Il settore della consulenza ha un brutto vizio: la teoria.
Sapere è bene, ma agire è meglio. O almeno, agire bene. Portare risultati concreti, duraturi e non di facciata.
Arriva un momento preciso nella vita di ogni imprenditore in cui un problema emerge. Molto spesso, quel problema non è quello che si immaginava. E pur cercando soluzioni, si finisce per fare peggio. Ogni crisi, però, è un’informazione: comunica una verità sulla realtà che non ci si aspettava di trovare.
Il settore della consulenza conosce bene questa verità, ma spesso sceglie di ignorarla. Crea framework, li presenta in slide, poi li cala in una realtà che non li ha mai visti. Il risultato è quasi sempre lo stesso: strategie che funzionano sulla carta ma non sul campo.
Bliss ha scelto il percorso opposto.
Brand advisory con sede a Roma e Milano, noi di Bliss lavoriamo con grandi organizzazioni e realtà ad alta capitalizzazione, accompagnandole in percorsi di costruzione, rilancio e governance del brand. Un lavoro che nasce da anni di immersione diretta nei processi reali delle aziende, nei vincoli concreti, negli errori con conseguenze misurabili. Non teoria: verità sul campo.
Ed è da lì che ha preso forma il nostro framework proprietario, composto da quattro passaggi chiave: Problema, Soluzione, Valore, Azione.
Una sequenza operativa, prima ancora che logica.
Primo passaggio: il problema
Spesso il problema reale di un’azienda non è quello dichiarato.
Si tratta di una verità applicabile a molti campi.
Chi, superficialmente, cerca più follower in realtà rivela un problema di posizionamento. Chi ha un sito che non converte spesso nasconde un messaggio elaborato male.
Il lavoro più importante e trascurato (perché lento e delicato da operare) è, allora, capire cosa sta succedendo in una specifica realtà; quale problema reale ne sta intaccando il valore, dove si nascondono le vere criticità.
Survey e desk analysis possono aiutare, ma per individuare la radice di un problema è necessaria l’immersione, l’osservazione diretta del brand, guardando tanto la sua realtà dal suo interno quanto il settore e i competitors.
Oro Elite era un compro oro con basi solide: presidiava la SEO alla perfezione, poteva contare su una cartellonistica efficace e un’ottima reputazione nel territorio. Il problema dichiarato era una scarsa presenza digitale, eppure il problema reale che Bliss ha individuato si è rivelato più profondo.
Oro Elite operava in una categoria visivamente standardizzata, in cui nessuno si ricordava di nessuno, e dove la competenza reale si disperdeva nell’omologazione del settore.
Individuare il problema reale del brand ci ha permesso di intervenire prontamente, senza disperdere l’operatività con soluzioni inefficaci, e doppiamente dispendiose.

Secondo passaggio: la Soluzione
Un problema senza soluzione è solo un’ipotesi.
La differenza tra un approccio inefficace e uno capace di supportare concretamente nelle difficoltà è tutta qui: nell’orientamento al vero problem solving. E cioè nella volontà di costruire soluzioni su misura.
Le uniche che hanno possibilità di funzionare.
Lavorare in questo modo significa prima di tutto rinunciare alla tentazione della risposta rapida. Presidiare il problema, capire come è nato e cosa lo alimenta, e stabilire perché i tentativi precedenti non hanno funzionato. Solo da lì è possibile definire un intervento che cresca con la struttura.
Quando si è rivolto a noi, Risivi & Co era già un brand forte nella scena urban, con collaborazioni importanti e un’identità autentica. La soluzione non richiedeva di reinventare nulla. Bisognava costruire la governance che mancava: un sistema integrato capace di tenere insieme identità, prodotto, contenuti e distribuzione, facendogli parlare la stessa lingua. Strategia e posizionamento, performance media, presidio editoriale, produzione visiva: tutto sotto una regia unica, che invece di disperdere il valore lo direzionasse.
I numeri parlano da soli. Da €145.000 di fatturato nel 2022, Risivi & Co ha raggiunto €556.000 nel 2024. La soluzione era già lì. Mancava solo chi sapesse individuarla.

Terzo passaggio: il Valore
Parlare di risultati quando si parla di valore è riduttivo. Il vero valore è ciò che rimane.
Si tratta di una distinzione sottile, ma fondamentale. Un’azienda può incrementare il proprio fatturato di anno in anno per effetto di campagne, trend o congiunzioni astrali di qualche tipo. Se però quel risultato si dimostra fragile, e al mancare di determinate condizioni il valore si disperde, allora le soluzioni individuate non erano quelle giuste.
Pur funzionando, le strategie non hanno coltivato valore.
No, il valore è differente. È la capacità dell’azienda di dare vita a risultati in maniera ripetibile. Indipendentemente, quindi, dalle variabili esterne. Parliamo di fiducia, di scelta, di coerenza. Costruire valore è lavorare su asset immateriali: magari più lenti da ottenere nel breve periodo, ma molto, molto più funzionali sulla distanza.
E di sicuro, difficili da replicare per i competitor.
EGA Group era un’azienda edile con trent’anni di esperienza, un portfolio di oltre cento progetti e un tasso di soddisfazione vicino al 95%. Sul campo, chi li aveva già incontrati sapeva esattamente con chi aveva a che fare. Il problema era tutto il resto: chi non li conosceva ancora non aveva strumenti per valutarli. Nessuna identità visiva, nessun coordinato, nessuna presenza digitale. Ogni trattativa dipendeva dal passaparola. Un sistema che funziona, forse, ma che non può essere scalato.
In sessanta giorni, Bliss ha costruito per EGA quel sistema che mancava: logo, pittogramma, coordinato grafico, abbigliamento da lavoro brandizzato, sito web. Scelte pensate per rendere il brand leggibile anche all’esterno, e per trasformarlo da soggetto operativo a realtà riconoscibile.
Oggi EGA Group è un’azienda che sa presentarsi. Sul campo lo sapevano già tutti, ma grazie al lavoro che abbiamo fatto oggi lo sa anche chi la incontra per la prima volta.

