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Attualità e Politica

La Cina ha capito che il futuro si conquista con i costi

Quando negli ultimi venti, trenta o forse cinquant’anni abbiamo pensato a film, canzoni o prodotti all’avanguardia, lo abbiamo fatto immaginando gli Stati Uniti.
In un certo senso, pur senza conoscere il paese o aver mai messo piede sul suo territorio (fino a non molto tempo fa, andarci era un privilegio per pochi) sentivamo un po’ tutti di conoscere gli States.

Quell’influenza sottile che si insinuava nella cultura e nell’immaginario prende il nome di soft power. Ed ecco: oggi è la Cina che sta costruendo la stessa forma di attrazione, anche se in un modo differente.

Più che attraverso film e prodotti di intrattenimento (cose comunque su cui Pechino sta investendo molto già da anni), è nell’Intelligenza Artificiale che si gioca oggi una grossa fetta dell’influenza mondiale.
Se ci pensiamo, un modello linguistico che costa meno, può essere scaricato, modificato e installato da uno sviluppatore in Indonesia, da una banca in Kenya o da una pubblica amministrazione in Brasile. Il suo valore cresce esponenzialmente, ogni volta che qualcuno riesce a utilizzarlo senza chiedere accesso a OpenAI, Anthropic o Google.

Certo, a prima vista questa potrebbe sembrare una strategia industriale, ma è geopolitica. Pura geopolitica della modernità.

Il 17 luglio 2026, durante la World Artificial Intelligence Conference di Shanghai, Xi Jinping ha definito l’apertura dei modelli una rara opportunità storica. Ha presentato la collaborazione globale come la strada attraverso cui distribuire i benefici dell’intelligenza artificiale e ha indicato i sistemi aperti come alternativa alla dipendenza dalle grandi aziende tecnologiche americane.

Pochi giorni dopo, un articolo del New York Times ha dato un nome al progetto: soft power, appunto.

La Cina offre al mondo un’intelligenza artificiale più accessibile. Nel frattempo costruisce le condizioni perché aziende, sviluppatori e interi Paesi inizino a lavorare dentro il suo ecosistema.
E questo, alle lunghe, cambierà il mondo. Vediamo come.

Il soft power che si scarica

Il soft power funziona quando l’influenza viene percepita come desiderabile.

Hollywood ha reso desiderabile uno stile di vita. Le università americane hanno trasformato la formazione in prestigio. La Silicon Valley ha diffuso strumenti che milioni di persone hanno scelto prima ancora di comprendere il potere accumulato dalle aziende che li producevano.

Come si potrà immaginare, la strategia cinese parte dallo stesso principio, ma utilizza un oggetto adatto all’economia digitale: l’infrastruttura AI.

DeepSeek, Qwen, Kimi e GLM possono essere adattati, eseguiti localmente e integrati in prodotti costruiti da altri. Il vantaggio per chi li adotta è immediato. I costi scendono, la dipendenza dalle API proprietarie diminuisce e la possibilità di personalizzazione aumenta.

Secondo le stime raccolte dal New York Times, in alcune attività le alternative cinesi possono costare tra il 50 e il 90 per cento in meno rispetto ai modelli americani. Una differenza che stravolge le prospettive di uno sviluppatore. Determinando la possibilità di entrare o meno in una certa fetta di mercato.
E questo con conseguenze non solo pratiche, ma di affezione: di gratitudine.

Sì, perché quando una tecnologia diventa accessibile a chi prima ne restava escluso, è normale che il Paese che l’ha resa disponibile guadagni gratitudine, familiarità e, chissà, magari anche una posizione privilegiata in qualunque discussione futura.

Puro soft power.

La necessità si fa strategia

La corsa cinese ai modelli efficienti nasce da un limite. Le restrizioni americane sull’esportazione dei chip più avanzati hanno ridotto l’accesso delle aziende cinesi alla potenza di calcolo utilizzata dai laboratori statunitensi. La risposta è arrivata attraverso architetture più leggere, una migliore ottimizzazione e una maggiore attenzione al costo necessario per addestrare i modelli.

