Francesco Acri, CEO e founder di Bliss, racconta come è nato un servizio che non esisteva. Per un problema che tutti conoscono, ma che nessuno aveva mai affrontato nel modo giusto.
Il 60-70% delle aziende familiari italiane non supera il primo passaggio generazionale.
La causa ufficiale è finanziaria: quella reale, invece, è che molte realtà vivono nella mente del fondatore. E quando questo viene a mancare, la visione si perde.
Certo, ci sono commercialisti, notai, advisor, eppure nessuno di loro si occupa del brand. E fino ad oggi non c’è mai stato un interlocutore strutturato in grado di farlo.
Da qui nasce un servizio a cui nessuno ha mai pensato, per un problema che nessuno ha mai notato: la Continuità Generazionale.
Abbiamo intervistato il Ceo e Founder di Bliss, Francesco Acri, per parlarne.
Quando l’azienda era papà
Se si parla di successione, prima dei numeri bisogna parlare delle persone – di quelle famiglie che si ritrovano a gestire qualcosa che non sanno più come raccontare. Perché chi sapeva farlo, adesso, non c’è più.
Il caso più citato nel panorama italiano è quello di Leonardo Del Vecchio e Luxottica.
Alla sua morte avvenuta nel giugno 2022, l’eredità del colosso dell’ottica (parliamo di un impero da 30 miliardi di dollari) è entrata in una fase di incertezza prolungata. Tre testamenti diversi, sei figli da tre relazioni, dispute sull’imposta di successione, governance in bilico. Luxottica era già confluita in EssilorLuxottica prima della morte del fondatore, e questo ha parzialmente attutito l’impatto, ma la vicenda ha mostrato una prospettiva allarmante.
Cosa sarebbe successo se Del Vecchio non avesse fatto in tempo a formalizzare la fusione?
Anche se potrebbe sembrare, la risposta non riguarda solo Luxottica. Riguarda, semmai, tutte le 820.000 aziende a capitale familiare del nostro paese, che costituiscono l’80,9% del tessuto imprenditoriale italiano. Aziende in cui il fondatore è stratega, gestore, volto pubblico: tutto insieme.
E per cui, perciò, un’uscita di scena (improvvisa o programmata) rappresenterebbe un rischio immenso.
È per questo che solo il 30% delle aziende familiari arriva ad essere gestite dalla seconda generazione.
E solo il 12% dalla terza.
“Ho visto imprenditori in ginocchio. E ho capito cosa mancava.”
Il nostro CEO è partito da un’osservazione semplice.
“Anni di lavoro con aziende strutturate”, ci ha raccontato “mi hanno mostrato sempre lo stesso schema. Quando si pianifica una successione, tutti pensano al fiscale, all’ambito legale. Poi arriva il momento del passaggio effettivo, che può essere programmato o magari improvviso. Lì arriva il problema, perché il brand non sa più come esistere da solo.”
“Per deformazione professionale, il commercialista vede solo i numeri e l’advisor il rischio. Eppure, nessuno di loro prova a risolvere il problema: nessuno di loro sa come fare a far sopravvivere il brand a chi l’ha creato.”
Per questo Bliss ha lanciato il servizio di Continuità Generazionale: un processo rigoroso, strutturato, che però non abbandona mai l’aspetto umano.
“Immagina di perdere un padre, che per trent’anni si è impegnato a costruire ogni giorno qualcosa di importante. Improvvisamente devi gestire non solo il lutto, ma anche un’azienda con dinamiche e logiche che non ti appartengono. I clienti ti chiedono di lui. I fornitori ti trattano diversamente. Persino la narrativa girava intorno a tuo padre, e non a te. Parliamo di un peso enorme, che nessuno è mai pronto a portare.”
Alleggerire quel peso è alla base di questo servizio.
Un servizio che non esisteva
Il servizio di Continuità Generazionale di Bliss Agency è un percorso strutturato che trasforma il brand da dipendenza personale ad asset trasferibile.
“L’idea”, continua Francesco “è rivolgerci a chiunque abbia costruito una realtà che vuole che duri. Dal fondatore che ha sessant’anni e sa che il passaggio si avvicina, all’erede che ha appena preso in mano un’azienda e non sa da dove cominciare. Ma anche, perché no, a chi vuole crescere senza essere presente ovunque.”
Per riuscirci, il servizio occupa lo spazio che nessuna figura professionale prima ha mai provato a presidiare.
“In tutti questi casi, il problema è lo stesso: il brand non funziona senza di te. E questo ha un costo. Economico, operativo, emotivo. Vogliamo liberare i titolari e i successori da qualunque peso”.
Il momento giusto è sempre prima di quando sembra necessario
Nessuno è mai pronto a una successione.
Non vorremmo mai pensarci: quasi come se la stessa idea lo rendesse più imminente, e reale. Non manca la voglia. Non manca il tempo. La speranza è che quel momento sia il più lontano possibile. Eppure, non sempre è così.
“Il tuo brand può sopravvivere a una successione?”, conclude Francesco. “È una domanda scomoda, lo so, ma prima o poi bisogna porsela. Sicuramente sarà un passaggio difficile: lo è sempre. Ma il momento giusto per farlo è ora: domani potrebbe essere già troppo tardi.”
Se stai pensando al futuro della tua azienda, o se quel futuro è arrivato prima del previsto, il primo passo è una conversazione.
Scopri il servizio di Continuità Generazionale di Bliss Agency.
Nuove connessioni (FAQ)
Come si trasferisce l’autorità del fondatore senza perdere l’identità del brand?
Codificando ciò che esiste solo nella testa del fondatore, e perciò posizionamento, criteri decisionali, tono di voce, valori operativi. L’autorità del fondatore è nel sistema che ha costruito, e non come si penserebbe nella persona. Quando quel sistema viene documentato e trasferito, il successore può guidare un brand che ha già un’identità propria, riconoscibile e applicabile indipendentemente da chi lo guida.
Cosa rischia un’azienda familiare che non pianifica il passaggio generazionale?
Rischia di perdere valore in modo silenzioso. Senza governance chiara, ogni decisione della nuova generazione viene vissuta dai clienti, dai collaboratori e dalla stessa famiglia come una minaccia alle origini. La ricerca AIDAF-AUB Bocconi documenta che meno del 30% delle imprese familiari italiane supera la seconda generazione. La causa principale di questo fenomeno è la mancanza di un sistema che renda il passaggio governabile.
Qual è la differenza tra passaggio generazionale e de-founderizzazione?
Il passaggio generazionale trasferisce la proprietà e la guida dell’azienda. La de-founderizzazione trasferisce il brand. Sono operazioni diverse che quasi sempre devono coesistere. Un passaggio generazionale senza de-founderizzazione lascia al successore un’azienda funzionante con un brand che parlava la lingua del predecessore, e che rischia di perdere rilevanza ogni giorno che passa senza un sistema capace di aggiornarlo.
Quando è il momento giusto per iniziare a lavorare sulla continuità del brand?
Prima di averne bisogno. Con 18-24 mesi di anticipo si costruisce un sistema che regge da solo. Con meno di sei mesi si producono documenti ma non strutture. La differenza tra i due risultati è proporzionale al tempo disponibile.