Quarto passaggio: l’Azione
L’azione è quel luogo e quel momento in cui la strategia deve necessariamente diventare realtà.
Proprio per questo, per molti è anche la fase in cui tutto si perde.
Tra una direzione definita e un’esecuzione coerente c’è un abisso. A riempirlo ci sono un’infinità di dettagli: la scelta del formato giusto per ogni canale, la cadenza della comunicazione, l’adattabilità del piano, la governance che tiene insieme tutto quando le pressioni spingono verso la dispersione.
Da questo punto di vista, allora, l’azione non va vista come esecuzione meccanica. Piuttosto, è un presidio continuo e mirato, in grado di correggersi e direzionarsi al cambiare delle condizioni.
Tra queste condizioni ci sono anche gli imprevisti, e l’efficienza di un programma d’azione si riconosce proprio qui: dalla capacità di prendere decisioni quando il piano originale non funziona più e bisogna scegliere (in pochi secondi, sul campo) cosa fare.
Durante una campagna fotografica sviluppata per Pandora, il piano fotografico prevedeva due modelle albine che si guardavano specularmente negli occhi, quasi come in uno specchio. La scelta era precisa: creare un’immagine eterea, capace di esaltare i gioielli attraverso la particolarità fisica delle modelle. Eppure quello scatto non risultava possibile, nella realtà: non sotto la forte luce del set.
La scelta era se insistere sul brief originale o assumermi la responsabilità di cambiarlo, trovando una nuova modalità. Si è scelto questo secondo approccio, adattando l’azione alle possibilità specifiche del caso. Il risultato è stato inaspettato: non più una fotografia ma un’opera d’arte, che ha soddisfatto oltre ogni aspettativa i desideri del cliente, malgrado le intenzioni iniziali.
L’azione, in quel caso, ha richiesto una declinazione del piano. E perciò, il coraggio di osare.

Il percorso inverso
La maggior parte dei modelli di consulenza parte dall’alto, e dalla visione passa alla strategia, per poi arrivare all’esecuzione. Un processo in apparenza ordinato, che la maggior parte delle volte si inceppa lì dove le condizioni di campo non corrispondono alle ipotesi del piano.
Il framework che Bliss ha creato parte dal basso: dal problema concreto, e non da quello dichiarato. Dalla soluzione costruita su quel problema specifico e non da una best practice importata. È questo che ci permette di generare valore nel tempo, oltre il risultato, e di dar vita ad azioni che sanno rimanere coerenti e compatte, anche al cambiare delle condizioni.
Un percorso delicato, che l’esperienza ci dimostra saper produrre qualcosa di più rispetto ai modelli classici. La permanenza. Strategie che funzionano ancora, anche quando il tempo passa.
Bliss applica da sempre un metodo empirico, e grazie al suo framework proprietario ha fatto del suo lavoro una formula precisa. Dall’ingresso nei processi fino alla definizione del valore, passando per i risultati misurabili.
Questa è la materia con cui lavoriamo ogni giorno, al servizio di chi vuole costruire qualcosa che duri.
Nuove connessioni (FAQ)
Perché la mia azienda non riesce a risolvere i suoi problemi?
Molto spesso si confonde il sintomo con la causa. In oltre il 70% dei mandati, il problema dichiarato dal cliente non coincide con il problema reale che emerge dalla diagnosi. Il Framework Bliss è costruito attorno a questa premessa: prima identificare il problema reale, e poi progettare la soluzione. Saltare questa fase produce soluzioni corrette per il problema sbagliato.
Quali sono le fasi del Framework?
Problema, Soluzione, Valore, Azione. L’ordine non è arbitrario: ogni fase presuppone la precedente. Una soluzione progettata senza una diagnosi precisa produce output che non risolvono nulla. Un’azione avviata senza aver definito il valore atteso non ha criteri per essere valutata. L’errore più comune è saltare al quarto passo (l’azione) senza aver attraversato i primi tre con la dovuta profondità.
Come si misura il ROI di una strategia di brand advisory?
Traducendo il brand in metriche finanziarie prima di iniziare. Ogni brand produce valore misurabile: il problema è che spesso viene misurato con strumenti sbagliati (sempre che non venga misurato affatto). Un advisory serio definisce i KPI prima dell’intervento, non dopo, in modo che i risultati siano verificabili e attribuibili a scelte precise.