Praticamente, i cinesi hanno scelto di fare di necessità virtù, dando vita in questo modo a una strategia che fa dell’efficienza il valore principale del proprio modello.

E così, mentre OpenAI e Anthropic continuano a migliorare i propri prodotti di punta, rendendoli sempre più all’avanguardia (e costosi), Pechino avanza sul lato della diffusione e dell’integrazione.

Per Brookings, gli Stati Uniti mantengono ancora un vantaggio nella potenza di calcolo e nelle prestazioni di frontiera, ma la Cina sta accelerando attraverso efficienza, distribuzione e applicazione. E se dovessero continuare a farlo, presto diventerebbero lo standard.

Il costo basso crea abitudine

L’adozione tecnologica produce abitudini.

Uno sviluppatore che impara a costruire sopra Qwen continuerà a utilizzare librerie, documentazione e strumenti nati attorno a Qwen. Un’azienda che addestra i propri processi su DeepSeek accumulerà dati, competenze e procedure compatibili con quell’architettura. E così, anche se cambiare diventa possibile, nel tempo farlo risulta sempre più costoso.

In questa inerzia risiede un potere straordinario che fa sì che ogni scelta compiuta oggi renda più probabile quella di domani.

I segnali si vedono già. Nel 2025 il numero di organizzazioni cinesi attive su Hugging Face è cresciuto rapidamente dopo il successo internazionale di DeepSeek. Baidu è passata da nessuna pubblicazione nel 2024 a oltre cento repository nel 2025. ByteDance e Tencent hanno moltiplicato le proprie release.

A metà 2025, Qwen era già diventato la base di oltre 113.000 modelli derivati su Hugging Face. Secondo un’analisi della stessa piattaforma, il numero superava di molte volte quello dei derivati costruiti sopra Llama e DeepSeek.

Ogni derivazione rappresenta qualcuno che ha deciso di costruire il proprio prodotto sopra una base cinese.
E l’influenza si accumula così. Una scelta tecnica alla volta.

Il Global South è il vero campo di gioco

Nel proprio discorso di Shanghai, Xi Jinping ha annunciato che nei prossimi cinque anni la Cina offrirà ai Paesi in via di sviluppo 5.000 opportunità di formazione e seminari sull’intelligenza artificiale.

Il piano prevede centri di cooperazione con ASEAN, Lega Araba, Unione Africana, Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e BRICS. Trenta Paesi riceveranno, poi, accesso al sistema meteorologico MAZU per la previsione e l’allerta degli eventi estremi.

Nello stesso incontro è stata presentata la World Artificial Intelligence Cooperation Organization. Ventinove Paesi hanno aderito come membri fondatori a una struttura nata per promuovere sviluppo, formazione e principi condivisi di governance.

Questi programmi rispondono a un bisogno reale. Molti Paesi possiedono ricercatori, imprese e problemi che l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire a risolvere. Mancano però (i) un accesso stabile alla potenza di calcolo, (ii) capitali paragonabili a quelli americani e (iii) modelli adatti alle lingue e alle condizioni locali.

Per Brookings, il Global South sta concentrando l’attenzione su modelli più piccoli, efficienti e applicabili a contesti specifici. Esattamente quelli che sta creando la Cina. Che un modello alla volta e una piccola operazione strategica dopo l’altra, sta consolidando sempre di più la propria sfera di influenza globale.

Cosa cambia per le aziende europee

Per le imprese, scegliere un modello sta diventando una decisione strategica.

La convenienza economica potrebbe già da oggi spingere verso un sistema cinese, anche se la decisione porta con sé dei rischi sommersi.

Un modello entra nei flussi di lavoro, influenza i contenuti, partecipa alle decisioni e può diventare parte dell’infrastruttura essenziale. La sua licenza può cambiare. Il supporto può interrompersi. Le tensioni geopolitiche possono limitare aggiornamenti, forniture o collaborazioni. La provenienza del modello può diventare un tema reputazionale in alcuni mercati.

