I trend non muoiono quando finiscono.
Muoiono quando diventano marketing.
Potrà suonare strano, ma è così.
I trend nascono per essere spontanei: nascono dalle persone.
Sono battute, idee, meme, discussioni. Vengono alla luce quando gli utenti scoprono qualcosa e la trovano divertente. E allora iniziano a condividerla. Ne parlano. La trasformano in un linguaggio comune.
È così che nasce un trend.
Dalle persone, non dalle agenzie.
Non nelle campagne.
Eppure, spesso nel nostro settore vediamo accadere l’opposto. I brand si accorgono di un trend, creano centinaia di post, campagne e contenuti, e da fenomeno di massa trasformano il trend in strategia. E così facendo, ne dissolvono la magia.
In quest’era della saturazione, gestire i trend è una skill fondamentale. Perché un conto è cavalcare l’onda, un altro è cercare di afferrarla.
Con esempi pratici legati a brand famosi e casi studio legati a nostri partner reali, in questo articolo capiremo proprio questo: come guidare i brand verso una migliore gestione dei trend; quando entrarvi al momento giusto, e come sfruttarli per rappresentare se stessi senza perdere la propria identità.
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ContattaciCome si satura un trend
Nel panorama digitale contemporaneo, il "trend" è diventato l'ossessione dei reparti marketing.
La pressione per essere costantemente rilevanti ha spinto le aziende a una corsa frenetica verso l'occupazione di ogni nuova moda, meme o formato emergente.
Eppure i trend non nascono nei reparti creativi. Nascono nelle pieghe delle community, in spazi non presidiati che parlano linguaggi organici.
Quando troppi brand occupano contemporaneamente lo stesso spazio semantico, il trend smette di essere un segnale e diventa rumore bianco.
E così il linguaggio si logora, l'estetica diventa ripetitiva e l'originalità viene soffocata dall'imitazione.
Partecipare a un trend già saturo non è marketing. È inquinamento percettivo che danneggia il patrimonio di marca, rendendola indistinguibile dalla massa e privandola della sua autorità.
Quando questo succede, il tentativo di "esserci a tutti i costi" produce l'effetto opposto. Invisibilità strategica.
Come dovrebbe comportarsi allora un brand di fronte a un trend? Noi di Bliss consigliamo sempre quattro strategie principali.
Osservare un trend, prima di sfruttarlo
Di fronte a un trend, prima di creare qualsiasi cosa, è sempre meglio osservare.
Le governance migliori sono quelle che riconoscono la posizione del proprio brand, accettando di essere ospiti di una conversazione preesistente. Prima di emettere qualsiasi segnale, è necessario decodificare come le persone usino un certo trend, quale linguaggio adottino e quale sia il tono emotivo della conversazione.
Molti brand falliscono nell'inserirsi in questi processi perché tentano di guidare un movimento che non comprendono. Entrano in una stanza urlando, convinti che la loro presenza sia un valore. In realtà è solo rumore.
Nel lavoro che abbiamo sviluppato per Würth Italia, il punto di partenza è stato esattamente questo. Prima di raccomandare qualsiasi attivazione, abbiamo condotto un audit analitico della presenza digitale del brand su tutti i canali, misurando engagement, reach, qualità della community e confrontando i risultati con i mercati Würth più maturi in Germania e Spagna. Il dato emerso era controintuitivo: l'Italia aveva meno follower di Germania e Spagna, ma un engagement rate più alto. Questo significava che la community italiana era più coinvolta. Senza quell'analisi preliminare, una raccomandazione di inseguire i numeri dei mercati più grandi avrebbe portato a colonizzare canali e formati sbagliati, disperdendo un asset che funzionava già. La scelta è stata di costruire una roadmap su quell'engagement, amplificandolo in modo coerente.
In Bliss cerchiamo di impedire questa colonizzazione forzata. Decidiamo di entrare solo quando abbiamo la certezza che il brand possa aggiungere valore, e non solo volume, alla discussione.
Partecipare a un trend, senza colonizzarlo
Molti Board hanno una paura terribile: sembrare "fuori tempo".
