Tre libri per tre modi diversi di leggere le organizzazioni. Uno sulla struttura della strategia. Uno sul posizionamento come scelta di campo. Uno sulla capacità di osservare prima di intervenire.
A luglio si rallenta.
O almeno, ci si prova.
Anche per questo, si tratta del mese perfetto per spegnere un po’ più spesso il computer, aprire un bel libro e porsi le domande giuste.
Quali? Noi di Bliss abbiamo scelto tre letture molto diverse tra loro, ma legate dalla stessa idea: per comprendere davvero qualcosa (un evento, una dinamica sociale, la vita stessa) non basta fermarsi a ciò che appare. Bisogna capire da dove nasce, quali forze la muovono e in quale direzione sta cambiando.
E così, per questo mese in vista delle vacanze estive abbiamo selezionato un libro sulla strategia, uno sul posizionamento e uno… sugli alberi. Perché, a volte, le lezioni più utili arrivano proprio dai luoghi in cui non penseremmo mai cercarle.



Strategia
Buona strategia cattiva strategia
Richard Rumelt · Apogeo, 2022
Il libro parte da una domanda a cui poche organizzazioni sanno rispondere: cosa distingue una vera strategia da una lista di buone intenzioni con un titolo sopra?
Rumelt chiama la seconda cattiva strategia e la descrive come (i) obiettivi ambiziosi senza una diagnosi, (ii) slogan motivazionali al posto delle decisioni, (iii) il budget annuale scambiato per una strategia. La cattiva strategia, scrive Rumelt, è quindi qualcosa di attivamente dannoso, perché occupa lo spazio in cui dovrebbe trovarsi la strategia reale.
La struttura che propone per la buona strategia è semplice in teoria e difficile in pratica. Prima viene la diagnosi: una lettura onesta della situazione, dei problemi reali e dei vantaggi effettivi. Poi la politica guida: la direzione scelta per affrontare il problema. Infine, le azioni coerenti: ciò che l’organizzazione decide di fare deve rispondere alla stessa logica, non procedere in parallelo su dieci fronti diversi.
Lo consigliamo perché: quando entriamo in un’organizzazione e chiediamo di vedere la strategia, spesso ci viene mostrato proprio ciò che Rumelt definirebbe cattiva strategia: obiettivi, previsioni e iniziative che non discendono da una vera diagnosi del brand.
Il libro costringe a distinguere le aspirazioni dalle decisioni e la direzione dall’elenco delle attività. Dopo averlo letto, le presentazioni strategiche non sembrano più le stesse. Nemmeno quelle che scriviamo noi.
Posizionamento
Strategia oceano blu
W. Chan Kim, Renée Mauborgne · BUR Rizzoli, 2023
La tesi centrale del libro è che la competizione sia spesso la risposta sbagliata alla domanda sbagliata.
Quando un’organizzazione costruisce la propria strategia cercando di battere i concorrenti sul loro stesso terreno, entra in quello che Kim e Mauborgne chiamano oceano rosso: un mercato delimitato e conteso, dove la crescita di uno avviene a spese di un altro. Il risultato prevedibile è la compressione dei margini, l’omologazione dell’offerta e una dipendenza crescente da variabili che l’organizzazione non controlla.
L’alternativa proposta dagli autori è la creazione di uno spazio di mercato non conteso: l’oceano blu.
Il caso più conosciuto è quello del Cirque du Soleil. L’azienda non ha cercato di vincere la concorrenza con i circhi tradizionali. Ha costruito una categoria differente, mescolando circo e teatro e rivolgendosi a un pubblico adulto disposto a pagare il prezzo di uno spettacolo teatrale.
Dalla sua prima pubblicazione nel 2005, il libro è diventato uno dei testi più influenti sulla strategia aziendale. È rimasto rilevante perché la domanda a cui risponde non invecchia, ma ha anzi ispirato anche noi con il framework proprietario che ci distingue.
Lo consigliamo perché: il posizionamento di un brand è prima di tutto una scelta di campo. Significa decidere quale spazio occupare, quale valore rendere riconoscibile e quali confronti rifiutare.
Scegliere con chi non competere è una decisione strategica tanto quanto scegliere con chi competere. Strategia oceano blu spiega perché questa scelta possa valere più di qualsiasi ottimizzazione operativa.
Cultura
Alberi
Aya Kōda · Mondadori, 2026
Arrivato per la prima volta in italiano nel 2026, Alberi è il libro che accompagna Hirayama, il protagonista di Perfect Days di Wim Wenders.
Pubblicata postuma in Giappone nel 1992, l’opera raccoglie i testi che Aya Kōda ha dedicato agli alberi più straordinari del suo Paese. Ciliegi, cedri, cachi, pini, aceri e cipressi sono vere e proprie presenze da osservare: ciascuna con una forma, una storia e un modo diverso di abitare il tempo. Incredibile è poi il capitolo introduttivo sugli abeti di Ezo, che riflette sulla vita e sulla morte, intrecciate nel bosco, sì, ma anche nelle nostre giornate tipo.
Kōda Senza cercare in essi un significato a priori, Kōda si avvicina agli alberi attraverso i particolari; lasciando che siano i dettagli a creare in lei un significato.
È vero, è un libro che a prima vista potrà sembrare distante dalla strategia e dal management. Lo è, in parte. È un libro infatti che appartiene ai boschi più che agli uffici. Eppure, in profondità, nell’approccio della sua autrice potrà essere trovato tutto ciò che serve per una trasformazione concreta: attenzione prima dell’intervento, pazienza prima del giudizio, capacità di distinguere un’evoluzione naturale dal sintomo di un problema.
Anche un’azienda è un sistema vivo. Che non può essere compreso solo tramite fotografie isolate. Come nella foresta per gli alberi, anche nel mercato tutto è interconnesso. E ciò che vediamo è SEMPRE il risultato di decisioni, relazioni e cambiamenti accumulati nel tempo.
Lo consigliamo perché: chi governa un brand è continuamente spinto a decidere, correggere e accelerare. Kōda ricorda che osservare è già una parte della decisione.
La Brand Governance comincia prima delle regole e dei framework. Comincia dalla capacità di riconoscere ciò che deve essere protetto, ciò che può evolvere e ciò che, quasi senza essere notato, è già cambiato.
È luglio, fa caldo, e non tutti i libri sulla governance contengono grafici, matrici e modelli decisionali. Alcuni parlano di cedri, pini e cortecce. Alberi si legge lentamente, come si osserva ciò che cresce: senza pretendere di capirlo tutto al primo sguardo.