Per questo l’adozione dovrebbe passare attraverso un sistema di AI Governance capace di valutare costi, risultati, sicurezza, conformità, continuità e dipendenze prima dell’integrazione.

Perché un modello può risultare economico oggi, ma tra tre anni quanto costerebbe?

Per trovare la risposta a questa domanda è necessaria una mappa degli strumenti, dei dati trasferiti, dei processi dipendenti e delle competenze sviluppate internamente. Tutte cose che raramente vengono prese in considerazione, prima che sia troppo tardi.

Quello che non paghi oggi, lo pagherai domani

Il soft power americano chiedeva al mondo di desiderare l’America.
Quello cinese, ad oggi, si limita a rendere conveniente la propria tecnologia. Ma è solo la prima fase.

Il resto arriverà col tempo: competenze, standard, ecosistemi, relazioni diplomatiche e una crescente difficoltà a separarsi dalla base sulla quale tutto è stato costruito.

Quando un Paese diventa la fonte di questa normalità, la sua influenza vive dentro il software utilizzato dagli altri. La Cina ha capito che il futuro verrà controllato non tanto da chi costruirà per primo il modello perfetto, ma da chi riuscirà a rendere l’intelligenza artificiale normale per miliardi di persone.

Anche per questo, la gratuità iniziale rappresenta quindi soltanto il primo passaggio.
Il vero valore si accumulerà dopo, quando il modello scelto diventerà il modo abituale attraverso il quale un’azienda o un Paese imparerà a usare l’intelligenza artificiale.

Ed è lì che l’accesso comincerà a trasformarsi in potere.


Nuove connessioni (FAQ)

Perché i modelli cinesi costano meno?

Le restrizioni sull’accesso ai chip più avanzati hanno spinto le aziende cinesi a investire nell’efficienza delle architetture, nell’ottimizzazione dell’inferenza e in modelli capaci di funzionare con una quantità inferiore di risorse. La pubblicazione dei pesi riduce inoltre il margine richiesto da un unico fornitore. Aziende e sviluppatori possono eseguire il modello su infrastrutture proprie o scegliere tra diversi provider, aumentando la concorrenza sul prezzo. Il costo reale dipende comunque dall’hardware, dal consumo energetico, dalla personalizzazione e dalla manutenzione. Un modello gratuito da scaricare richiede ancora risorse per funzionare e persone capaci di governarlo.

L’adozione di un modello cinese crea dipendenza dalla Cina?

La disponibilità dei pesi permette a un’azienda di eseguire il modello localmente e può ridurre la dipendenza operativa dal produttore. Il rischio cresce quando processi, dati, applicazioni e competenze interne vengono costruiti attorno a una sola famiglia di modelli. La dipendenza riguarda anche la frequenza degli aggiornamenti, la compatibilità con gli strumenti, le licenze e la capacità dell’organizzazione di sostituire il sistema senza interrompere il lavoro. Un piano di uscita, formati interoperabili e una valutazione periodica delle alternative permettono di conservare il vantaggio economico senza trasformare una scelta conveniente in un vincolo permanente.

Come dovrebbe scegliere un’azienda tra un modello aperto e uno chiuso?

La scelta dovrebbe partire dal processo aziendale e dal livello di rischio. I modelli aperti offrono personalizzazione, controllo dell’infrastruttura e costi potenzialmente più bassi. I sistemi chiusi possono garantire integrazione più semplice, supporto centralizzato e aggiornamenti gestiti dal fornitore.
Vanno valutati la sensibilità dei dati, il ritorno economico, la qualità richiesta, la conformità normativa, la disponibilità di competenze interne e il costo di una futura migrazione. L’AI Governance trasforma questi elementi in criteri applicabili a ogni nuova adozione. In questo modo la scelta del modello segue la strategia dell’organizzazione invece di dipendere dalla novità più visibile del momento.

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