultimo secolo è avvenuta nell’arco di una sola vita lavorativa. Il valore di un’azienda risiede oggi in qualcosa che ieri quasi nemmeno esisteva.
Eppure la maggior parte delle organizzazioni continua a governare il proprio patrimonio intangibile con gli strumenti pensati per gestire impianti e magazzini. E il risultato si vede.
Ecco la storia di come è successo, e di cosa vuol dire per le aziende che vogliono crescere.
Cosa sono gli asset intangibili
Anche se il termine potrà suonare astratto, il concetto di «asset intangibile» è molto preciso e comprende voci chiare, raggruppando al proprio interno:
- proprietà intellettuale (marchi, brevetti, segreti industriali);
- dati accumulati sui clienti (CRM, preferenze cookie);
- algoritmi e software realizzati internamente;
- relazioni di fiducia con clienti e fornitori;
- licenze e concessioni;
- siti web e domini;
- profili social;
- reputazione digitale;
- contenuti audiovisivi;
- cultura organizzativa;
- goodwill,
e infine il brand: la sintesi percepita di tutto quello che un’azienda è, comunicata in modo coerente nel tempo.

Da asset tangibili ad asset intangibili
Ocean Tomo paragona il passaggio che abbiamo vissuto negli ultimi cinquant’anni alla Rivoluzione Industriale, con una differenza, però, sostanziale. La Rivoluzione Industriale ha richiesto un secolo per completarsi. La rivoluzione intangibile si è verificata nell’arco di una sola vita umana, con un’accelerazione impressionanete tra il 1985 e il 2005, quando la quota di valore intangibile è passata dal 32% al 79%: 47 punti percentuali in due decenni.
L’economia si è rovesciata, passando da un sistema in cui il valore si misurava al tatto a un sistema in cui il valore è guidato dal pensiero.
Il dato recente è altrettanto interessante: tra il 2020 e il 2025, nonostante la Federal Reserve abbia attuato il ciclo di restrizione monetaria più aggressivo degli ultimi quarant’anni, la quota di valore intangibile dell’S&P 500 è rimasta stabile attorno al 90%. Anche le condizioni macroeconomiche più severe non hanno invertito la tendenza.
Perché paghiamo per qualcosa che non si tocca
Il principio che ha originato questo meccanismo risponde alla logica della scalabilità.
Un asset fisico ha un costo marginale di espansione che cresce in relazione alla produzione. Sia che si parli di una fabbrica, di un magazzino o di una flotta di camion, per produrre il doppio serve quasi il doppio della capacità fisica.
Un asset intangibile non funziona così: un algoritmo, un brand e una base di dati possono servire un milione di clienti aggiuntivi con un costo che a volte si avvicina allo zero. Questo spiega perché le aziende tecnologiche e le aziende a forte identità di marca hanno raggiunto valutazioni di mercato che nessuna azienda manifatturiera tradizionale, a parità di fatturato, ha mai sognato di ottenere (vedi OpenAI e Anthropic).
Il valore oggi non vive più in ciò che un’azienda tiene in mano. Sta tutto in cosa quell’azienda sa: in chi si fida di lei, anche, e in come viene percepita da chi deve ancora diventare suo cliente.
Il problema dell’intangibilità
Eppure, la nostra capacità di governance non ha tenuto il passo.
Il progresso è andato troppo veloce, e oggi i sistemi contabili tradizionali, costruiti per misurare fabbriche e magazzini, risultano ancora inadeguati nel misurare quel 92% di valore invisibile (o quasi).
Un brevetto registrato compare in bilancio, mentre la fiducia di una community, la qualità dei dati raccolti e la reputazione online non conoscono metriche di alcun tipo. Questo crea però un angolo cieco, con le organizzazioni che continuano a misurare quello che vale sempre meno, e a sottovalutare quello che vale sempre più.
Come si governano gli asset intangibili
Governare un patrimonio fisico significa proteggerlo da furto, deterioramento, obsolescenza, e investire per mantenerlo produttivo. Governare un patrimonio intangibile richiede invece una disciplina diversa.
Anche perché, qui, il rischio principale non è il deterioramento, ma l’incoerenza.
Messaggi contraddittori su canali diversi, promesse non mantenute, scelte che si discostano dagli obiettivi del brand. Ma anche poi CRM non valorizzati, community trascurate, siti che comunicano male.
La governance dell’intangibile è, prima di ogni altra cosa, una disciplina di coerenza. Richiede che ogni decisione venga verificata rispetto a una direzione definita in anticipo, e non semplicemente improvvisata in risposta alle pressioni del momento.
Cosa cambia per le aziende che governano l’intangibile
La trasformazione misurata da Ocean Tomo è la descrizione precisa di dove si trova oggi il valore reale di qualsiasi organizzazione, indipendentemente dal settore in cui opera o dalla sua dimensione.
Le aziende che hanno costruito sistemi rigorosi per gestire magazzini, impianti e flussi di cassa, e che continuano a gestire brand, dati e relazioni con il mercato senza la stessa disciplina, stanno applicando gli standard del 1975 a un’economia che nel frattempo si è completamente invertita.
Il patrimonio che vale il 92% merita lo stesso livello di governance che per decenni è stato riservato a quello che oggi vale appena l’8%. E il momento per cambiare le cose è ora.
Nuove Connessioni (FAQ)
La nostra azienda non è quotata in borsa. Questo dato sull’S&P 500 ci riguarda davvero?
Sì, perché il meccanismo economico descritto non è una caratteristica esclusiva delle società quotate, è una caratteristica strutturale dell’economia contemporanea. Anche un’azienda privata di medie dimensioni costruisce oggi la maggior parte del proprio valore reale su marchio, relazioni con i clienti, dati proprietari e reputazione, più che su impianti e magazzino. La differenza è che le società quotate hanno un mercato che misura quel valore ogni giorno. Le aziende private spesso scoprono quanto valeva davvero il proprio patrimonio intangibile solo nel momento di una vendita, quando è troppo tardi per costruirlo meglio.
Come si misura concretamente il valore del patrimonio intangibile di un’azienda?
Non esiste una metrica unica e universale, ma esistono indicatori affidabili per ciascuna componente. Per il brand, si misurano la riconoscibilità, la coerenza percepita su più canali, e la disponibilità del cliente a pagare un premio di prezzo rispetto a un’alternativa generica. Per i dati proprietari, si misura la loro qualità, la loro unicità rispetto a quanto disponibile pubblicamente, e la loro effettiva trasformazione in decisioni operative. Per le relazioni con i clienti, si misura la fedeltà nel tempo e la propensione alla raccomandazione spontanea. Nessuno di questi indicatori compare automaticamente in un bilancio tradizionale: richiedono un sistema di misurazione costruito appositamente.
Da dove si comincia, concretamente, per costruire una governance del proprio patrimonio intangibile?
Dalla mappatura. Prima di qualsiasi intervento, un’organizzazione deve avere chiarezza su quali asset intangibili possiede realmente: quali dati, quale reputazione, quale livello di coerenza nella propria comunicazione attuale. La maggior parte delle organizzazioni non ha mai fatto questo esercizio in modo sistematico, e scopre nel farlo che il proprio patrimonio intangibile è più ricco, ma anche più disorganizzato, di quanto pensasse. Solo dopo questa mappatura ha senso costruire un sistema di regole, una governance, che protegga quel patrimonio e lo faccia crescere con la stessa disciplina riservata per decenni agli asset fisici.