Quando esplode un trend, scatta l'ansia da prestazione. Bisogna esserci a ogni costo, bisogna occupare lo spazio, bisogna farsi sentire.
Allora inizia la colonizzazione. Campagne massive. Contenuti forzati. Declinazioni continue.
Il risultato è saturazione. Il brand smette di partecipare alla cultura e inizia a sporcarla. Il che allontana il pubblico, più che avvicinarlo.
I brand che funzionano davvero fanno l'esatto opposto. Spesso si limitano a un singolo intervento mirato. Un gesto intelligente. Un post. Una battuta secca. Un contenuto fatto così bene da non aver bisogno di seguiti.
Il caso più citato è quello di Wendy's su X. Il brand di fast food americano non pubblica spesso.
Interviene raramente, in modo quasi chirurgico, con una voce inconfondibile.
Attraverso una risposta tagliente a un competitor o un commento secco, crea discussione. E poi: silenzio.
Quella precisione ha costruito un posizionamento social che la maggior parte dei brand con budget dieci volte superiori non riesce a replicare, dimostrando che l'autorevolezza non nasce da quanto spazio si occupa, ma dal modo in cui lo si occupa.
Saper uscire di scena è importante quanto saper entrare al momento giusto.
Tradurre un trend, e non imitarlo
Per quanto sia complicato, è fondamentale che un brand rimanga se stesso anche nell'instabilità di un trend.
Un errore tipico che analizziamo nei progetti complessi è l'imitazione. Nel tentativo di sembrare "giovani" o "sul pezzo", molte realtà copiano un trend, ne adottano l'estetica in modo letterale, ma non rielaborano.
Questo rende l'operazione artificiale, e genera un senso di dissonanza che allontana tanto l'utente quanto il consumatore.
La vera strategia è la Traduzione. Reinterpretare il trend attraverso l'identità della marca.
Cercare di sembrare la community non serve a niente.
Nel progetto sviluppato per Charles Philip Milano, il mercato moda era saturo di un'estetica digitale omogenea: campagne patinate, location intercambiabili, storytelling inflazionato. La scelta che abbiamo fatto con il brand è stata quindi opposta. Le campagne sono state girate all'Hotel Punta Tragara di Capri e nelle cave di marmo di Carrara. Location iconiche, fisicamente cariche di significato, che però non seguivano nessun trend visivo del momento.
Al contrario, il visual system è stato costruito per sottrazione, eliminando le ridondanze estetiche che saturavano il feed della concorrenza. La manifattura è stata documentata come prova di valore, in un momento in cui lo storytelling sulla produzione era già inflazionato. Anche perché, in fondo, per Charles Philip non era storytelling, ma verità.
Lo stesso principio vale per Gucci, che nel 2017 ha reinterpretato l'estetica del meme e dell'ironia digitale con la campagna #TFWGucci senza mai perdere il proprio codice visivo di lusso.
Il brand ha all'epoca commissionato artisti per creare meme attorno ai propri orologi, trasformando un linguaggio popolare in un atto di posizionamento premium. Non ha imitato la cultura del meme. L'ha fatta propria, traducendone il linguaggio. Ottenendo, in questo modo, un risultato riconoscibile anche senza logo.
Se il linguaggio del trend è spigoloso e il brand è istituzionale, la traduzione deve mantenere la postura del brand pur recependo lo stimolo esterno. Arrivare tardi a un trend, o arrivarci imitandolo, è una dichiarazione di debolezza.
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ContattaciPartecipare presto a un trend, o non partecipare affatto
Un trend ha una vita brevissima. Nasce in silenzio, esplode in un istante e muore un attimo dopo.
Il problema è che molte aziende lo intercettano solo quando è diventato "ovvio". E quando un trend è evidente per tutti, è già marcio.
Arrivare in quel momento è cine arrivare tardi a una festa che sta finendo. Quando le luci si accendono e la musica si ferma, chi è appena arrivato sembra solo fuori posto.
Nel 2024, dunell'ambito del nostro lavoro su Profumum Roma, abbiamo preso la decisione di aprire il canale TikTok del brand in un momento in cui la presenza delle niche maison di profumeria su quella piattaforma era ancora sporadica.
Non era ovvio. Non era un trend. Ci sembrava però una finestra aperta, perfetta da sfruttare.
Dal primo contenuto, il canale ha generato 5,7 milioni di views organiche. I creator hanno iniziato a taggare spontaneamente il brand, generando UGC senza nessun investimento in influencer marketing. Il wholesale è cresciuto da 4,1 a 6,3 milioni di euro. Tutto questo perché la scelta è stata presa nel momento giusto.
Il caso opposto lo racconta Bottega Veneta.
Nel gennaio 2021 il brand ha cancellato i propri account Instagram, Facebook e Twitter con 2,5 milioni di follower, rifiutandosi di partecipare alla gara di visibilità che dominava il settore del lusso. La decisione ha generato più dibattito della presenza stessa, e il brand è rimasto nelle classifiche Lyst Index dei brand più desiderati senza pubblicare un singolo post.
Rolex segue la stessa filosofia: nessun TikTok, nessun inseguimento dei trend stagionali, valore che cresce nel tempo.
Entrare in tempo, o non entrare affatto.
Gestire la governance di una marca oggi significa anche assumersi la responsabilità del "no".
Dire di no a un trend non è pigrizia. Spesso, anzi, significa difendere il valore a lungo termine dall'euforia di un pomeriggio.
Inseguire ogni singola folla trasforma il brand in un predatore di attenzione. Sempre affannato, in ritardo, uguale agli altri.
La scelta strategica più coraggiosa a volte è quella di non inseguire affatto.
Conclusione
I trend sono onde. Puoi provare ad afferrarle mentre rischi di annegare, oppure imparare a navigarle ricordando che la tua meta è molto più lontana del meme di domani.
In Bliss non cerchiamo di insegnare ai brand come stare al passo con i tempi. Li aiutiamo a costruire una visione che non dipende dal tempo.
Chi corre sempre dietro a un trend finisce inevitabilmente per venirne consumato. Chi invece ha il coraggio di restare fermo sulle proprie basi finisce per diventare la meta di chi ha smesso di correre.
FAQ: Governance dei Trend e Advisory
Perché è pericoloso per un brand cercare di creare un trend da zero?
Perché manca l'elemento della validazione sociale spontanea. Un trend creato a tavolino da un brand viene percepito come pubblicità travestita, innescando meccanismi di difesa cognitiva nel target. La creazione appartiene alla cultura. La partecipazione appartiene al brand.
Qual è il segnale che indica che è troppo tardi per entrare in un trend?
Quando il linguaggio del trend viene adottato dai media mainstream o dai competitor diretti in modo didascalico. In quel momento il valore di "scoperta" è svanito e il rischio di apparire imitativi supera qualsiasi potenziale beneficio di visibilità.
Come si misura il successo di un'operazione legata a un trend?
Non attraverso i like, ma attraverso il Brand Sentiment e la Perceived Authority. Un intervento minimo che genera discussione di qualità vale infinitamente più di una campagna massiccia che genera engagement vuoto.
Seguire i trend danneggia un brand o lo aiuta?
Dipende da come vengono filtrati. Un trend coerente con i valori del brand è un'opportunità. Un trend adottato per paura di perdere rilevanza è un segnale di insicurezza identitaria. I brand che inseguono tutto finiscono per sembrare uguali a tutti.
Come si capisce se un trend è compatibile con il proprio brand?
Chiedendosi se rafforza o indebolisce ciò che il brand promette di essere. Se la risposta richiede di snaturare tono, valori o posizionamento, il trend va solo osservato. La governance serve esattamente a questo: a filtrare prima di reagire.
Cosa succede a un brand che cambia troppo spesso per adeguarsi al mercato?
Se un brand è troppo camaleontico, perde di riconoscibilità. Il pubblico non riesce a formarsi un'immagine stabile e smette di fidarsi. La coerenza nel tempo è ciò che trasforma la notorietà in preferenza. Un brand che si reinventa ogni anno è un brand che non sa chi è.